JAMES MALLAHAN CAIN.
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La falena.
Romanzo.
Parte 1.
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Traduzione di Giovanni Fletzer.
Revisione e aggiornamento della traduzione di Giovanni Fletzer a cura della redazione.
2014. Isbn Edizioni, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Non so se vi siete mai domandati cos'
che spinge i vagabondi ad andare da
un posto all'altro, o quale sia il motivo
che fa loro preferire di morire di fame
a Jacksonville piuttosto che ad Atlanta.
Abbandonai la citt per lo stesso motivo
per cui ho abbandonato cento altri posti:
mi avevano individuato, ecco tutto. Harmon
era uno di loro. C'erano altre persone,
duecento o trecento, che desideravo
evitare, che mi avrebbero fatto arrossire
a incontrarle, gente che ce l'aveva con
me, per cui non potevo pi farmi vedere
ed era meglio girare pagina: per quanto
brutta fosse, non poteva certo essere
peggiore della precedente.
In questo romanzo ruvido e sensuale, ritrovato trentacinque
anni dopo la sua morte e inedito in tutto il mondo fino al 2013,
James Mallahan Cain d voce - e corpo - all'ultima dark lady
della letteratura americana.
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L'AUTORE.
James M. Cain (1892-1977)  considerato, al pari di
Raymond Chandler e Dashiell Hammett,
uno dei maestri della letteratura
hard boiled americana. Tra i suoi romanzi
e racconti pi celebri spiccano Il
postino suona sempre due volte, La morte
paga doppio, Mildred Pierce e La ragazza
dei cocktail, opera inedita riscoperta e
pubblicata nel 2013 da Isbn Edizioni.
I suoi libri hanno ispirato alcuni tra i
pi grandi film noir di tutti i tempi, tra
cui Ossessione di Luchino Visconti, La
fiamma del peccato di Billy Wilder e la
recente miniserie televisiva della HBO
Mildred Pierce.

ALCUNI GIUDIZI.
Nessuno, nemmeno Hemingway
o Chandler,  capace di trascinare
il lettore dentro la storia come fa Cain.
In quanto a ritmo,  un maestro.
Tom Wolfe.

Cain sa raccontare benissimo l'umana
perversione, e sa incatenarti alla pagina
con la classe di chi non dice bugie
sulla natura umana.
Bruno Ventavoli,
La Stampa - Tuttolibri.
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Nel presente racconto compaiono diverse regioni degli Stati Uniti,
e anche un lembo d'Europa, e ricorrono i nomi di localit note a
tutti e di qualche personalit conosciuta. Ci nonostante i protagonisti
sono immaginari, e anche gli avvenimenti in cui si trovano
coinvolti e la maggior parte dell'ambiente in cui si muovono.
Non rappresentano, n intendono rappresentare persone, fatti o
luoghi realmente esistenti. E in nessun modo si riferiscono o alludono
ad avvenimenti vissuti dall'autore.
 
Capitolo 1.

La prima cosa di cui ho ricordo  una grossa falena caudata. L'avvistai
in Druid Hill Park, proprio all'inizio della strada dove sorge la
nostra casa, a Baltimora, sulla terrazza di Mont Royal. Nelle giornate
nuvolose fa piuttosto buio, e lucciole, pipistrelli e rondini spuntano
fuori in un intrico di segnali. Un giorno in cui il cielo aveva il colore
dell'ardesia bagnata, mi trovavo l con Jane, la bambinaia nera,
e quella cosa cominci a svolazzare intorno. La seguii per un po', da
un muro a una siepe, a un cespuglio, e infine corsi in cerca di Jane,
perch potesse vederla anche lei. Al ritorno, trovai l un ragazzo che
avr avuto dieci o dodici anni, ma che allora mi sembr pi grande
di quanto, tempo dopo, doveva sembrarmi un centromediano di
Yale. Brandiva un bastone col quale tentava di abbattere la falena.
Mai in vita mia, in sogno, su un campo di battaglia o altrove, provai
una sensazione di orrore paragonabile a quella. Strillai da far saltare
i timpani. Quando Jane intervenne, disse al ragazzo di smetterla,
ma quello continu a picchiare. Lei gli strapp il bastone dalle
mani. Lui le sferr dei calci e lei glieli restitu sugli stinchi. Poi lui
sput, ma io non guardavo nemmeno. Non avevo occhi che per quella
splendida cosa verde, tutta palpitante di luce, che si allontanava
svolazzando tra gli alberi, libera e viva. Era una stensazione che immagino
gli altri provino pensando a Dio, in chiesa. Sembrer forse
assurdo dire che a volte, nel corso della mia vita, quando qualcosa
accadeva dentro di me, fui in grado di spiegarne il significato con la
pallida, verdeazzurra tinta luminosa che la sensazione sprigionava.
Assurdo, ma  cos.
L'altro mio ricordo  una pera Bartlett. Me l'avevano affidata le
zie, i primi giorni di scuola, perch la portassi alla maestra, la signorina
Jonas. Nel cortile posteriore sorgeva un albero di pere, e a
loro era venuta non so perch l'idea che bisognava regalarne una
a Miss Jonas. Cos Sheila usc a coglierne una grossa, gialla e leggermente
rosata, e mi sped fuori con quella tra le mani. La scuola
distava tre isolati. Al secondo annusai la pera. Al terzo la addentai.
Quando giunsi a scuola ero a mani vuote e cominciai a preoccuparmi.
Fu il giorno in cui ci vennero distribuiti dei cartellini, ciascuno
con il proprio nome, e scoprii che il mio non era Jack, ma
John. Era una novit, ma avevo altro a cui pensare. Rincasando,
trovai zia Nancy che, in grembiule di cotone a scacchi e in testa
una lobbia del babbo, rastrellava le foglie del cortile. Mi condusse
all'interno, mi fece sedere, mi porse il latte ed eccoci al punto: mi
ero ricordato di dire a Miss Jonas che speravo gradisse la pera, o
invece gliel'avevo tesa senza aprire bocca? E sentii le mie labbra
muoversi e snocciolare la peggior frottola che si potesse imbastire
- di come Miss Jonas era andata in estasi, aveva detto che la
gradiva moltissimo, specie perch non c'era nessun albero nel suo
cortile, e che perci era felicissima e lusingata dell'attenzione. La
cosa pass liscia, e la verit non venne mai a galla. Eppure, sotto
sotto, ci fu una sensazione di colpa, forse la prima che avessi mai
provato in vita mia, quella che poi riapparve in seguito a certi lavoretti
combinati pi tardi: una sensazione rossastra e scottante,
tanto prossima al colore della pera quanto i momenti felici sarebbero
stati a quello della falena.
Le mie zie non avevano la minima inflessione irlandese nella parlata,
bench fossero pi anziane del babbo: erano cresciute negli Stati
Uniti, mentre lui era rimasto in Irlanda fino all'et di ventiquattro
anni. Suo padre, Francis Dillon, era un ingegnere elettrotecnico,
e uno zio di New York gli aveva procurato un posto in un'impresa
sorta da poco, una centrale che riforniva Broadway di luce elettrica.
Cos nel 1881 aveva attraversato l'Atlantico, e le due ragazze
erano venute con lui. Mio padre non era ancora venuto al mondo
e la nonna decise di restare nel Derry, di dove erano originari, e
secondo le intenzioni avrebbe dovuto seguirli a breve distanza. Ma
cos non avvenne. Il perch non lo so, e nemmeno mio padre lo seppe
mai. Forse si tratt di un attrito coniugale, ma pu anche darsi
che la nonna tirasse benissimo avanti da sola e non le andasse di
piantare baracca e burattini e ricominciare da capo. O forse troppo
radi erano stati i baci in fondo alle lettere che riceveva da mio
nonno. Comunque, non appena il nonno e le due ragazze furono
partiti per Baltimora, lei aveva lasciato il Derry per Dublino, dove
aveva aperto dapprima una bottega e in seguito una pensione nei
pressi di Merriam Square. La loro citt natale era Londonderry, ma
in famiglia era sempre rimasta Derry, come ai vecchi tempi, prima
che Londra ne facesse il proprio figlio adottivo. La nonna doveva
essersela cavata egregiamente, avendo iscritto mio padre al Trinity
College, dove si era laureato in giurisprudenza poco prima che lei
morisse. Era stato un colpo duro per lui, e, quando gli affari di sua
madre furono sistemati, i medici gli consigliarono per la sua salute
di intraprendere un viaggio per mare. Cos si era unito a certi cantanti
irlandesi che si recavano alla fiera di St Louis. Come artista
non fu una rivelazione, e allora fece le valigie, ma sulla via del ritorno
si ferm a Baltimora, dove finalmente i Dillon conobbero Patrick,
che fino ad allora non avevano mai visto in carne e ossa. Ne furono
felicissimi, suppongo, e lui pure. Fatto sta che non se ne and pi
e dopo qualche mese inizi a esercitare l'avvocatura, e tutti erano
fieri di lui e della sua classe. A quell'epoca mio nonno dirigeva
una centrale elettrica a West Baltimora, e sopravvisse soltanto di
due o tre anni all'arrivo di mio padre. Quando mor, mio padre e le
sue sorelle andarono ad abitare a Walbrook, un sobborgo non molto
distante dalla casa che occupiamo ora. Esse lo adoravano, e lui ricambiava
quell'adorazione.
Io non le adoravo, perch non godevano della mia stima; volevo
loro bene come si pu volere bene a qualcosa che desta compassione.
Se non le stimavo era perch mancavano di cervello. Credo
che la pera e altre cose del genere fossero connesse alla faccenda.
Erano nate oche, inette in tutto, il che era romantico, sciocco e
impossibile. Andavano pazzi per la musica, tutt'e tre, ma il babbo
non sfoderava nemmeno la met delle arie da musicista che
loro usavano darsi. Essendo del Nord dell'Irlanda, appartenevano
naturalmente alla chiesa anglicana, e Nancy cantava nel coro - fino
a che non fu eliminata per fare posto ai ragazzi pi giovani - e chiudeva
gli occhi, mettendoci del sentimento. Era bassotta, grassottella
e bruna, e quando cantava Ti lodiamo, o Signore rassomigliava in
tutto a Slicker, il nostro gatto nero, quando attaccava a sbadigliare,
la sera. Diceva sempre che avevo ereditato la sua voce, ma in che
modo fosse avvenuto non si cur mai di spiegarlo. Da ragazzino, tra
i nove e i tredici anni, avevo un sacco di voce, e non meno abilit
nel fare dispetti. Ma che voce avesse lei  difficile dirlo, perch, nonostante tutte le smorfie che faceva, nessun suono uscito dalla sua
bocca riusciva a superare quello dell'organo.
Sheila era alta, aveva i capelli castani e suonava il pianoforte,
con il seggiolino tirato su e la gonna spiegata tutt'intorno, china sullo spartito e con le mani incrociate l'una sull'altra. Mai per che l'avessi sentita portare un pezzo fino in fondo e suonarlo correttamente,
tanto che, quando divenni l'enfant prodige di North Baltimora
e avevo bisogno di qualcuno che mi accompagnasse, in breve fu
chiaro, chiaro come il sole, che Sheila non ne era all'altezza, e ne
combinammo di belle. A quell'epoca pretendeva di non suonare
gli accompagnamenti, quasi costituissero un'attivit secondaria e
marginale per una grande pianista, e nella sua immaginazione credo
che effettivamente si reputasse tale. Ma quando, dove e come
avesse dato prova di quel talento, non era dato saperlo. Nel conservatorio
comunale di Baltimora eseguivano sempre un mucchio di
musica, ma lei, Nancy e mio padre scendevano spesso a New York
in occasione di concerti importanti, e una volta, tre o quattro anni
dopo l'arrivo di lui, ebbero una sorpresa. L'attrazione della serata
era Luisa Tetrazzini nella Lucia, e non appena si alza il sipario, chi
vien fuori in cappello piumato se non il ragazzo che aveva diretto
la compagnia alla fiera di St Louis? Si chiamava John McCormack.
I miei primi ricordi del babbo risalgono al giorno in cui mi port
sulla North Avenue, dandomi la mano mentre camminavamo, e io
borbottai che non ci sarebbe voluto molto a conoscere la mia statura,
essendo alto la met esatta di lui. Disse che la cosa sarebbe andata
se fossi rimasto sempre alto com'ero. Credo che fu il mio primo
incontro con l'idea che stavo crescendo e che l'anno venturo sarei
potuto esser diverso da come ero allora. Eravamo diretti al suo garage.
Non aveva mai avuto intenzione di fare il garagista, lo era diventato
per pura combinazione. Nel 1908, o gi di l, aveva comprato
un'automobile. Guidando, si scans per lasciar passare un trattore
e rotol in un fosso. Giur, bench non riuscisse mai a convincermi,
che lo sterzo era difettoso, e intent un'azione per danni. La societ
cerc di arrivare a un accomodamento, ma disponeva di pochi
mezzi e lui fin per accettare un'agenzia di vendita delle loro automobili.
In seguito pretese qualcosa di nero su bianco, un contratto
da poter impugnare in sua difesa il giorno in cui avessero deciso di
sbarazzarsi di lui, e non si sogn mai di andare in giro a vendere in
quanto che quel mestiere gli sembrava uno strano connubio tra gli
ingrandimenti fotografici e le assicurazioni. Ma quando arrivai io,
nel 1910, le automobili gli stavano fruttando pi denaro di quanto
potessero guadagnarne cinque avvocati messi insieme: perch l'automobile
era ormai alla portata di tutti, grazie al suo basso prezzo; e
immagino avrete gi capito di che macchina si tratta.
Cos un avvocato che guadagnava discretamente divenne un
meccanico che faceva soldi a palate. Ma non ci guadagn in felicit.
Per un americano, gli affari sono la vita. Per un irlandese,
specie per uno uscito dall'universit, non  cos, perch gli manca
quel tanto di snobismo intellettuale. L'avevo sentito proclamare
cento volte che niente aveva fatto tanto per l'umanit, sin dall'origine
dei tempi, quanto l'automobile. Il diritto, diceva, d origine alla
propriet, il vapore genera l'energia, ma la benzina crea la luce, e
la luce si spande per il mondo quando viene applicata alle quattro
ruote, e anche l'uomo pi infelice  in grado di uscire dal suo guscio
e vedere com' fatto il vasto mondo. L'avevo visto estrarre dalla tasca
un cuscinetto a sfera e predicare che si trattava del pi prezioso
gioiello mai ideato da mente umana. E tuttavia, dagli scaffali del
suo studio, credo che i molti volumi, lunghe file rilegate in pelle, lo
guardassero con aria canzonatoria. Nel chiuderli, qualcosa era uscito
dalla sua esistenza, e i quattrini non avevano colmato il vuoto. E
inoltre c'era anche una considerazione di carattere familiare. Da ci
che ho potuto ricostruire, a sua madre non piacque mai quel titolo
di ingegnere elettrotecnico, che era stato di mio nonno. L'agenzia
d'automobili non era proprio la stessa cosa di una centrale elettrica,
ma in un certo senso le assomigliava, e secondo me lui si sentiva
preoccupato per ci che lei doveva pensarne.
Per riconoscere mia madre, mi bast vederla una volta sola. Era
nata a Baltimora, ma lei e mio padre non si conobbero che vari
anni dopo l'arrivo di lui. A un ricevimento di Natale, mentre lei si
trovava in famiglia per le vacanze scolastiche, ballarono insieme e
prima di Capodanno erano gi marito e moglie, dopo che lei se ne
fu scappata di casa. Lei aveva sedici anni e lui ventotto. Si sarebbero
detti nella giusta et per essere felici, che la cosa promettesse
bene. Ma i capelli di lui presero a incanutire e, da quanto appresi
da Nancy, Sheila e altri, si mise in testa che la differenza d'et esistente
tra loro due fosse un abisso incolmabile. E allora cominci ad
avere la sensazione che lei si muovesse in un mondo di bellimbusti
che ridevano di lui. Tre anni dopo la mia venuta al mondo, avvenuta
nel 1910, un giovane facoltoso scese da Philadelphia. Fu per causa
sua che scoppi la bomba, o per l'idea che il babbo si era fatto di
lui. Cos si concord che io rimanessi con mio padre. Ma scender
nella tomba sicuro che non fu che una montatura, e ho le mie buone
ragioni per credere che lui mor con la stessa convinzione. I miei
genitori avevano aperto un negozio in Roland Park, con Nancy e
Sheila rimaste nella casa di Walbrook. Ma dopo che lei se ne fu andata,
lui vendette entrambi gli immobili e insieme alle sorelle si trasfer
nell'abitazione sulla terrazza di Mont Royal, e presero persino
a frequentare un'altra chiesa, che indicher col nome di Sant'Anna.
Per quanto li riguardava, fu come se non ci fosse mai stata nessuna
Luisa Thorne, e per me fu proprio come se mi avesse portato la cicogna;
non avevo una mamma, ma solo un padre e delle zie.
Comunque, ci avvenne prima che compissi i quattro anni, e
non serbavo il minimo ricordo di come lei fosse, e non avevo mai
visto una sua fotografia. Tutto ci che venni a sapere di lei fu grazie
a un bauletto trovato in soffitta, di cui dubito che il babbo e le zie
conoscessero l'esistenza. Conteneva alcuni suoi indumenti, fra gli
altri un abito di velluto azzurro cupo che mi piaceva accarezzare,
un astuccio di cuoio nero con una lima per le unghie, un cuscinetto,
un bastoncino d'arancio, una scatola di cipria, un piumino lanuginoso
e una boccetta di profumo dal tappo di cristallo. A dieci
anni dovevo aver annusato quella fragranza un migliaio di volte e,
quando qualcosa non andava, mi arrampicavo in soffitta, aprivo il
baule, accarezzavo l'abito di velluto e odoravo il profumo. Poi, un
bel giorno, diventai il bambino prodigio di Baltimora, il melodioso
cantante della terrazza di Mont Royal, il piccolo menestrello del
Maryland. La chiesa era piena zeppa a qualsiasi ora del giorno cantassi,
sempre articoli su di me nei giornali e quattrini a profusione,
specie quei biglietti da venti per il Rimani con noi eseguito ai funerali,
occasioni particolarmente felici nella vita di un delizioso cantante
marmocchio. Una mattina non avevamo ancora finito il primo
inno, quando la notai nella navata, sul secondo scanno; era sola e
sembrava fissarmi con interesse. A quell'epoca, bench avessi solo
tredici anni, avevo molto seguito tra il gentil sesso, in parte per la
mia voce, ma soprattutto per il mio aspetto, con i miei grandi occhi
azzurri e i lucenti capelli dorati, nella minuscola cotta bianca. Ma,
se credete che ci mi seccasse, avete torto e vi siete fatti un'idea
sbagliata sul mio carattere. Anche se era pi grande di me, avevo
gi scoperto che tra le pi vecchie, quelle carine potevano essere
terribilmente attraenti. Lei era tra queste. Aveva i capelli d'oro, ma
la luce, filtrando alle sue spalle dalle vetrate dipinte, li volgeva al
rosso. I suoi occhi, tuttavia, erano azzurri, e mi guardavano fisso.
Cos, quando arrivammo all'offertorio e io attaccai l'Ave Maria
di Schubert, diedi il meglio di me, guardandola dritto negli occhi.
Alla quarta battuta, lei volse bruscamente lo sguardo altrove e poi
mi fiss di nuovo, e vidi che aveva capito che stavo cantando per
lei. Quando terminai e mi sedetti, i nostri sguardi si incrociarono,
lei ammicc e quel magnifico sorriso si diffuse sul suo volto, e per
la prima volta presi a domandarmi se in lei ci fosse qualcosa di
pi della ragazza carina a cui era piaciuto il mio modo di cantare.
Stavo ancora riflettendo, quando ci avviammo all'uscita e, mentre
passavo, lei allung una mano e mi tocc leggermente. Ci spogliavamo
al pianterreno, non perch non ci fosse spazio in sacrestia,
ma perch cos potevamo sfilare attraverso la chiesa, cantando un
ultimo inno a cappella, con le voci che morivano a distanza mentre
scendevamo le scale.
L'avevo gi sorpassata quando fui colpito dal profumo che aveva
addosso, e seppi chi era. Fui sul punto di voltarmi e parlarle, ma
non osai. Temevo di scoppiare in lacrime. Cos proseguii, un passo
dietro l'altro, come il resto del coro, con la speranza che nessuno si
accorgesse che avevo smesso di cantare. Arrivammo infine a pianterreno.
Buttai via i paramenti e risalii di corsa le scale. C'era gente
dappertutto, nel vestibolo e fuori, in procinto di accomiatarsi, alcuni
a chiacchierare con il dottor Grant, il rettore. Lei non c'era. Faceva
parte dell'accordo - ora lo so - che lei non venisse mai a trovarmi.
Secondo le mie deduzioni, qualcuno aveva dovuto avvertirla che le
mie zie e mio padre si trovavano a New York e mi avevano lasciato
solo, da certi amici, sicch lei avrebbe potuto vedermi senza che
venissero a saperlo, e sentirmi cantare. Ma allora queste cose non le
sospettavo minimamente. Sapevo solo che era bella, e che era mia
madre, e desideravo toccarla al modo in cui lei mi aveva toccato.
E quando non riuscii a rintracciarla, ritornai gi e piansi, in silenzio.
L'organista era un giovanotto chiamato Anderson, che suonava
benissimo ma aveva il difetto di reputarsi molto spiritoso. Lui fece
l'occhiolino agli altri ragazzi e cominci a canticchiare Una furtiva
lacrima dall'Elisir d'amore, come la cantavo io, in italiano. Poco
manc che lo ammazzassi. Lo picchiai cos di santa ragione che
persino i miei compagni si spaventarono, e fu chiamato in soccorso
un agente. Ma quando arriv, io me ne ero gi andato.

 Capitolo 2.

Il mio primo amico fu un ragazzo chiamato Glendenning Deets, e
lo conobbi nel parco. Era un po' pi grande di me, e invece di un
triciclo come il mio, aveva una bicicletta. Ci fermammo, e lui fece
alcune osservazioni a proposito del veicolo, come lui lo chiamava,
poi disse che per cinque cent mi avrebbe lasciato provare la bicicletta.
Dissi che andava bene. Ma quando scese di sella, afferrai
il manubrio e cercai di scappare senza pagare quanto pattuito. Me
le suon senza piet. Ma poi accadde qualcosa che mi permise di
prendere il sopravvento su di lui. Ruzzolai a terra dopo un cazzotto
alla bocca e, nel rialzarmi, inciampai sul triciclo e stramazzai di
nuovo. Scoppi a ridere, poi prese a scherzarci su con le bambinaie
che assistevano alla scena. La cosa mi fer: se mi ero meritato una
punizione, un paio di cazzotti erano stati pi che sufficienti. Mi scagliai
su di lui. Ma tutto quello che fece fu tenermi distante, arretrando.
Capii che buttandomi a terra e ridendoci su aveva esaurito
tutta la sua combattivit, quel giorno, e ora, volendo, avrei potuto
lavorarmelo io. Gliele menai. Qualcuno ci divise e ci fece stringere
la mano. Portai la bicicletta dove c'era dell'erba, ma quando tentai
di inforcarla, non ci riuscii.
Quando fui stanco di quei tentativi, disse che avremmo dovuto
cogliere delle pesche. Dove?
Nel frutteto.
Quale frutteto?
In Park Avenue.
Vuoi dire rubarle?
Che intendi per rubare? Sono primaticce.
C'erano degli alberi in un cortile, quello che era rimasto di un
frutteto, e come tutti i vecchi alberi producevano dei frutti primaticci,
frutti cio che maturano prima del tempo. Era la prima volta
che mi ci trovavo; lui si lav le mani con un certo sussiego, come
se fosse sottinteso che prima di fare qualcosa bisognava accertarsi
di quello che sarebbe stato e quello che non sarebbe stato rubare.
Disse che le pesche primaticce non erano buone da vendere e che
ci avrebbero ringraziato di averle prese. Ma ne avevamo mangiate
quattro o cinque quando un uomo in tuta scavalc lo steccato e
noi scappammo. Lui se ne stizz. Quel pezzo d'idiota non ha nemmeno
capito che gli facevamo un favore.
Di gente che non capiva il favore che le si rendeva a portarle via
quello che aveva, sembrava ne incontrasse tanta, tutte le volte che
andava in giro.
Denny abitava a Frederick, ma trascorreva l'estate in citt con una
zia, Miss Eunice Deets, che viveva in Linden Avenue, mentre i genitori
si trovavano in Europa. L'estate dopo aver rubato le pesche,
disse che dovevamo trovare un lavoro, per fare un po' di soldi. Su
questo fui d'accordo, ma non vedevo che lavoro si potesse fare. Una
sera, in cui si trovava a casa nostra dopo cena, cominci a parlare
con mio padre a proposito del garage e delle cose che non funzionavano,
specie del tempo che si perdeva andando in cerca di chiavi
inglesi, cric e altri strumenti. Per quelle corse avrebbe potuto assumere
noi, facendo cos risparmiare un mucchio di tempo ai meccanici.
Cosa fosse andato a cercare al garage, che si trovava a un
chilometro da casa sua, non si cur di dirlo. Ma riusc a far ridere
mio padre. Alla richiesta di mio padre, circa le nostre pretese, lui
domand dieci cent all'ora per uno. Il babbo rispose che la spesa
di un dollaro alla settimana, per cinque ore al sabato, non l'avrebbe
portato al fallimento, e che ci potevamo considerare assunti.
Erano appena le otto di sera, cos ci port in macchina a un negozio
dell'Army and Navy, nei pressi di Richmond Market, e ci compr
una tuta, berretti con la visiera, delle scarpe e guanti da lavoro,
recipienti per la colazione. E il nostro denaro ce lo guadagnammo,
perch i meccanici non ci diedero un attimo di respiro, non saprei
dire se per il tempo che risparmiavano grazie a noi oppure perch
si divertivano a vederci sgambettare da una parte all'altra. Ma un
giorno, verso le dodici e mezzo, quando tutti si trovavano nel retro,
seduti contro lo steccato a mangiare, un tale entr con l'automobile
che sbuffava. Lo accompagnammo da Ed Kratzer, il capofficina,
che gli disse di lasciarla l e che ci avrebbe dato un'occhiata. L'altro
sbrait che doveva trovarsi a Germantown, in Pennsylvania, alle sei
del pomeriggio. Be', se  cos, portatela altrove. Se volete che si
faccia la riparazione, lasciatela qui e vedremo il da farsi. Ora stiamo
mangiando e, se volete un consiglio, dovreste fare lo stesso anche
voi. A Germantown ci arriverete comunque.
Mangiare dove?
C' una trattoria qui di fronte.
Cos, dopo avere sbuffato un po', fu l che si diresse. Naturalmente,
appena se ne fu andato, dovetti darmi delle arie, cos scoperchiai
il cofano della vettura, posteggiata in mezzo al garage, con
nessuno, fuorch noi due, intorno. Ma quando aprii lo sportello notai
che il freno a mano era tirato. Era normale che fosse cos, ma
non mi pareva di avergli sentito tirare la leva - fatto strano, visto
che gli ingranaggi stridevano come la carica di un orologio. Poi mi
venne in mente un'altra cosa. Si trattava di una Ford, e non so se
ricordate il vecchio modello T. Aveva la prima e la seconda sulla
sinistra, la marcia indietro al centro, il freno a pedale sulla destra
e quello a mano proprio nel mezzo. Si tirava il freno a mano quando
ci si fermava, ma in prima l'automobile camminava ugualmente.
Allora ebbi un'idea. Entrai nella macchina e sbloccai il freno.
Quando ingranai la prima, l'automobile part, e quando cambiai
marcia continu ad avanzare. Spensi il motore e scesi. Be', bisogna
esser tonti.
Che vuoi dire, Jack?
Guidare col freno bloccato. Non si usa, di solito.
Tutto qui?
Presi un secchio, ci versai dentro dell'acqua, e ci abbass la
temperatura. Lui prese a osservarmi.
Quanto gli mettiamo in conto, Jack?
Non  affar nostro.
Perch no?
Sono i meccanici che si interessano dei conti.
Quando sono loro a fare il lavoro. Ma possiamo gridare forte
che siamo stati noi a farlo, ora. Siamo stati noi a farla camminare.
Noi...
Credevo di essere stato io.
Oh, scusami.
Noi...
Allora spetta tutto a te, qualsiasi cosa riceverai.
Non volevo aver nulla, lo sapevo benissimo. Tuttavia dissi:
Quanto credi che potremmo chiedere?.
Chi dovrebbe chiedere, Jack?
Noi due.
Ora cominciamo a ragionare. Fa proprio pena vedere un tonto
come te, incapace di afferrare l'occasione per fare quattrini; e poi,
quando qualcuno ci si mette con un po' di cervello...
Cosa credi che dovremmo mettergli in conto?
Due dollari.
Solo per aver tolto il freno?
Credevo che gli avessi cambiato i cuscinetti.
Non ci tengo a truffare la gente.
E chi  che truffi? Non certo tuo padre, visto che non c'era nulla
da fare, non gli abbiamo di certo portato via il lavoro. Non Kratzer:
colpa sua se non ha voluto nemmeno degnarsi di darci un'occhiata.
E nemmeno il padrone della macchina. Ti ringrazier per avergli dato
la possibilit di partire per tempo. Vorr sdebitarsi. Lui...
Ma la mia faccia doveva essere piuttosto eloquente, perch lui
si interruppe e and a spiare dalla porta di dietro per vedere qual
era la situazione da quella parte. Poi mi fece spingere la macchina
fuori dal garage. E infine entr di corsa nella trattoria.
Guidai l'automobile lungo la strada, poi feci inversione ed ero
appena tornato sui miei passi quando l'uomo rientr; era cos eccitato
che stentava a parlare. Recitai la mia parte proprio come aveva
detto Denny, di come non avevo voluto che lui stesse ad aspettare i
comodi dei meccanici e di come doveva fare attenzione a non tener
tirato il freno con la macchina in moto se non voleva consumare i
cuscinetti. Lui non mi stette a sentire. Capii che aveva l'automobile
solo da un paio di giorni e probabilmente fino ad allora non aveva
avuto minimamente l'idea di cosa fosse un freno. Quasi certamente
l'aveva saputo solo la sera prima, da un meccanico del garage di
Washington dove aveva lasciato in custodia la vettura. Pag due
dollari senza batter ciglio, e mi diede anche un mezzo dollaro di
mancia per il fastidio che mi ero preso. Appena se ne fu andato,
l'importo fu diviso in parti uguali. Se ne occup Denny. Non ci
vuole che un po' di sale in zucca, Jack. Gli affari automobilistici
sono come tutti gli altri.  l'iniziativa che conta, in tutto.
Fu Denny, quella stessa estate o forse l'estate successiva, che mi
lanci nella carriera di cantante; sebbene il debutto lo debba per
intero all'iniziativa di Deets. C'era un coro misto a Sant'Anna, con
quattro solisti stipendiati e circa una quindicina di volontari come
Nancy. Ma quando il dottor Grant arriv, dopo la morte del dottor
Struthers, si mostr molto esigente e in breve a causa delle sue idee
ci furono dei contrasti. I solisti e il coro misto vennero aboliti. Gli
uomini rimasero a cantare le parti da tenore e basso, ma i soprano
e i contralto dovevano essere tutti ragazzi. Non mi lusinga affatto
raccontare quello che Denny e io combinavamo loro. Davamo loro
la caccia per strada, li coprivamo di parolacce e li picchiavamo.
Una sera un uomo e una donna si presentarono a casa mia. Il primo
aveva in mano una frusta. Voleva darmi una ripassata per qualcosa
che non era successo, e mio padre dovette fare il diavolo a quattro.
Ma poi un giorno Denny venne a sapere che i cari bambocci pigliavano
ottanta cent per cantare la domenica. E allora mise tutti in
subbuglio, Nancy, Sheila, mio padre e sua zia Eunice, dicendo che
dovevamo provare anche noi. Infine si venne a sapere che due posti
si erano resi vacanti e, dopo uno dei soliti concerti pomeridiani,
fummo chiamati per un saggio. Aspettammo un bel po', seduti in
fondo alla chiesa, mentre il coro passava da Te Deum alle antifone
fino ai canti gregoriani, o canti piani, come usano chiamarli. Doveva
essere quello il motivo per cui il dottor Grant preferiva i ragazzi:
trattandosi di musica grigia e scabra, in prevalenza cantata senza
accompagnamento, le donne l'avrebbero sciupata. Ma il direttore
d'orchestra era una donna, Miss Eleonora Grant, cugina del pastore.
Aveva cantato al Century Opera, ma dopo l'entrata in guerra era
andata in moglie a un ufficiale francese, e, quando questi era stato
ucciso, lei non aveva pi fatto ritorno al palcoscenico; si era fermata
a Baltimora a dare lezioni. Era piccola, bruna e avvenente; e anche
a guardarla dal fondo della chiesa, dove sedevo con Sheila, Denny
e Miss Eunice, me ne innamorai subito.
Ci avevano detto, giunto il nostro turno, di non cantare niente di
religioso, ma quello che preferivamo; cos Denny inton Una giornata
perfetta, con Anderson che suonava per lui, e io Il Roseto, con
Sheila al pianoforte. Denny arriv fino a quando seduto stai solo
coi tuoi sogni, dopo di che Miss Eleonora lo interruppe e disse che
era stato molto gentile a esibirsi per lei, ma che non occorreva si
affaticasse a proseguire, e che sperava comunque che dopo qualche
anno sarebbe tornato a trovarla. I bambocci, assiepati intorno,
scoppiarono a ridere e, una volta tanto, non potei biasimarli poich
Denny aveva cantato con lo stesso rabbioso lamento che usava per
Laggi, il suo motivo preferito a quell'epoca, qualcosa insomma di
pi buffo che buono. Io non andai oltre a le ore che passo con te,
amor mio perch Sheila, non appena si fu sistemata sullo scanno
dell'organo, aperti i registri e schiacciati i pedali, lasci sfortunatamente cadere a terra la partitura. Prosegu ugualmente e fu cos
che mi trovai subito estromesso. Le sue dita attaccarono nella chiave
che conosceva, cio in re bemolle, ma quando Anderson rimise
a posto la partitura, i suoi occhi lessero nella chiave che aveva davanti,
vale a dire in si bemolle. Fu cos che il primo accordo e io ci
trovammo nella stessa chiave e il secondo accordo e Sheila in chiavi
diverse, e ne venne fuori un pandemonio.
Ed ecco Sheila che, come al solito, tira fuori il patetico alibi,
quasi fosse un'autentica virtuosa o cose del genere, e Miss Eleonora
che sorride, accenna e mi d dei colpetti sulla spalla. Mi ero un
po' rimesso dalla vergogna, quando ebbi la grande sorpresa. Miss
Eleonora mi cinse con un braccio e disse che non c'era assolutamente
bisogno che continuassi, perch ero proprio io il ragazzo che
faceva per loro e sarei potuto passare mercoled per il concerto.
Non vidi mai, in tutta la mia vita, tre donne che avessero tante cose
da dirsi a proposito di una quarta, come quel giorno tornando a
casa. Miss Eunice era su tutte le furie per il modo in cui Denny era
stato messo alla porta, per si guard bene dall'accennare ai suoi
gracchiamenti da cornacchia spennata. Sheila disse che non c'era
da meravigliarsi che io mi fossi confuso, visti i modi bruschi che
usavano l dentro e quella corrente che ti strappava i capelli dalla
testa, per non parlare della partitura che avevi davanti. Nancy, che
era ancora risentita per essere stata silurata a suo tempo, critic il
metodo di Miss Eleonora. Denny non ebbe nulla da dire finch
non fummo soli, noi due, nel cortile. L mi salt addosso e mi picchi.
Poi torn a picchiarmi. Ormai lo conoscevo benissimo, cos
rimasi ad aspettare. In breve cominci ad ansimare e indietreggi,
e io avanzai e gli diedi quattro schiaffi in piena guancia, ma col palmo
della mano, che scrosciarono come il battimani di una foca nel
circo. Ora, o la smetti, o te le faccio sentire io.
Lui scoppi a piangere e si afflosci sulla panchina accanto
all'entrata. Mi sedetti al suo fianco e lo lasciai strepitare. Fino a
quel momento era stato un caro ragazzo; ma, quando io ottenni il
posto e lui no, non pot perdonarmi. Non che ci interferisse con
la nostra buona amicizia, o gli impedisse di fare progetti su come
avremmo impiegato il denaro, allorch cominciai a riscuotere i miei
ottanta cent. O, per essere pi esatti, i nostri ottanta cent.
 
Capitolo 3.

Ma la sola veramente da rimproverare per la mia carriera di cantante
fu Miss Eleonora. Bench avesse cominciato a interessarsi a
me solo dopo che ebbi tentato d'infinocchiarla, anche prima non
aveva mai cercato di nascondere che le piacevo. Ci faceva provare
il Te Deum, le antifone e i canti fermi, ma per gli inni non c'erano
prove, solo studio a casa. Era il suo modo di testare il carattere. Se
un ragazzo, ricevuta la partitura da portare con s perch doveva
esibirsi dopo qualche giorno, non si precipitava al pianoforte della
mamma a suonare la sua parte e memorizzarla, voleva dire che non
c'era granch da tirarne fuori. Se invece lo faceva, poteva darsi che
qualcosa valesse e in tal caso lei lo istruiva con impegno. Nel caso
contrario, lo metteva alla porta. Dunque, mi diede una raccolta di
inni, e anche un altro libro che spiegava come distinguere una chiave
dall'altra, maggiore da minore, soprano da basso e 3/4 da 4/4.
Avevo le migliori intenzioni di guadagnarmi gli ottanta cent e cos
feci suonare ogni cosa da Sheila, in modo da poter imparare, il che
non fu poi tanto difficile, con la voce alta che avevo e la parte da
soprano, o melodia, che mi era comunque riservata.
Ma presto mi chiesi se valeva la pena di faticare tanto. Le note,
una volta capito il meccanismo, dicevano tutto quello che occorreva
sapere, quando salire e quando scendere, in che misura e per quanto
tempo. Perch allora darsi tanto da fare quando, col mio sistema,
sarebbe bastata un po' di iniziativa? Sheila comunque mi sarebbe
servita da banco di collaudo, bastava dicessi che la musica l'avevo
gi mandata a memoria. Lei non mi avrebbe creduto, mi avrebbe
aperto lo spartito davanti e io mi sarei limitato a leggervi dentro, e
lei non avrebbe avuto pi nulla da dire. Le tolsi cos anche quell'occasione
di darsi importanza: conoscevo la mia parte, perci c'era
poco da fare. Quantum quantum, avrebbe detto mio padre. Ma una
domenica si verific l'incidente. A quell'epoca ero gi abbastanza
famoso, credo pi per i miei sguardi d'angelo che per la mia preziosa
voce ricevuta in dono dal cielo, con la quale non avevo ancora
fatto grandi progressi. Mi collocavano in fondo, con un leggio davanti
e sopra un grosso libro di inni rilegato in pelle, che il dottor
Grant aveva trovato nella sua biblioteca e che per segnalibro portava
un nastro con la frangia d'oro, e in questo modo sembravo incorniciato
in una specie di quadro. Quel mattino stavamo cantando un
certo Inno di commiato, con me alla melodia, i ragazzini e i grandi
agli spartiti, e la gente che faceva il proprio comodo, i pi limitandosi
ad ascoltare. L'organo taceva, non aveva fatto che suonare il
motivo prima che noi attaccassimo; con le sole voci e niente di strumentale
si otteneva quell'effetto tra etereo e celestiale che sembrava
essere il debole del dottor Grant. E si andava avanti benissimo
quando, tutt'a un tratto, ci fu un miagolio di gatti inferociti e tutti si
fermarono. Solo che dopo un istante Miss Eleonora mi fece cenno
di proseguire. Poi ci fu una pausa, e riattaccammo. Per sistemare le
cose, Anderson diede fiato all'organo. Nonostante questo, anche con
l'organo, era lo stesso disastro, e ogni volta Miss Eleonora mi faceva
cenno di andare avanti. Grazie a Dio si arriv alla fine e subito dopo
uscimmo in fila cantando. Per fortuna quando lei venne di sotto, a
pianterreno, fu messo tutto in chiaro, o almeno cos disse, quando
fece vedere a Anderson l'errore di stampa nei libri che aveva causato
quel pandemonio.
Non ricordo pi altro fino al pranzo domenicale, a casa di lei, in
Eutaw Place. Fu lei a prepararlo. Era una casetta in un cortile, circondata
tutt'intorno di gigli, adibita quasi esclusivamente a studio,
un salone dal soffitto altissimo e dentro un pianoforte a coda, e in
pi la stanza da letto, il bagno e la cucina con una veranda su un
lato, nella quale mangiammo. Finito di pranzare, andammo nello
studio e ci sedemmo sul canap, e mentre scorreva i giornali della
domenica mi lasci suonare qualche motivetto sul suo Airedale.
Poi tutt'a un tratto abbass il giornale e disse: Be', Jack, cosa 
successo?.
Quando?
Stamattina, con l'inno.
Ma...  stato un errore di stampa. L'ha detto lei.
S, ma come mai tu hai cantato correttamente?
Avevo un altro libro, no?
Ne sei certo?
Il libro del dottor Grant,  stata lei a darmelo.
Lo porti a casa, per studiarci?
No, Miss Eleonora, ma...
Ma che cosa?
Non so cosa sia successo.
Hai studiato la parte?
Certo, Miss Eleonora.
Jack!
La studio sempre.
Vieni qui, Jack.
Mi avvicinai, e lei mi fece sedere al suo fianco, mi cinse con un
braccio e mi prese la testa sulla spalla. Nancy e Sheila non avevano
mai fatto nulla di simile, cos ritengo sia stato quello il mio primo
contatto con una donna, e ricordo ancora com'era morbida e il piacere
che mi dava quel suo abbraccio intorno alla schiena, col suo
volto vicino e i suoi occhi fissi nei miei. A quel tempo avevo dieci
anni e lei doveva essere poco sotto i trenta. Per la gran parte dei
miei coetanei, lo sapevo, sarebbe stata una tardona, ma non per me.
Non ho mai fatto gran caso all'et delle donne. Non era che una ragazza,
una delle tante ragazzine che conoscevo, e stavamo facendo
quattro chiacchiere. Dunque, Jack, se avevi studiato la partitura,
come hai fatto a cantare nella chiave giusta, senza sbagliare come
gli altri?
Non riesco a capirlo, Miss Eleonora.
Eravamo seduti, il suo braccio dietro la schiena, ma non mi
guardava pi, e tutt'a un tratto il suo contegno smise di essere amichevole.
Poi si asciug una lacrima e mi diede una scrollatina.
Jack, perch mi racconti le bugie?
Oh, Miss Eleonora, non lo farei mai con lei.
Mi hai mentito.  inutile che cerchi di nascondermi la verit.
Lo sospettavo da un pezzo. Non studi affatto la tua parte. Stai l col
tuo fare impudente e leggi a prima vista, dando a vedere di saperla
a memoria. E stamattina, quando hai cantato bene e gli altri hanno
sbagliato,  stato perch stavi leggendo nel libro del dottor Grant,
che  una bellissima raccolta di inni senza nessun errore di stampa,
mentre tutti gli altri avevano l'edizione economica che appartiene
alla chiesa, la stessa che hai anche tu, per prepararti a casa. So tutto,
vedi. Non continuare a guardarmi negli occhi, come se parlassi
arabo.
Non ho la minima idea di che cosa stia parlando. Fiss il pianoforte
per qualche istante, poi si alz e usc. Quando rientr, aveva
con s un mazzo di gigli che, disse, avrei portato alle zie. Capii che
era ora di andarmene.
Non so perch, ma quando fui a met strada da casa, feci dietrofront
e tornai sui miei passi. Vorrei poter dire che avevo sentito il
peso della menzogna, ma non direi la verit. Tutto quello che ricordo
 di aver cominciato a pensare a quanto fosse morbida, ed era
stato come accarezzare un bambino e mi sentivo come alla vigilia
di Natale quando prometti di non fare pi nulla di proibito. Sapevo
di dover tornare indietro e fare qualcosa. Lei parve sorpresa di rivedermi,
ma io attaccai subito: Miss Eleonora, ho fatto come ha detto lei.
... entra.
Mi condusse nuovamente al divano, mi fece sedere sul cuscino
e mi frug con le dita nei capelli.
Te l'ha insegnato Miss Sheila?
Insegnato che cosa?
Leggere a vista?
Cosa vuol dire leggere a vista?
Bene, i pi, a meno che siano professionisti, devono leggere su
qualche strumento, di solito il pianoforte, per dare il tono e accertarsi
di averlo afferrato. Ma... Jack, vuoi dire che ci sei arrivato per
caso? Che guardavi le note e, dopo un po' di pratica nel coro, sapevi
come andavano? Che nessuno te l'ha insegnato?
Le sembra tanto difficile?
Jack, questo  fantastico.
Mi prese tra le braccia, mi serr contro di lei, facendomi delle
carezze; poi and alla ghiacciaia e tir fuori del sorbetto. Si dilung
sulla lettura a vista e su quanto fosse raro trovare qualcuno in grado
di farla senza aver ricevuto nessun insegnamento. Era eccitata
dall'idea di aver scoperto una specie di genio musicale che conviveva,
negli stessi panni, con un buon soprano in calzoncini corti.
In questo sbagliava. Ma a quel tempo non potevamo sapere nulla
di preciso, tranne che ero un ragazzino che non mostrava in tutto la
stessa precocit, e lei una graziosa ragazza vedova di guerra e, in un
certo senso, fuori posto per la sua occupazione. Era eccitante avere
un segreto tutto per noi. Promisi che non ne avrei parlato con nessuno
e lei mi disse che mi avrebbe impartito delle lezioni per fare
di me un grande cantante, e le scappava da ridere. Il tuo modo di
stare l, con quell'aria da santo, ostentando di conoscere la tua parte
a menadito, mentre non facevi che leggerla a freddo...  questo che
mi fa andare in visibilio.
Be', se la cosa le garba...
Oh Dio!
Che c', Miss Eleonora?
Non  bello, sai, incoraggiare la frode nei giovani. Ecco, ricominciamo
tutto da capo. Be', no, lasciamo perdere. Contento cos?
Tutto quello che lei dice mi fa contento.
Alle volte bisogna pur prenderli per il naso, vero?
Usare l'iniziativa...  questo che vuol dire?
Usare che cosa?
Le raccontai di Denny e dell'automobile e di come ero stato io a
togliere il freno, e lei rise. Sei un bel tipo.
Posso rimanere a cena?
Ora vedo.
Chiam le mie zie al telefono e loro dissero di s, e lei mi spieg
perch doveva mostrarsi cos cerimoniosa. Tua zia, Miss Nancy
Dillon, ha varie riserve sul mio metodo, credo lo chiami cos.
Oh Dio, dovrebbe sentire il suo metodo.
Cos ci facemmo ancora qualche risata, ma poi lei riattacc:
Sar meglio, almeno all'inizio, se i nostri piani li teniamo per noi.
Dovrai passare da casa mia, uscendo da scuola, e io ti insegner,
passo passo, e vedremo cosa ne viene fuori. A meno che tu non preferisca
fare altrimenti.
No, mi sta bene.
Sei un caro ragazzo.
Quella sera, dopo aver mangiato delle frittelle, fatte da lei, con
del gelato che ero sceso a prendere al bar, mi suon qualcosa e mi
raccont del teatro d'opera e di quando aveva cantato a Washington
e Baltimora durante la stagione sinfonica, nel 1912, 1913 e 1914,
e al Century Opera di New York l'anno dopo. Quello fu il mio primo
approccio con l'amore. Presi una cotta per lei, e anche lei un pochino
per me, ma alle volte mi domando se non c'entrasse in qualche
modo il bambino che aveva perduto non molto tempo dopo il suo
matrimonio col francese. Il grosso scherzo che giocavamo a tutti era
il lato pi divertente dell'intera faccenda. Era cos bello infilare una
nota alta e vedere i suoi occhi illuminarsi, farsi stringere tra le sue
braccia e sbaciucchiare, e infine vederla scoppiare a ridere. Presto
cominciai a baciarla anch'io, sulle guance, senza arrossire.
 
Capitolo 4.

Il guaio con i ragazzi  il loro respiro irregolare, ma devono rimanere
ragazzi per cos poco che nessuno se ne occupa. Cos la gente sostiene
che la modulazione  quello che conta e che li fa sembrare
tanti angioletti. Non era quello, per, che lei cercava. A sentirli,
non sono che dei marmocchi senza la minima idea di cosa significhi
cantare. Solo tu sei capace di far vedere come pu essere un ragazzo,
se canta invece di ansimare. Certo, pu darsi che non ci arrivi.
Pu darsi che la tua riesca appena una pigolante imitazione di un
tenore d'opera. Una rosa, si dice, deve rimanere tale,  assurdo volerne
fare un'orchidea. Tuttavia vorrei tentare. Tu almeno la voce ce
l'hai. Difetti ce ne sono un sacco, dalla fuga al tremolo e quattro o
cinque altri.  come un rivolo caldo di miele che si spezza a mezz'aria.
Ma forse riusciremo a farlo scorrere gi fino al biscotto, e, se ce
la facciamo, sar un bocconcino prelibato... Dammi un bacio, ora,
prima di cominciare.
Per cominciare scendemmo in tram fino a un bazar e tornammo
a casa con un palloncino rosso. Con quello lavorammo un bel po'.
Me lo fece stappare e stringere il beccuccio con una mano e spremervi
fuori l'aria con l'altra, poi inumidire il beccuccio e tenerlo
pi o meno stretto, mentre spingevo fuori l'aria pi o meno forte. Poi
mi fece notare come maggiore era la pressione pi acuto era il sibilodell'aria che fuoriusciva. Dopo un po' ebbi ben chiaro in mente
che l'acuto  una faccenda di tensione e pressione. Poi passammo
a esaminare quello che avveniva nella mia gola e nei polmoni, e mi
mostr un mucchio di disegni di come ero fatto dentro, con le corde
vocali e la trachea, i polmoni, il diaframma e i muscoli addominali,
il tutto con la forma esatta e i nomi, tanto che me li ricordo ancora.
Cos mi ficcai bene in testa che la pressione dei muscoli addominali,
agendo sul diaframma rilassato, si trasmette alle corde che sono
sotto tensione, e che pressione e tensione devono bilanciarsi. Se
c'era troppa pressione sul diaframma e troppo poca tensione alle
corde, si aveva una fuga; viceversa si aveva un intoppo, o gola dura.
All'inizio mi sorprese il fatto che mi facesse cantare cos poco.
Presto, tuttavia, arriv anche quello, e dovetti imparare a scordarmi
come suonava dentro di me (poich il biglietto non sei tu a pagarlo,
purtroppo) e ad abituarmi a sentire come vibrava (poich
da ci deriva il suono che giunge all'orecchio degli spettatori, che
in definitiva sono quelli che cerchiamo di accontentare). La sola
persona che cercavo di accontentare era lei, e sentivo poco vibrare,
anche se lei sembrava soddisfatta. E poi un giorno non seppi pi
che suono aveva, ma solo che mi vibrava profondamente nel ventre,
come un gorgoglio nella gola, e gli occhi di lei scintillarono.
Splendido, vero?
S, sembra una cosa da niente.
Riposa, pi tardi lavoreremo ancora.
La prima cosa che appresi fu l'Alleluia di Mozart. Avrete sentito
dire che Mozart  un delicato arabesco di ghirigori su un vetro,
che ogni quadro  diverso e ce n' a migliaia, che persino i cristalli
hanno il loro proprio disegno e che nessuno mai ripete l'altro, che
 il maggiore talento musicale che sia mai esistito, un vero genio.
Comunque sia, non  che un pezzo di ghiaccio. Ci nonostante,
la prima volta che cantai il pezzo in chiesa, potei sentire la gente
trattenere il respiro, e vedere le donne tutt'intorno tirare fuori i
fazzoletti e portarseli agli occhi. Quando ebbi finito, Miss Eleonora
aveva trovato quello che stava cercando. Un ragazzo, se educato, ha
qualcosa che un tenore non ha, non ha un soprano, n nessun altro
possiede. Qualcosa di simile a un bocciolo, prima che diventi fiore.
A partire da quel momento, filai col vento in poppa. Prima di
rendermene conto, padroneggiavo quattro o cinque romanze, alcuni
canti e ballate, abbastanza per metter su un concerto in qualsiasi
momento mi avessero scritturato. Il che succedeva spessissimo:
al tempio massonico, al Rotary Club, ai ricevimenti del vescovo, e in
un sacco d'altri posti. La cosa metteva un certo scompiglio in casa.
Ora, dovetti ammettere che Miss Eleonora mi aveva assistito un po',
cos Nancy pretese che fossi affidato a un'insegnante capace, la sua
amica Mrs Pyle per esempio, e Sheila dal canto suo dava per certo
che mi avrebbe accompagnato lei. La cosa non andava troppo a
genio a Miss Eleonora, perch credo d'avervi raccontato le idee di
Sheila circa il modo di rovinare un pezzo al primo intoppo. Fu mio
padre a smontarle i progetti, e a ragione: Voi due non ci metterete
mano perch, per conto mio, non vi affiderei nemmeno una banda di
pifferi, e non capisco perch stiate l a fare tanto baccano. La piccolina,
la nipote del rettore, mi sembra sappia il fatto suo. Figliolo,
conosci Il piccolo menestrello?.
No.
Oh, be', non fa nulla.
Ma non conosceva l'abilit di suo figlio. In casa c'era un album
con le note della canzone, cos in un batter d'occhio fui l nel corridoio
a cantargliela, leggendo a vista. Non domand altro.
Per accompagnarmi Miss Eleonora trov finalmente una ragazza
chiamata Margaret Legg, la cui famiglia possedeva un grande albergo
in citt, il Cartaret, su in Charles Street. Aveva pressappoco
la mia et e suonava molto meglio di Sheila. Formammo una bella
coppia, specie quando fummo scritturati da un teatro di vaudeville,
a New York, lei con una specie di costume da Alice nel paese delle
meraviglie, cedutole da Miss Eleonora, e io vestito da piccolo Lord
Fauntleroy, tutto in velluto azzurro con gorgiera alla Buster Brown.
Eravamo sempre in ghingheri, e sua madre era sempre con noi, a
New York e dovunque andassimo, e ci strigliava e lucidava da far
male agli occhi.
Margaret fece una cosa che non riuscii a spiegarmi. Frequentava
Kenneth Hall, una scuola privata dove la gran parte delle ragazze
stava a pensione e qualcuna veniva da Baltimora come allieva
esterna. Un venerd mi chiese di accompagnarla a un rinfresco, come
lei lo chiamava, di quelli che la scuola dava di tanto in tanto e
ai quali le ragazze potevano invitare i loro amici. Non sapevo che
pesci pigliare. La novit era che avevo indosso i miei primi calzoni
lunghi e, siccome avevo raggiunto esattamente la statura di Miss
Eleonora, l'avevo invitata a vedere un film che proiettavano in citt,
intitolato Little Old New York, nel quale recitava un'attrice chiamata
Marion Davies, insieme a qualche vecchio pompiere. Ero di cattivo
umore, ma lei prese a dire che il film avremmo potuto vederlo
un'altra volta e che avrei fatto meglio ad accompagnare Margaret al
rinfresco. Cos feci, e ci esibimmo in una specie di marcia con cui
aprivano la serata, e io mi sentii come se mi avessero spedito all'asilo.
Ma quello che mi colp, quando la riaccompagnai a casa, fu che
si mise a strillare, proprio nell'atrio dell'albergo, con la mamma e
il babbo e una decina di persone che la stavano a guardare. A partire
da quel momento uscimmo spesso, su consiglio sempre di Miss
Eleonora, bench non capissi cosa ci avesse a che fare col nostro
numero. C'era una sola cosa di lei che mi piaceva, almeno a quel
tempo, ed era la sua sorellina Helen. Faceva appena i primi passi
quando la conobbi, ed era la pi adorabile creatura che avessi mai
visto. Usavo portarle mele, coni gelato, caramelle, automobiline e
giocavo a lungo con lei, e ogni nuova parola che imparava era una
festa, pi grande che infilare un sol bemolle su un mi, che a quei
tempi era diventato il mio record.
La scazzottata con Anderson era avvenuta proprio mentre Miss
Eleonora stava facendo le valigie per St Louis, dove si recava a
cantare per la stagione lirica, cos era corsa a casa appena finito il
servizio e non era l per il gran finale. Il telefono prese a trillare e io
non risposi, la cuoca a quell'ora se n'era gi andata e io mi trovavo
da solo in casa. Verso le cinque mio padre, Nancy e Sheila arrivarono
in taxi e verso le cinque e trenta il telefono suon di nuovo.
Nancy rispose: era la madre di uno dei bambini del coro. La faccenda
era ormai penetrata fra le pareti domestiche. Fui messo sotto
processo, in presenza di Nancy e Sheila, e mio padre che stava
a sentire, scuro in volto. Non mi sbottonai, perch temevo che mi
dessero una lavata di capo a proposito di mia madre. Il campanello
trill alla porta d'entrata ed era il poliziotto, con un mandato per
arrestarmi. Mio padre fece la voce grossa e si rifiut di farlo entrare
o dirgli dov'ero o collaborare in qualsiasi modo. Eravamo tutti
e tre nella stanza davanti ad ascoltare, e subito dopo il poliziotto
se ne and. Poi mio padre and al telefono e ci fu una discussione
piuttosto animata, ma dal modo in cui Sheila e Nancy presero a
guardarsi capii che tutto era stato sistemato, bene o male, e che non
sarei finito in gattabuia. Mi port nel suo sancta sanctorum e diede
un'occhiata al mio mento, dove c'era un livido. Infine arrivammo al
punto. Com' cominciata?
Preferirei non parlarne.
Cos' che l'ha provocata?
Aveva riso di me.
Perch?
Facevo l'idiota. Piangevo.
Per che cosa piangevi?
Non stavo troppo bene.
Ti sentivi male?
Non saprei.
Ti senti male, ora?
No.
Se ti fossi sentito male, non saresti stato in condizione di picchiarlo.
Allora vuol dire che non mi sentivo male.
L'hai picchiato sodo?
Cos ha detto il poliziotto.
Cos ha detto la vittima, con un mucchio di particolari interessanti,
e cos han detto vari testimoni oculari, con una sorprendente
unanimit.
Vuol dire che sar vero.
Che stai nascondendo?
Preferisco non parlarne.
Puoi ritirarti nella tua stanza.
Per un'oretta, pi o meno, ci furono ancora un sacco di telefonate,
tutti quanti che cercavano di scoprire di che si trattava, nella
speranza che io mi decidessi a dare la versione esatta. Ma poi squill
il telefono, e capii dal modo in cui Sheila cominci a parlare che
era Miss Eleonora, e mi resi conto che avrei dovuto vederla, mi punissero
pure quanto volevano. Mi tolsi le scarpe e, scavalcato il davanzale,
scesi sul tetto del portico posteriore. C'era una pergola da
un lato, coperta di caprifoglio, lungo la quale mi lasciai scivolare.
Mentre mi avviavo al cancello sul retro, Sheila inizi a chiamarmi.
Non mi fermai fino a North Avenue, dove mi sedetti sull'orlo del
marciapiede per infilarmi le scarpe.
Cos' successo?
Miss Eleonora, ho visto mia madre.
Dove?
In chiesa.
Ah... quella in verde?
Non ho fatto caso a com'era vestita.
Sedeva nella navata laterale, nell'ultimo o penultimo stallo,
giusto?
S, proprio quella.
E l'hai riconosciuta?
Le raccontai di come avevo sentito quegli occhi che mi fissavano,
della carezza e del profumo. Scoppiai a piangere due o tre volte
nel raccontare la faccenda del profumo in soffitta, perch sembrava
cos sciocco, ma lei mi tenne stretto e disse che non lo era affatto,
e quando mi fui un po' calmato lasciai che mi facesse delle domande
alle quali cercai di rispondere, e a quel punto di quell'incontro
non ci fu pi nulla che lei non sapesse. Non c' dubbio, era lei.
Lo so, Miss Eleonora.
L'ho vista, e sai cosa ho notato?
Che cosa, Miss Eleonora?
Quanto ti assomiglia.
A me?
Provai una lieve sensazione di piacere, perch lei mi era parsa
cos bella. Sei un bellissimo ragazzo, Jack. Raccontami il seguito,
ora.
Al pianterreno, sfilata la cotta, attesi un minuto, per togliermi
di dosso anche quell'aria da santo, e poi tornai di sopra, a cercarla.
Cercai dappertutto, in sacrestia, nel vestibolo, in biblioteca, nella
cappella, dovunque. Gli altri erano tutti l, ad accomiatarsi dal dottor
Grant, ma lei non c'era. Ridiscesi a pianterreno, e a un tratto mi
sento le lacrime in gola, cerco di fermarle e non ci riesco. E allora
quel figlio di...
S, Mr Anderson.
Si mette a canticchiare Una furtiva lacrima.
Mr Anderson ha delle mani d'angelo e un'anima da diavolo.
Gli saltai addosso,  tutto.
Ci sar qualcuno che non pianger di certo.
Vuol dire che ho fatto bene?
Jack, picchiare Mr Anderson solo perch aveva fatto qualcosa
che non andava  una cosa discutibile. Ma picchiarlo per essersi
preso gioco di tua madre e di quello che sentivi per lei  una cosa
che ti fa onore. Sciocco e supremamente divino. Il mio piccolo Jack
non  pi un ragazzo, si  fatto uomo. Avevo pensato a lei, Jack, e
ho cercato in un certo senso...
Di prendere il suo posto?
Gi.
Bello da parte sua.
Ed  stato pensando a lei, pensando anche un pochino a lei,
che ho preso gli accordi per i dischi che incideremo domani. Cos
potr tenerli in casa e sentirli quando vuole. Cos, se vuoi proprio
fare qualcosa per lei, canta meglio che puoi, e quando saranno incisi
vedr io di farglieli avere.
Verr con me?
Certo. Non parto per St Louis prima di sera.
Il primo pezzo da incidere era la Lucciola, e dovevo eseguirlo insieme
ai bambini del coro. Lo studio si trovava a Camden, nel New
Jersey, e loro ci erano andati in treno con un incaricato della societ.
Miss Eleonora mi port invece con la sua auto, dopo non poche
discussioni in proposito la sera che mi ebbe riaccompagnato a
casa. Pap avrebbe voluto darmi una lezione per essere scappato
di casa, ma lei fin per convincerlo che un ragazzo che l'indomani
deve affrontare un'orchestra sinfonica e dare un concerto non andava
demoralizzato con una ramanzina. Ma nel coro, dove avevo da
fare un obbligato, con gli altri che cantavano sotto la mia direzione,
avevo appena attaccato che feci una stecca. Misero un altro disco
e ricominciarono da capo. Feci un'altra stecca. Miss Eleonora raccont
al direttore d'orchestra della giornataccia che avevo avuto e
mi condusse fuori nella hall. Mi fece bere dell'acqua dalla fontana,
poi mi strinse la mano e mi riport dentro. Eccomi, credo di star
bene, ora.
Ma gi nel parlare la mia voce scantin. E uno dei violinisti disse:
Ma il ragazzo ha la tonsillite.
Toccava ai bambini, e dal loro modo di strillare capii cosa avevo
e compresi che la mia carriera di soprano era finita. Miss Eleonora
non mi accompagn subito a casa. Mi condusse a casa sua e avvert
per telefono le zie, mi prepar qualcosa da mangiare, e mi port con
s in automobile al treno che doveva prendere per St Louis. Fu solo
alla Union Station, quando eravamo seduti nella sala d'aspetto, che
entr in argomento. Be', non  successo nulla. Lascia perdere.
Che vuole che mi importi?
Deve importarti.
Per quella razza di...
Per te stesso! E per il canto, la musica, la bellezza, la perfezione
in tutto e qualunque cosa ci appassioni. Non ha significato
nulla per te?
Certo. Ma se ho il fischio...
Non sai perch? Sei un uomo!
Mi cinse con un braccio, mi guard a lungo e sorrise.
Stai crescendo cos in fretta, e sono fiera di te. E presto non
avrai pi la voce di un ragazzo, ma quella di un uomo, molto pi
bella, e andremo di bene in meglio, e...
Seguit a parlare a quel modo, ma subito dopo si ud il fragore
del treno, e io la seguii sulla banchina per vederla salire in vettura.
Non volle che l'accompagnassi fino allo scompartimento, ma mi
salut dal predellino, dopo che il facchino ebbe caricato su il suo
bagaglio. Ci stringemmo la mano, e lei mi porse la guancia, e mi
ricordai di farle gli auguri per l'esibizione. Si volse per andarsene,
poi ridiscese in fretta i gradini, mi strinse a s e mi baci forte sulla
bocca, la prima e l'ultima volta. Poi spar nella vettura.

 Capitolo 5.

Con la mia voce non ci fu pi nulla da fare. Durante la trasformazione
non era che un basso cavernoso, appena buona - grazie a quanto
era rimasto degli esercizi di ventre che lei mi aveva insegnato - a
ingannare qualcuno che di musica non si intendeva affatto, ma abbastanza
cattiva, legnosa com'era, per far mettere le mani nei capelli
a quelli che invece se ne intendevano. In secondo luogo lei non
si fece pi vedere, tranne una volta che fece una capatina da noi a
stagione finita per salutarci, rientrando dall'opera. Fui felicissimo di
vederla, e fiero dei cinque centimetri che avevo guadagnato in altezza,
e dell'ombreggiatura al labbro superiore, dove avevo cominciato
a radermi. Ma sembr ansiosa di andarsene, e mi parve strano che
non accennasse a tornare per il gelato di pesche che lei aveva cotte
e io macinate. Il giorno dopo venni a sapere che aveva conosciuto
un'altra signora, e che con lei avrebbe aperto uno studio a New York.
Mi scrisse senza sosta per anni e io le risposi, e non usc mai dalla
mia vita. Ma non era pi al mio fianco, e pi di una volta mi sentii
addosso quel senso di solitudine conosciuto il giorno in cui avevo
scazzottato Anderson. Non  che mi chiudessi nella mia tristezza,
nulla del genere. Andavo in giro con gli amici, giocavo nella squadra
di pallacanestro della scuola e fui spostato dall'attacco al centro
per la mia bravura nei tiri, e studiavo cos cos. Tuttavia, ebbi otto in
matematica, fisica e meccanica e sei in inglese, francese e sociologia.
Ma in condotta presi sette a causa delle risse in cui mi trovavo
coinvolto e che, in fondo, erano l'indice di quanto me la spassassi.
Non ero di grande aiuto per quanto riguardava i progetti d'impiego
del denaro ricavato dalla musica, per mezzo dei quali mio padre
cercava d'interessarmi al lato serio della vita. Non ci badavo molto,
per quanto ricordo, tranne seguire il consiglio di Miss Eleonora:
tenerne la gran parte, i quasi cinquemila dollari, in un libretto in
banca, e cercare di spendere il meno possibile. Ma quando si avvicin
la fine dell'estate e tutti i negozi annunciarono vendite di abiti,
mi venne l'idea di comprarne uno. Non che fosse una gran novit;
uno l'avevo gi acquistato in primavera - quello che avevo indossato
al rinfresco di Margaret, il mio primo abito con i calzoni lunghi
- cos non aveva per nulla l'aria di un gesto rivoluzionario. Ma
quando trovai il completo che mi andava a genio, un doppio petto
blu a righe, nella vetrina dello Hub, con un cappello alla bulgara,
la canna di Malacca, e scarpe in due tinte, dalle punte di camoscio,
tutto uguale alla fotografia con dedica di Antonio Scotti che Miss
Eleonora teneva sul pianoforte, potete immaginare se non avrei dato
fuoco e fiamme al garage, o qualcosa di simile, per averlo. Sheila
pianse, si mise le mani nei capelli e disse che avevo un aspetto
da bassa Broadway, qualsiasi cosa volesse dire. Nancy osserv
che certamente ero caduto sotto strane influenze. E fu solo peggio,
quel volermi contrariare a ogni costo, perch l'abito aveva gi
ottenuto l'effetto voluto prima ancora che loro l'avessero visto. Me
l'ero messo in casa, certo, ma poi avevo preso il tram che passava
davanti alla casa di Miss Deets, per capire con Denny quello che
avremmo fatto la sera, o in ogni modo fu con quella scusa che passai
a trovarlo. Ma soprattutto l'avevo fatto per sfoggiare il completo, e
lo feci rimanere a bocca aperta. Dal giorno del fiasco a Camden mi
era ridiventato amico, e andavamo d'amore e d'accordo. Ma l'abito
lo indispose. Non glielo misi sotto il naso, non gliene feci nemmeno
parola. Gli chiesi soltanto se poteva fare l'ultimo spettacolo quella
sera, invece del primo, avendo io certe cose da sbrigare dopo cena.
Lui chin la testa e non apr bocca. Ma era inutile che parlasse.
Potevo leggerglielo negli occhi.
Cos, quando mi vidi accogliere a strilli sulla terrazza di Mont
Royal, mi sentii come un errore di stampa. Per quanto riguardava
mio padre, non accadde nulla quella sera, n la seguente, o nei due
mesi successivi. Non fu che alla prima morsa del freddo, quando
Miss Eleonora era partita per New York e Denny per Frederick, che
fui invitato nel sancta sanctorum un sabato pomeriggio, subito dopo
pranzo, mentre ero in procinto di uscire per un incontro di football.
Jack, credo che tu abbia bisogno di un soprabito.
Ne prender uno.
Te lo prender io. Sono io che devo pensare a queste cose.
Posso acquistarlo anch'io. Di denaro ne ho.
Ritengo sia ancora mio dovere vestirti di tasca mia, che tu abbia
o no la fortuna di avere un conto in banca. E, in quanto ai vestiti,
devi attenerti al consiglio delle persone pi grandi. Per quanto
riguarda gusto, opportunit e via dicendo. Ecco, non posso dire che
il tuo ultimo acquisto mi abbia impressionato favorevolmente.
Ti riferisci al mio abito?
Gi... e agli accessori.
Cos' che gli manca?
 un po' romantico, direi.
Non capisco.
Romantico o mar Mediterraneo, come preferisci chiamarlo.
L'avevo preso allo Hub.
Ne ho parlato con Mr Spicer, del negozio, e mi ha fatto la cortesia
di indagare sul commesso che ti aveva servito, e cos  venuto
a sapere com' andata. Sembra che tu abbia fatto il nome di un
certo cantante.
Mr Scotti  un acconciatore.
Forse  per questo che ho lasciato correre.
Prese a parlare di vestiti e di come un acconciatore teatrale non
sia di solito una guida di stile, tutte cose oggi sacrosante anche per
me. Disse che il gusto  sempre acquisito e immancabilmente relativo,
e che la cosa fondamentale da tener presente era che gli abiti
fossero appropriati. Il vino adatto per il pesce, mi spieg, non  detto
che sia necessariamente adatto per il manzo, e l'abbigliamento
per il Metropolitan non  detto che si addica necessariamente alla
terrazza di Mont Royal a Baltimora. Ma io stavo ancora sospirando
per Miss Eleonora, e tutto quello che potei fare fu spezzare una
lancia in sua difesa. Se le cantanti hanno qualcosa che non va, 
strano che il dottor Grant ci abbia affidato a una di loro.
Ho detto qualcosa contro le cantanti?
Mi era sembrato.
Ho fatto anch'io il cantante. Cormack e io...
S, me l'hai gi raccontato.
In quanto a Miss Grant, non ho che ammirazione nei suoi riguardi.
Ero felicissimo, ricordi, che tu studiassi con lei. Posso aggiungere
che il primo abito che ti sei comprato da solo, quando
eri solito vederla cos spesso e quindi, immagino, accettavi i suoi
consigli, era proprio quello che ci voleva... e fu per questo che mi
trattenni dal mettere in opera l'autorit paterna e proibii alle zie di
farlo.
Nessuno mi dava consigli.
Se agivi di testa tua, agivi benissimo. Tuttavia sar molto meglio
che per i prossimi tre o quattro anni tu accetti una specie di
supervisione. Domani andremo insieme allo Hub, riprender le mie
funzioni di padre e spero che usciremo di l con qualcosa di decoroso
in materia di soprabiti.
Ma allo Hub andammo tutt'insieme, Nancy, Sheila, mio padre
e io. E, per qualche motivo che non so spiegarmi nemmeno oggi,
mentre scrivo, non volli saperne di provare dei soprabiti. Stetti l
seduto, e quando rincasammo l'aria era un po' tesa e ognuno si ritir
nella propria stanza.
Ma il tempo stava rinfrescando, e io cominciai a pensare a un soprabito
che avevo visto provare quel giorno a un ragazzo, uno blu, con
la cintura e una linea ampia e sciolta che sarebbe andata a pennello
col doppio petto. Cos un giorno tornai nel negozio, seppi che non
era stato ancora venduto e me lo provai. Mi andava a meraviglia.
Sfilai in su e in gi davanti a tutti gli specchi, lo provai con e senza
bastone, e pi lo provavo e pi mi piaceva. Cos lo presi e mi sedetti
a compilare l'assegno. Sarei voluto uscire col soprabito indosso,
ma mi dissero non so che sulla necessit di stirarlo e allungare un
tantino le maniche, il che era connesso unicamente con l'assegno,
poich non capitava tutti i giorni che un ragazzo di quattordici anni
venisse a servirsi da solo. Allora non ci feci caso, tornai a casa
e stetti ad aspettare il camioncino delle consegne a domicilio. Ma
al posto del camioncino, un giorno arriv una lettera. Diceva che
indubbiamente si era trattato di un errore, e se non mi dispiaceva
regolare la faccenda in modo che potessero consegnarmi il soprabito.
Allegato alla lettera c'era l'assegno. Portava un contrassegno
attestante che il pagamento era stato rifiutato, anche se il motivo del
rifiuto era scritto a mano e non riuscii a decifrarlo. Cos, verso le dodici
del giorno stesso, mi recai alla banca e mi rivolsi a Mr Parrot.
S, Jack, non potevamo fare diversamente, ho sbrigato io stesso la
pratica. C' la decisione del tribunale, e ci lega le mani.
Decisione del tribunale?
Quella promossa da tuo padre.
Rovist nella scrivania e tir fuori un foglio con graffetta d'ottone
e una busta azzurra e me lo porse. Portava il nome di mio padre
e i nomi dei funzionari della banca e quello della banca stessa, e
diceva qualcosa a proposito del minorenne John Dillon.
Vedi, Jack, alle volte si presenta il caso di ragazzi - attori, sportivi
o cantanti, come nel tuo caso - che guadagnano un mucchio di
quattrini, e i genitori giustamente si preoccupano di dove vanno a
finire quei soldi. A lasciarli in mano al ragazzo c' il pericolo che
li sperperi mentre, a tenerli loro, ne deriva una responsabilit, si
capisce, ma almeno sono in salvo.  cos che ha fatto tuo padre con
te. In via amichevole e nient'altro che per il tuo bene. Si  presentato
al tribunale, si  fatto nominare tutore, cos gli hanno affidato
in custodia i tuoi depositi e rilasciato un decreto, il foglio che ti ho
fatto vedere, che ci proibisce di onorare i tuoi assegni o comunque
di fare dei versamenti se non dietro il suo benestare. Ora, io ti consiglierei
di andare a casa a parlare con lui, perch in un certo senso
sono al corrente dei suoi progetti nei tuoi riguardi, e credo che tu li
approverai in pieno, e in quanto a lui si sentir sollevato.
Non andai a casa, almeno per il momento. Ma da ultimo, quando
si tratt di metter qualcosa sotto i denti, dovetti tornarmene a Mont
Royal. Fu in presenza delle zie, a tavola per la cena, che mio padre
entr in argomento. Mr Parrot mi ha telefonato per dirmi che sei
stato alla banca.
S, gli ho parlato.
Ho preso il controllo dei tuoi conti.
Cos mi ha detto.
Unicamente come misura precauzionale.
Precauzionale contro che cosa?
Ulteriori tue stravaganze.
Di quali stravaganze parli?
Il tuo abito.
Mi piace.
Lo considero denaro sciupato.
Non ho chiesto la tua opinione.
Sono io il responsabile delle tue azioni e perci non ho bisogno
che tu me la chieda.
Chi ti ha affidato questa responsabilit,  questo che vorrei...
Ma non terminai la frase, per importante che potesse essere l'osservazione
che stavo per fare. Perch Nancy balz in piedi e usc
sbattendo la porta, dicendo che non sarebbe stata l ad assistere a
tanta insolenza, e Sheila mi inve contro, domandando come osavo
parlare a quel modo. Non le diedi retta. Non la tenevo in nessun
conto e, d'altro canto, pensavo che non fossero affari suoi. La testa
mi stava martellando, con quella fitta insistente che mi ha sempre
avvertito quando stavo per perdere il lume della ragione. Cos, terminata
la cena, per timore di dare in escandescenze, rimasi seduto
per qualche istante con gli occhi fissi nel piatto. Allora mio padre
grid: Rispondi alla zia.
Rispondile tu.
Figlio ingrato. E io che mi sono dato tanto fastidio, andando contro
alle mie idee, tutto per salvarti dalle tue stupide debolezze, e...
In fondo alla tavola, al posto che era stato occupato da Nancy,
c'era il vassoio d'argento col servizio da caff. Mi alzai, sferrai una
sventola col piede che anni dopo mi avrebbe fatto segnare molti
punti a football e feci volare il vassoio e il resto contro la porta della
cucina, con un fracasso che si ud anche in lontananza. Mio padre
balz in piedi e mi mosse contro. Ma non mi ero scordato quello
che avevo fatto ad Anderson. Quando mi afferr per il bavero della
giacca, cacciai via la sua mano con uno strattone. Usc dalla stanza
e, quando rientr, aveva con s il mio bastone, che avevo lasciato
nel portaombrelli in anticamera. Cominci ad agitarmelo contro,
cercando di darmelo sulla schiena, mentre Sheila si metteva a
strillare. Incassai un paio di colpi, nel tentativo di prendere il suo
ritmo, e al terzo riuscii ad afferrarlo, girai il bastone in modo da
agguantarlo con tutte e due le mani e diedi uno strappo. Mio padre
era abbastanza robusto, di statura media, ma con un ampio torace e
la faccia rubiconda bruciata dal sole. Per me, gi allora, sembrava
debole come un bambino. Il bastone rest nelle mie mani. Glielo
restituii. Ti spiace rimetterlo dove l'hai trovato? Non mi va vedere
le cose fuori posto.
Lo pos in un angolo, la faccia color fuoco, e si sedette di nuovo
a tavola. Sheila si alz singhiozzando e usc dalla stanza. Arabella,
la cuoca nera, entr e cominci a sparecchiare. Mi sedetti anch'io
e le dissi: Arabella, portami un altro po' di caff. Ben caldo, se
possibile.
Ci serv a mettere le cose a posto, a far vedere che non potevano
mettermi le mani addosso quando e come volevano; ma non
mi fece riavere il denaro, n mi aiut ad allontanare la sensazione,
che mi attanagliava da tanto tempo, di essere solo e isolato in un
mondo ostile. Pass molto tempo prima che ricomparissi a tavola.
Consumavo i pasti in cucina, e per uscire e rientrare usavo la porta
di servizio. Non mi era difficile, a quel tempo, trovare lavoro. Avevo
dita da cleptomane, capaci di sciogliere al buio dei lacci da scarpe
aggrovigliati, e dire, solo tastando un motore, se si trattava dello
spinterogeno, della pompa, delle candele o altro, e difficilmente un
garage mi respingeva se andavo a chiedere un'occupazione. Fu cos
che per un pezzo mi procurai i quattrini, perch mio padre non era
tipo da piegarsi e venire a un compromesso.
Mi daresti una mano con l'albero, Jack?
Certo, Nancy, se vuoi.
Denny  tornato?
Non ancora.
Passa il Natale con Miss Deets?
Credo di s.
Allora potreste andare voi due a prendere l'albero da Mr Olsen.
Anzi due, uno per noi e uno per Miss Deets.
Ma s, perch no?
Eravamo in cucina, un freddo mattino di dicembre, e Arabella
mi aveva appena servito un salsicciotto e focaccia di granturco.
Cos, quando Denny arriv, alcuni giorni pi tardi, andammo al garage
dove Kratzer mi diede il camioncino e ci recammo da Olsen
per gli alberi. Olsen aveva un allevamento di pollame nei pressi di
Relay, e c'erano anche dei boschi, e siccome le uova le prendevamo
sempre da lui, durante tutto l'anno, in cambio eravamo autorizzati a
servirci nei suoi boschi per l'albero di Natale. In breve trovammo gli
alberi che facevano al caso nostro, una macchia di pini nani su una
collinetta. Denny avrebbe voluto abbatterli con l'accetta, ma io detesto
i lavori raffazzonati, cos li segammo, uno per Miss Deets e uno
per noi. Poi trovammo un alberello di agrifoglio e segammo anche
quello. Il vischio invece ci port via un mucchio di tempo, tanto che
proposi di farne a meno, dato che a casa nessuno ce l'aveva ordinato.
Ma Denny scoppi a ridere cos forte all'idea di qualcuno che
baciasse Nancy, Sheila o Miss Eunice, che decidemmo di cercarne
a tutti i costi. Cos, alla fine, su un nero albero di noce, ne scoprimmo
tre o quattro ciuffi. Il ramo al quale era attaccato dovette esser
reciso ma, una volta tirato gi, non ce ne pentimmo. Quella sera mi
fermai a cena da Miss Deets, e come al solito Denny and troppo oltre
e a un certo punto domand cosa sarebbe successo se avessimo
voluto approfittare dell'occasione del vischio, e dovetti farlo tacere.
A Mont Royal, quando accendemmo l'albero, alla vigilia, trovai
ai suoi piedi dei dolci, fazzoletti e un taglio di stoffa da parte di
Nancy e Sheila, una sciarpa da parte del babbo; cos, al momento
degli inni, le cose andarono meglio. Poi trovai un astuccio col mio
nome, e dentro una chiave. Ebbi un tuffo al cuore, e andai alla porta
a guardar fuori. L, accostata al marciapiede, c'era la pi bella
piccola Chevy grigia che avessi mai visto e, quando uscii in strada
e la provai, la chiave gir benissimo e l'automobile part. Feci il giro
dell'isolato, mi fermai al posto di prima, e rientrai. Be', che avreste
fatto in un caso simile? Afferrai la mano di mio padre e la tenni
tra le mie, e i suoi occhi si velarono, e dovetti salire di corsa nella
mia stanza. Piansi fino a far tremare la casa, e non pass molto che
avvertii la sua presenza, l nella stanza con me. Poi mi asciug gli
occhi e scendemmo. Sarei un bugiardo se dicessi che ero contento
di sentirmi mortificato.
Non molto dopo, due o tre giorni credo, comunque durante le vacanze,
lui mi condusse di nuovo nel suo studio e per la prima volta
affront, in maniera franca e precisa, cos da poterci discutere su,
l'argomento del mio denaro. Innanzitutto voglio spiegarti quello
che ho fatto, dirti la ragione che mi ha spinto a farlo, a rivolgermi al
tribunale senza informarti, e riempire un mucchio di fogli a proposito
del tuo conto in banca.
Be', qual  stata la ragione?
Non osavo metterti al corrente delle mie intenzioni.
Non capisco perch.
Subivi influenze estranee.
Non vedevo Miss Eleonora da settimane.
Comunque sia, c'era sempre il rischio che il denaro finisse prima
che il tribunale potesse agire. Bastava facessi un passo falso.
Non avevi da fare altro che prelevare il deposito, eri in pieno diritto
di farlo, e una volta affidato a una terza persona, o nascosto, o
spedito all'estero, avrei perso ogni speranza di metterlo in salvo.
Non ho mai pensato di fare cose simili.
Me ne rendo conto solo ora.
Ma perch devi essere tu a metterlo in salvo?
Sono io il responsabile.
Il denaro l'ho guadagnato io.
Ci avr pensato, dentro di me, cento volte. Comunque sia, il
fatto che tu abbia una fenomenale voce da cantante - cosa che
d'altra parte mi indispone, anche se non te l'ho mai detto prima -
non cambia la sostanza.  mio sacrosanto dovere fare in modo che
tu tragga il massimo beneficio dal tuo denaro, accertarmi che non
venga dissipato per una sventatezza giovanile, o per stravaganza, o
dietro al suggerimento di amici interessati. Non potevo sottrarmi a
quest'obbligo, e voglio che tu sappia, sin d'ora, che non me ne sono
sottratto, senza riguardo per quello che tu potessi pensare, e non voglio
farlo in futuro. Te lo dico da buon amico, da padre affettuoso.
Capisco quello che vuoi dire.
Ma non lo accetti.
Ormai  cosa fatta.
Vorrei che tu fossi convinto che era la cosa da fare.
Va be', se proprio ci tieni.
 per il tuo bene, non per il mio, che ho fatto quello che ho
fatto. Non ti rendi conto che alla tua et sei tentato mille volte di
buttare il denaro dalla finestra?
Certo.
Io ti difendo da questa tentazione.
Ma se il denaro mi appartiene?
Risenti tuttavia il beneficio della mia tutela, ti mette al riparo
da qualsiasi sorpresa.
I quattrini sono fatti per essere spesi. Tu forse non li spendi?
Questo  vero.
Io, perch non dovrei farlo?
Tu non sei responsabile delle tue azioni... Dici giustamente,
tutti quanti buttano via del denaro, e in effetti tutte le industrie si
basano sul presupposto che la gente tende a concedersi tutti i lussi
che pu permettersi. Ma chi lo fa si assume le proprie responsabilit.
Tu, come minorenne, non puoi farlo. Sono io che provvedo al tuo
sostentamento. E fin quando avr questa responsabilit, pretendo
anche di avere l'autorit necessaria.
Be', ce l'hai.
Vorrei che la ritenessi una questione chiusa.
Non preoccuparti, non ci penso pi.
 tutto in banca, Jack, voglio che tu lo sappia, fino all'ultimo
centesimo, come convenuto.
Be', non ho mai pensato che tu volessi derubarmi.
Ora che devo farne?
La responsabilit ce l'hai tu, ora.
Sai cos' un investimento?
L'abbiamo studiato a scuola. Sei per cento?
Suppergi.
Prosegu, una cosa per volta, parola per parola, a illustrarmi i
diversi tipi d'investimento finanziario. Poi mi spieg come avrebbe
regolato la faccenda: avremmo acquistato un certo numero di azioni,
cos avrei avuto dei dividendi regolari; alcuni buoni del tesoro,
cos avrei tagliato le cedole i mesi in cui non incassavo i dividendi,
e avrei lasciato una certa somma alla banca in un libretto di risparmio,
per avere sempre un certo liquido disponibile. Tutto sommato,
avrei avuto una rendita di circa venti dollari al mese, il che non
era una cosa da nulla, dovetti convenirne. Bene, babbo, credo che
possa andare.
Sei quindi d'accordo che concluda?
Cos' che farai esattamente?
Innanzitutto vedr Sam Shreve, il mio agente di borsa, e gli dir
di acquistarmi le azioni al momento favorevole. Da un po' di tempo
a questa parte il mercato  in crescita, ma di tanto in tanto ci sono
dei ribassi, e bisogna dargli il tempo di fare l'acquisto in una giornata
di ristagno. Poi, conserveremo le azioni nella mia cassetta di
sicurezza. Gli assegni dei dividendi arriveranno direttamente a tuo
nome, e io scriver alla banca, in modo che tu possa disporre liberamente
del tuo reddito e spenderlo come meglio credi. Riguardo alle
piccole spese di un ragazzo, non credo che i genitori debbano fare
troppo i pignoli. Il tuo abbigliamento, il vitto, le spese scolastiche
e via dicendo, sono a carico mio - un lieve onere che sono lieto di
sostenere. I dividendi ti serviranno per le spese extra.
Credo che possa andare.
 il meglio che potessi fare...
Ho capito, e d'ora in poi terr il becco chiuso.
Ora ci siamo.
 
Capitolo 6.

Una delle cose pi importanti della mia vita, a partire da quell'istante,
fu la mia nuova auto. A quell'epoca ero un ragazzo tra i quattordici
e i quindici anni, forse cresciuto troppo in fretta, con qualche
amico tipo Denny da portare in giro di tanto in tanto, o un'amica
sul genere di Miss Eleonora. Ma appena fui in possesso della
macchina, diventai ricercato oltre ogni dire. Compagne di scuola a
cui non avevo mai fatto caso - per non parlare dei loro fratelli - si
comportavano come se fossimo amici di vecchia data e credevano
non domandassi di meglio che farli scorrazzare avanti e indietro
dovunque dovessero andare. E si erano messi in testa, non so bene
perch, che la macchina fosse un pochino anche loro. Ritenevano
per certo che volendo servirsene, di giorno o di notte, io non avrei
avuto difficolt a metterla a loro disposizione. Vi lascio immaginare
come la pensassi io. Anche Nancy e Sheila, che non si erano mai
interessate di sapere dove andavo, tutt'a un tratto trovarono un mucchio
di cose che avrei dovuto fare con l'automobile, e persone che
bisognava portare ora qui ora l. Devo riconoscere che mio padre si
impunt. Disse che, se volevano un taxi, non avevano che da chiamarlo.
E poi, sempre intorno, non saprei dire come, avevo Margaret.
Convengo che era molto carina, anche se il suo aspetto in fondo
non mi disse mai granch. Aveva i capelli neri, una pelle immacolata,
le guance rosate e un corpo grassottello che andava migliorando
col passare del tempo, man mano che si allungava e snelliva. I suoi
scintillanti occhi neri raramente ti fissavano, ma non per falsit o
altro. Il fatto  che inseguivano sempre una visione immaginaria,
per esempio un nuovo sof di cui ti stava parlando, con un sorrisino
studiato sul volto, come se dovesse mostrarsi attraente per
piegarti all'ammirazione. Secondo me era quella la chiave del suo
carattere, e il motivo che mi induceva a fare il cascamorto. I suoi,
credo di averlo gi detto, erano proprietari dell'Albergo Cartaret, e
non si accontentavano di accaparrarsi il cliente e mettergli in conto
quattro dollari per una stanza con bagno, avvisando che la sala da
pranzo apriva alle sei e che fino a quell'ora il t veniva servito nella
Saletta Peggy Stewart. Si impegnavano a fargli sapere che a dargli
ospitalit gli rendevano un servizio, perch l avevano alloggiato
Washington, Hamilton, Burr e non so chi, e se si fosse comportato
bene gli avrebbero fatto vedere la Stanza Dolly Madison, dove c'era
ancora tutto il vecchio mobilio, e la Galleria Cartaret, con gli antichi
ritratti, e il Caminetto coloniale, con le sue batterie di rame.
E anche Margaret ce l'aveva nel sangue. Vi concedeva di sentirla
suonare il pianoforte. Credo che mai, al tempo in cui lavorammo
insieme, l'abbia sfiorata il pensiero che gli ospiti non prendessero
per un grande onore il fatto di poterla ascoltare, o il fatto di far
vedere i sof, i ritratti e le pentole come il pi grande favore che i
suoi riservassero ai clienti dell'albergo. Erano nati tutti affettati, suo
padre col suo eterno tight, sua madre con la sua glaciale freddezza,
cos poco da albergatrice. Tutti, tranne Helen. Era la bambina pi
deliziosa che avessi mai visto, e ai ricevimenti di Margaret, a dire
il vero pi frequenti delle interrogazioni a scuola, me la svignavo
con lei e la rimpinzavo di gelati.
Poi, dopo che Margaret ebbe cominciato ad accompagnarmi al
pianoforte, accadde una cosa terribile. Fino ad allora, come ho gi
detto, non si era resa conto che il suo modo di suonare non era superlativo.
Ma adesso lo vide, nero su bianco, sul giornale, dove c'ero
io, fotografato in costume da Lord Fauntleroy, e due terzi dell'articolo
dedicati alla mia persona, mentre su di lei non c'erano che un
paio di righe, tra gli acrobati e le foche ammaestrate la descrivevano
come una promessa, ma senza fotografie. Da quel momento
in poi non ebbe che una funzione di comparsa. Poi la mia voce si
guast; ci fece sparire la mia fotografia dai giornali, ma non serv
a far comparire la sua. Lei, nonostante ci, continuava a suonare.
All'incirca ogni dieci giorni Sheila mi avvisava che Margaret compariva
in qualche posto e che ci sarei dovuto andare anch'io. Cos
l'accompagnavo. Ora a un circolo femminile a Towson, ora da un
certo Peabody: tutti ricevimenti, sempre che la stampa ci fosse, liquidati
in un paio di righe dai giornali. Ma il sorriso non mancava
mai. Di che cosa parlassimo, andando e venendo da quei posti, 
difficile a dirsi. Mi sono spremuto il cervello: dopo tutto quello che
era successo, qualcosa avrei dovuto ricordare. Ma non ci fu verso.
I suoi ricevimenti durante l'inverno avevano luogo in quella che
veniva denominata la Sala di noce, proprio sopra il vestibolo, dove
prima del 1920 c'era stato il bar. D'estate venivano organizzati nel
giardino, di fianco all'albergo, sotto gli aceri. Fossero i t pomeridiani
di quando eravamo pi giovani o, pi tardi, le feste notturne,
devo ammettere che riuscivano sempre alla perfezione. Come orchestra
ci fu dapprima il Trio Rocco e in seguito i Woodberry Jazz
Babies, e ci divertivamo tutti, persino quando Margaret acconsentiva
a esibirsi al pianoforte. Mentre lei stava pestando la Rapsodia
ungherese n 1, io rifocillavo di gelati la Fidanzata americana n 1.
Ma le lucciole non sono lanterne, e la sera frequentavo dei locali che
non avevano nulla a che fare con i compagni di scuola e Margaret.
Finiti i miei compiti di algebra, verso le otto e mezzo cominciavo a
sbadigliare e finivo per dire che in fondo avrei fatto meglio ad andare
al cinema. Ma, appena uscito di casa, era il momento di decidere
quello che avrei fatto. A volte mi recavo in una sala da bowling,
altre invece decidevo di fare una gita a Washington. Non era
una novit per me, visto che gi mio padre mi ci aveva portato una
volta, andare a sedere nella galleria del Congresso o salire in cima
al Monumento. Sapevo come impiegare il tempo. Ma percorrere in
macchina la Rhode Island Avenue, trovare un posto dove lasciare
l'automobile nei pressi del Tesoro, persino infilarsi in un cinema a
Washington, erano tutte cose sensazionali, anche se in fondo assolutamente
innocenti. A quel tempo cominciai a provare qualcosa
di mai provato prima, qualcosa in cui c'entravano le donne. Iniziai
a prestare attenzione alle ragazze. Ma non come mi succedeva con
Margaret - quando mi accadeva di farci caso - per cui non provavo
alcun interesse, come se fosse un amico vestito da donna. Con
le altre, l'attrazione non mancava. Non avevo la minima idea di
come fare per avvicinarle. Ma l'intenzione era quella: avvicinarle.
Quando Denny torn in citt quell'estate, venne fuori che anche lui
stava pensando allo stesso modo, ma aveva escogitato pi trucchi
lui di quanti avrei potuto immaginarne io in una vita intera.
Non che potesse dirsi originale o in alcun modo raffinato. Se
riusciva a dire qualcosa di spiritoso e attaccare discorso, a un bar,
non si lasciava sfuggire l'occasione, e uscivamo tutti e quattro insieme.
Per strada, se non trovava di meglio, si metteva a pedinarle,
bisbigliando qualche spiritosaggine dietro le loro spalle. Altre
volte si metteva a fischiare dalla macchina, e mi faceva rallentare
in modo da tenersi al loro fianco. Non  che la cosa mi divertisse
troppo, ma comunque ci stavo. Qualsiasi cosa facessimo, mezz'ora
pi tardi eravamo immancabilmente allo stesso punto. Una delle
ragazze era con me sul sedile davanti, e l'altra sul sedile posteriore
con lui. Cercava sempre di vendermi il posto di dietro in considerazione
di tutto quello che si poteva combinare rincantucciati nel
fondo, ma, secondo me, non si sarebbe dato tanto da fare per cambiare
posto se di dietro c'era la pacchia che diceva. E in realt non
concludevamo mai nulla. Andavamo al cinema o in qualche locale
della periferia, dove Denny sperava di poter avere della birra e non
ne trovava mai, o fuori citt, sulla spiaggia. La spiaggia, comunque,
dava sempre l'impressione che dovesse fare al caso nostro, poich
perlomeno c'erano il mare, la sabbia e la luna. Con qualcuna delle
ragazze che avevamo abbordato ci sarebbe stato da fare, ma ci
sarebbero voluti altri due al nostro posto. Il guaio era che avevamo
quindici anni, o almeno io li avevo, e Denny, nonostante fosse vicino
ai sedici, ne mostrava meno di me.
Ma al Labor Day aumentarono le nostre pretese e scendemmo ad
Annapolis per vedere un po' cosa c'era da fare. Prendemmo, oltre
lo Spa Creek, per Eastport, e laggi decidemmo di fare benzina. E
dall'altra parte della strada eccole l, che discutevano con un tale
in gabardine azzurra. Una delle due, quella che portava avanti la
conversazione, era bruna, sui diciotto o diciannove anni, con una
figurina elegante e indosso un golfino rosa, gonna bianca e scarpette
rosse. L'altra era una ragazza grassoccia, dai biondi capelli ricciuti,
un pullover a righe bianche e blu e la gonna azzurra. Denny
le squadr entrambe, ma tutto sarebbe rimasto l se la bruna non
avesse imprecato: Questa s che  una fregatura. Una solenne fregatura.
La ragazza grassoccia ci guard e fece una smorfia. Denny si
avvicin, la ragazza gli porse un chewing gum, e restammo ad assistere
allo svolgimento della scena. Si trattava di un trasporto di
ghiaccio a domicilio. Mi spiace, Miss, ma non ho la possibilit di
portarglielo in spiaggia. Ripeto, ho la camionetta a riparare. Se fosse
nell'abitato, dove posso usare il carretto a mano, non direi di no.
Ma in spiaggia, neanche a parlarne.
La ragazza gir sui tacchi e si avvi lungo la strada, la grassa che
le veniva dietro, e allora Denny intervenne: Be', be', be', aspettate
un momentino. Di che si tratta?.
Le ragazze si fermarono e Denny continu: Se si tratta di portare
del ghiaccio, ci pensiamo noi. Non domandiamo di meglio. Non
lo facciamo per tutti, ma solo per chi si mostra affabile e ce lo chiede
con le buone maniere.
La ragazza grassoccia si avvicin e gli infil in bocca un altro
pezzo di chewing gum. Lui le cinse la vita con un braccio e non si
ferm esattamente alla quinta costola. Anche l'altra si avvicin e
lanci un'occhiata prima a loro due e poi a me. Di che sta parlando
il suo amico?
Di trasportare del ghiaccio. Per delle persone affabili.
Come farebbe a portarlo?
Lei come farebbe?
Avrei bisogno di una macchina.
Noi pure.
Vuol dire che ne ha una?
Sono io ad averla.
Be', la cosa cambia aspetto.
Prese l'ultimo pezzo di gomma da masticare alla grassona, me lo
infil in bocca e mi diede un buffetto alla guancia.
Si chiama essere affabili, questo?
Come inizio non c' male.
Le passai il braccio dietro la schiena e nemmeno io mi fermai
alla quinta costola. Mi chiese se ero matto, ma non si svincol, e
io sentii il sangue pulsarmi in gola. Denny mi disse di andare
a prendere l'automobile, lui avrebbe pensato al ghiaccio. Cos, lei e
io attraversammo la strada. Agganci il mio mignolo al suo. Stai a
sentire, bimbo mio, sii affabile anche tu.
Io? Pi affabile di cos...
Quanti anni hai?
Diciannove.
Il giovanotto caric il ghiaccio, una barra di venti chili, sul pavimento
sotto il cruscotto, cos lei dovette sedersi stretta al mio fianco.
Si chiamava Lina, ma il nome della grassona non venni mai a saperlo.
Io le dissi il mio vero nome. Denny disse di chiamarsi Randall
Randy Thomas(1). Credevo si chiamasse Calvin Coolidge(2)' fece
Lina. Ma la grassona inizi a strillare mentre lui l'aiutava a salire di
dietro, da cui si cap che non le faceva n caldo n freddo. Era una
giornata afosa, e a correre tra i bassi cespugli in direzione del mare
sembrava che il caldo, invece di scemare, aumentasse. Lina cominci
a sventolarsi con la gonna per rinfrescarsi un po'. Poi fece la leziosa
e chiese se io permettevo. Mossi un piede e spalancai con un
calcio il bocchettone dell'aria, cos la sottana le vol, sollevandosi
fino alla cintola. Lei prese a fissarmi, mentre se la tirava gi. Non
hai mica diciannove anni, mio giovane amico. Ne hai qualcuno di
pi. Che ti aspettavi, a raccontarmi una balla?
Venne fuori che era di Glen Bumie, e i suoi tenevano una specie di
rosticceria, e suo fratello aveva preso quello chalet oltre Eastport
non perch fosse granch, ma perch aveva un frigorifero capace
e potevano servirsene per conservare la merce. E quel giorno, col
fratello che era fuori e una grande quantit di salsicce, burro, carne,
bibite e altro che rischiavano di andare a male, sarebbe stata
una rovina se avessimo tardato a portare il ghiaccio. Cos, quando
ci fermammo davanti alla casa, scaricai il ghiaccio nel frigorifero, e
lei guard che tutto fosse a posto. Poi fece gli onori di casa e chiese
se gradivamo qualcosa di fresco. Cos, mentre lei e la grassona preparavano
le bottiglie, Denny e io demmo un'occhiata intorno. Non
era altro che una mescita, una stanza anteriore con il banco e altre
due stanzette nel retro, la camera da letto e, l'altra, una via di mezzo
tra la cucina e la dispensa. Poco doco Lina torn con delle bibite e
panini imbottiti, e la grassona li distribu. Denny a un tratto parve
avere un gran caldo. Dopo aver mandato gi un po' di prosciutto e
della birra, disse: Sapete che cosa farei volentieri?.
Che cosa, Mr Coolidge?
Un tuffo.
Ma non ti sciuperesti l'abito?
Oh, be', i costumi ce li abbiamo.
Davvero?
Nella macchina, sotto il cuoio del radiatore.
Ma noi donne, dovremmo farlo nude?
Be', potremmo fare a turno con i costumi.
Credi che noi i costumi non li abbiamo?
Cos entrarono in uno sgabuzzino e uscirono con il costume del
fratello di Lina, che consisteva di un paio di mutandine blu e una
bianca canottiera di lana, e quello di sua cognata, un affare a un
pezzo, col gonnellino come usava a quel tempo. Noi due andammo a
prendere i nostri in macchina, e allora si tratt di capire dove ci saremmo
spogliati. Denny disse che una stanza sola per tutti e quattro
sarebbe andata benissimo, e la grassona sembr non avesse nulla
da obiettare. Ma Lina la condusse nella stanza da letto, e noi due ci
infilammo il costume dietro il banco. In breve le due ragazze uscirono
sulla passerella che girava tutt'intorno alla casa e, strillando,
corsero a infilarsi in acqua.
Lina aveva una faccia dura e insignificante, ma con addosso i vestiti
di suo fratello, con le mutandine blu sventolanti e la bianca
maglietta attillata, aveva un certo non so che. In acqua non strillava
e sguazzava come faceva la grassona, ma le piaceva davvero
nuotare e lo faceva con grande stile. Quando mi tuffai si trovava
gi al largo, la testa eretta per l'avvicinarsi di un cavallone, cos
la raggiunsi. In breve restammo da soli, lasciando che le onde ci
cullassero, con Denny e la grassona e il baccano che facevano che
appena riuscivamo a sentirli. Lei stette a osservarmi, poi: Nuoti
benissimo a stile, Jack, se non fosse per le braccia. Ci metti troppa
energia, e in piscina pu anche andare; ma se devi fare un tratto
lungo, ti ammazzi.
Tu come fai?
Le ruoto cos.
Diede alcune bracciate, per farmi vedere. Spingi fuori, prima di
tutto, il gomito, e lascia che la mano venga a galla, da sola. Non far
forza con la mano, lasciala abbandonata. E falla ricadere lentamente,
non spingerla troppo. Nel portare avanti la mano, sfiora l'acqua
con il dito medio, e non stenderla mai. Non cercare di guadagnare
terreno spingendo la mano pi avanti che puoi. E non affondarla
troppo. Ruotala nell'acqua. Ruotala come la pala di un remo, e fai
in modo che sia il peso del corpo a spingerti avanti. Tutto dipende
dal modo di muovere le anche nel battere i piedi e le spalle a seconda
delle bracciate. A farlo bene, puoi nuotare per un giorno intero.
Altrimenti, dopo trenta metri, sei sfinito.
La commedia era recitata come piaceva a me, con calma e seriet,
da buoni amici.
Ma c'era poco da fare, per calda che fosse l'aria, l'acqua era fredda
e presto dovemmo tornare a terra. Denny e la grassona ci seguirono.
A lei mancava il fiato, tanto aveva riso, e a lui per tutte le
sciocchezze che aveva detto. Nella baracca faceva un caldo cos
intenso da poter sentire l'odore della tela cerata, dei costumi, del
prosciutto, delle mostarde, delle bibite e delle ragazze. Lina stapp
delle gassose e le bevemmo. La mia la portai a un tavolo accanto
alla finestra, dove entrava un po' d'aria. Lina attacc un ventilatore
e lasci che il vortice le scompigliasse i capelli. Denny si avvicin
per ricevere un po' di refrigerio anche lui, ma non fece che spostarsi
da uno scanno all'altro. La grassona si trovava all'estremit del
banco, e tutt'a un tratto si ud un rumore come di sputo e qualcosa
schizz negli occhi a Denny mentre la ragazza si metteva a strillare
come se stesse scacciando un gatto. Denny si pul la faccia e and
a dare un'occhiata in cucina, mentre la grassona prendeva a raccontare
di quella bestiaccia che da un po' di tempo a quella parte
si era messa a sputare in faccia alla gente. Denny torn e mand
gi un altro sorso di gassosa. In quel momento part un altro sputo,
di nuovo la grassona a scacciare il gatto, Denny torn a guardare
dappertutto e di nuovo Lina mi fece l'occhiolino. Allora vidi cos'era
successo. Lina aveva stappato tre o quattro bottiglie di gassosa e
la grassona ne aveva presa una, sotto il banco, in modo che Denny
non potesse vederla; l'aveva agitata, tenendola tappata col pollice,
e poi, raggiunta una certa pressione, aveva tolto il dito e un getto
di spuma era schizzato fuori e aveva colpito Denny negli occhi. Poi
fingeva di dare la caccia al gatto e intanto nascondeva la bottiglia.
Certo, Denny c'era cascato, ma forse aveva voluto cascarci. Poi la
colse sul fatto, ed era tutto quello che domandava: in meno di dieci
secondi tutto quello che avevamo accumulato dentro di noi, l'intero
pomeriggio, esplose.
Lui la agguant, agit la propria bottiglia di gassosa e, muovendovi
sopra il pollice, cominci a spruzzarla in faccia per quanto la
pressione glielo consentiva. Lei strillava, cercando di liberarsi, e
Lina, strepitando, la teneva immobilizzata. Poi lui le vers l'intera
bottiglia dentro la scollatura, e lo stesso fece lei versandogliela nella
camicia. L'abito le scivol gi e lei non ebbe pi nulla indosso
a eccezione del grasso che le tremolava in tutte le parti del corpo.
Lui continu a innaffiarla. Infine lei si svincol e prese a correre in
giro. Poi si rifugi nella stanza da letto e lui le corse
dietro e sbatt la porta alle spalle. Lina mi fece cenno di seguirla, spalanc di
botto la porta e si affacci all'interno. Bisognava sentirli l dentro;
ma quello che mi fece star male fu l'espressione sul volto di Lina,
la sua bocca umida, gli occhi lucidi e il respiro corto e ansimante.
Che ha, non gli piaccio?
Senti, Lina, un po' di pazienza. Non  mica uno stallone, ti
pare? Innanzitutto l'hai fatto nuotare a lungo, subito dopo essersi
messo tutta quella roba in corpo e...
Che roba?
Panini, sottaceti, birra.
Che cos' che non andava?
Tutto eccellente. Ma devi anche tener conto del caldo...
Certo, Coolidge, ma lui non  caldo di certo. Che gli piglia?
Be', non  che un ragazzino.
Oh che, un ragazzino io?
Quando gli altri due tornarono fuori, sarebbe stato il nostro turno
nella stanza da letto, mio e di Lina, non si poteva farne a meno, e di
Denny e la grassona al buco della serratura, non c'era dubbio. Ma
il mio cervello correva altrove. Lina era ben fatta e il bagno mi era
piaciuto, ma sarebbe stato pi facile volare che arrivare a concludere
quanto iniziato quel pomeriggio. E pi lei si mostrava avvilita
e pi io diventavo verde, come potevo vedere nello specchio dietro
il bancone, ma non ce la facevo a sentire desiderio di lei per salvare
la faccia. Quando Denny fece la sua uscita dicendo che ero un
ragazzino, fui sul punto di sferrargli un cazzotto, ma non arrivai in
tempo. Fatti due passi, dovetti precipitarmi alla porta. L, accanto
all'automobile, venne tutto su, prosciutto, pane, gassosa e ragazza.
Quando rientrai, capii che lei era stata informata, sulla mia vera
et voglio dire, perch mi fiss con le lacrime che le tremavano
negli occhi, in parte dalla rabbia contro di me e in parte di commiserazione
per se stessa, per essere stata presa in giro senza saperlo.
Raccatt in fretta i miei vestiti e li scagli fuori dalla porta. Il
bamboccio si sente male. Portalo a casa.
Ora che sono qui a raccontarlo, non ci vuol tanto a capire: e, se non
potei farcela, quell'increscioso pomeriggio che gli altri tre avevano
organizzato, non credo che mi dispiaccia molto, oggi come oggi.
Non mi sarebbe piaciuto per nulla, se le fossi saltato addosso, strappandole
l'abito e trascinandola nella stanza da letto, con Denny e
la grassona a origliare. Ma a quell'epoca le cose non apparivano
cos evidenti. Tutta l'estate non avevamo fatto che andare a caccia
di ragazze, senza ricavarci granch, ma sempre nella speranza di
riuscire a concludere. E finalmente ci eravamo imbattuti proprio
in quello che faceva per noi: un paio di sudicione che meglio non
potevano andare, e abbastanza zoccole da non preoccuparsi della
fine che le attendeva. Avevamo sia il tempo che il luogo, elementi
che ancora non sospettavamo essere tanto importanti. E io avevo
fatto cilecca come un cerino bagnato. Averlo fatto in presenza di
Denny era piuttosto umiliante. Ma l'uscita di lei sul bamboccio che
si sentiva male era stata la cosa peggiore. Qualcosa sembrava non
funzionasse, e non sapere cosa fosse e sentirmi quasi mancante
di qualche funzione maschile mi angustiava, mi angustiava acerbamente.
D'allora in poi mi feci vedere raramente in giro. A dire
il vero non uscivo affatto. Leggevo Thackeray, Dickens, Bennett,
Wells, Conrad, Hergesheimer, Lewis. C'era tanto nei loro libri di
quello che mi tormentava, ma l'apprenderlo di seconda mano non
mi sollevava affatto.
 Note.
1. Nome di un celebre statista americano. [N.d.T.]
2. Presidente degli Stati Uniti d'America dal 1923 al 1929. [N.d.T.]


Capitolo 7.

Al football arrivai incidentalmente, e, non occorre dirlo, fu una
delle tante pensate di Denny. Il giorno dopo il pomeriggio passato
in spiaggia, lui non part, come avrebbe dovuto, per Frederick. Il
Politecnico di Baltimora, al quale mi ero iscritto l'anno prima, aveva
ripreso le lezioni e all'istituto Superiore di Frederick dovevano
aver fatto lo stesso, ma lui non ci and e ogni volta che lo incontravo
faceva un mucchio di discorsi misteriosi intorno a qualcosa
che stava macchinando. Poi, una domenica, i suoi capitarono in
citt e vennero a trovarci. Fui chiamato anch'io per fornire informazioni
sugli insegnanti del Politecnico. La mamma di Denny era
una donnetta mingherlina, che sorrideva e prestava ascolto a tutto
quello che si diceva; ma suo padre era un pezzo d'uomo nerboruto,
che pretendeva si stesse ad ascoltare tutte le volte che apriva
bocca, e ci che gli interessava era la fisica. Cos venne fuori che
Denny aveva una grande vocazione per la meccanica, e il corso a
Frederick era cos limitato che praticamente l'unica scelta era che
si iscrivesse a un buon Politecnico, come quello che frequentavo
io, dove le materie tecniche erano particolarmente curate. A dire
il vero quella sua improvvisa vocazione, piovutagli non so da dove,
costitu per me una sorpresa. Credo di aver gi accennato che
avevo un dono per la meccanica, ed ero pronto a giurare, anche se
loro la pensavano in modo del tutto diverso, che la sua passione
per alberi a camme, turbine e trasmissioni non era pi accesa di
un fornello spento e quello che ignorava in materia avrebbe potuto
riempire una biblioteca pubblica, mentre quello che sapeva poteva
esser contenuto integralmente su un randello di gomma e ci sarebbe
rimasto dello spazio per il suo autografo. Cos, quando fu tutto
deciso riguardo al Politecnico, lo condussi gi al garage e cominci
l'interrogatorio. Che cos' questa storia, bello mio?
Non hai sentito? Requisito essenziale, per l'ingegneria, in tutte
queste scuole tecniche,  innanzitutto la fisica, perch...
Ti sto chiedendo cos' questa storia.
Be', senti, in quanto alla meccanica posso farti vedere, ma...
Benissimo, fai vedere.
Aprii l'astuccio degli attrezzi della mia automobile, che a quel
tempo si tenevano sotto il sedile, e lui stette a guardarli. Additai
una chiave Stillson e dissi: Cos'?. Ebbe un'espressione imbarazzata
e rispose: Be', lasciamo stare. Che vuoi che importi?.
Senti, non ci sono i tuoi, qui. Siamo soli. Sputa fuori.
Potrebbe trattarsi del football.
Football?
S,  un gioco. O gioco della palla ovale, se preferisci.
E?
Potrei volermici dedicare.
Perch qui a Baltimora?
E perch no?
Perch non a Frederick?
Chi vuoi che si interessi a Frederick?
E al Politecnico chi si interessa?
Tutti... Senti, scocciatore, credi che voglia rinunciare a questa
occasione? Non si  che dei dilettanti, lo so. Per serve a farti strada.
Non dirai di no.
Era tremendamente sicuro di essere in procinto di fare grandi
cose. Per sfondare, innanzitutto bisogna farsi un nome, e l'unico
posto per farsi un nome  un istituto che goda di una certa pubblicit
sui giornali. A Frederick potresti giocare fino a schiattare, e
manco una mosca verrebbe a vederti. Il Politecnico, vedi,  un'altra
cosa. Cos... meccanica, fisica, che vuoi che importi? Una scusa
bisognava pure trovarla.
Certo, non faceva una grinza. A quell'et non puoi mica dire le
cose come stanno a tuo padre, devi cercare per forza di abbindolarlo.
  la sacrosanta verit. Se Denny se ne fosse uscito con la faccenda
del football, suo padre gli avrebbe detto che era matto da legare, e
in fondo lo era. Tuttavia, anche un matto da legare ha diritto di sbizzarrirsi,
e di tanto in tanto, non molto spesso, si capisce, il cavallo
impazzito arriva primo.
Denny non era ancora completamente sviluppato, ma poco gli mancava,
e comunque sembrava tagliato apposta per fare il giocatore di
football. Era di media statura, uno e settanta o settantadue, ma ben
piazzato e con un gran torace e certe cosce possenti. Aveva la vita
sottile e il petto rigonfio, ed era massiccio dalle anche alle ginocchia,
specie il sedere, tanto che gli sporgeva come a una ragazza.
Ma bisognava vederlo per credere alla velocit che riusciva a imprimere
alle gambe, e quando cominci ad allenarsi, e io stavo a guardarlo,
mi entr a un tratto quel chiodo in testa, che forse lui aveva
avuto ragione e avrebbe potuto far strada. L'allenatore dovette pensare
la stessa cosa, poich dopo poco mise Denny con quelli della
prima squadra perch si abituasse alle formazioni. E poi, incredibilmente,
il venerd, quando ci fu il primo incontro con una squadra
che chiamer Calvert, c'era Denny nello schieramento iniziale, al
posto di mediano destro. Ma a correre, passare e tirare il pallone,
in tutto fuorch placcare, non sarebbe potuto andare peggio. Verso
la fine del secondo tempo fu espulso, e Gus Schoenfeld, che aveva
giocato prima al suo posto, lo sostitu, e Denny non torn pi in
campo. Fu la fine della sua carriera, almeno per il momento, nonostante
le sue chiacchiere, il suo zoppicare e la scusa di aver preso
una storta nel dare il calcio. Continu ad andare agli allenamenti,
ma fu relegato in terza squadra, una formazione di cui l'allenatore
non si curava nemmeno.
Tuttavia iniziai a domandarmi la ragione di tutto ci. In primo
luogo, avevo giocato con lui pi di una volta, e non si poteva dire
che non ci sapesse fare. Forse si perdeva nella mischia, ma nel
gioco lungo era un fulmine. Il football  grossolano, in tutte le sue
sfumature, ma l'arresto si fa o non si fa. Un giocatore che attacca
velocemente, supera l'area di rigore, spiazza il corridore d'ala, lo
scaraventa a terra, lo scaraventa davvero, in modo che quello rotola
nell'erba e la palla va per conto suo, un giocatore cos ha della
stoffa. Intendiamoci, non dico che sia gi di grande aiuto alla squadra.
I placcaggi sono un'azione difensiva, e non si vince l'incontro
con uno zero a zero. Per vincere bisogna fare touchdown; ma se ci
richiede qualcosa di pi del fegato necessario per l'arresto, questo
 il minimo che ci vuole, ed era ci che mi dava da pensare. Perch
quel minimo Denny l'aveva. Eppure, anche a Scrubville dov'era
adesso, non faceva quattro passi che era gi fuori combattimento.
Poi, dopo un po', capii cos'era che non andava: al solito, una questione
di esibizionismo. In difesa andava benissimo, perch nello
sgominare il gioco avversario faceva un gran figurone e nessuno
poteva far meglio. Ma all'attacco, fare sfoggio di velocit e lasciarsi
alle spalle il proprio marcatore quando era ancora distante dall'area
di meta, sar stato un bel modo di mettersi in mostra, ma un sistema
tatticamente sbagliato. Era la linea di fondo a far centro su di lui e
succedeva sempre la solita storia: seconda discesa, dieci avversari
da passare. Ne discussi con lui, e lui and in bestia, dicendo che
sapeva ci che doveva fare e quello che contava era la velocit, lui
l'aveva e intendeva servirsene e presto ne avrebbe dato conferma.
Io gli dissi che non doveva allontanarsi dal proprio marcatore, mi
infilai persino i pantaloncini e scesi in campo, facendomi mettere
nella squadra dove giocava lui e, siccome a correre m'arrangiavo
anch'io, giocai da mediano. Quando facevo parte del suo blocco,
cercavo di tenerlo da presso, ma non c'era verso. E poi, una volta in
cui si trovava allo scoperto, senza protezione, un avversario lo caric
a testa bassa, e ci volle un'ora prima che riuscissero a calmarlo,
dall'attacco di nervi che l'aveva preso, e si vergogn tanto di aver
strillato a quel modo che la sera venne a trovarmi e mi chiese di
consigliargli cosa fare.
Cos gli mostrai alcune fotografie delle partite e come doveva
comportarsi, e lui le studi e cerc di correggersi. Poi, di sera, cominciammo
a recarci al campo sportivo, per provare due o tre cosette.
Mi mettevo a corricchiare, e lui mi seguiva, e, qualsiasi evoluzione
facessi, si teneva al mio fianco. Poi aumentammo la velocit.
Si sarebbe detto un pazzo che inseguisse la propria ombra correndo
sotto gli alberi. Poi rovesciammo le posizioni, e fui io a seguire lui.
Infine pensammo che sarebbe stato meglio provare un po' di arresto
e fu l, provando e riprovando sotto la luce elettrica, che appresi
quello che mi avrebbe reso nuovamente celebre. Si raccontano pi
fandonie sull'arresto che su qualsiasi altra cosa nel football, e raramente
vien fatto a dovere, e io arrivai alla conclusione, giocherellando
con Denny, che il difetto stava nel fatto che i giocatori erano
troppo perfezionisti. Voglio dire nel mettere in pratica i consigli che
ricevono; si mettono in testa di dover mirare a un punto a circa un
metro davanti all'attaccante. Cos, quando le linee si incrociano, lo
prendono e lo scaraventano a terra di botto, in modo che il corridore
d'ala possa essere libero di correre e fare touchdown. E spesso 
proprio cos che succede. Ma il pi delle volte quello che colpiscono
 l'aria fresca prima e l'erba poi, e il corridore d'ala viene placcato.
Cos mi dissi: perch non puntare sul giocatore? Perch non
lanciarsi su di lui? Colpendolo a dovere, lo mettete fuori combattimento
senza andarci anche voi, se riuscite a mantenervi in piedi.
Fu cos che facemmo, e, grazie alla velocit che tutti e due avevamo
e all'impegno che ci mettemmo quando capimmo la direzione
da prendere, sembrava che saremmo diventati delle promesse poco
rosee per qualcuno, un giorno o l'altro.
Il giorno in cui cominciammo a mettere in pratica il nostro sistema
con la terza squadra, Denny effettu tante discese che nessuno
riusc pi a contarle. E la voce dovette spargersi in giro, perch di
l a un po' arriv l'allenatore e il giorno dopo Denny era di nuovo
in prima squadra, e io con lui. Il nostro primo incontro ebbe luogo
con una squadra che indicher col nome di Chesapeake, e arrivammo
allo stadio con banderuole di carta fissate alle automobili
e inscenando un baccano infernale. Quello che fecero di noi fu un
vero macello, nel primo tempo e fino a circa la met del secondo.
Sulle nostre tribune c'era un gran mortorio, perch prima che noi
ci girassimo dall'altra parte avevano effettuato tre discese e segnato
due touchdown. Denny e io sedevamo da un lato con le altre
riserve, e non fu che dopo la terza discesa che fummo mandati in
campo, tutti e due insieme. Ricordatevi di fare attenzione all'arbitro.
Non c'era pericolo che lo dimenticassimo. Aprirono con una
mischia chiusa, quella che fino allora era riuscita loro cos bene,
e Denny caric e mand tutto all'aria prima che la palla raggiungesse
la linea dell'area di meta. Secondo down, dodici da passare,
ma solo tredici alle spalle, prima di sedersi sulla propria linea di
fondo. Riprovarono e Denny scompagin tutto di nuovo, questa volta
un po' pi veloce. Terzo down, quindici da passare, dieci in coda.
L'estremo si spost indietro. Cos facemmo anche noi, io e Denny,
lui per intercettare la palla, io per coprirlo. Quando l'ebbe presa, fece
esattamente quello che gli avevo detto di fare. Si lasci condurre
da me, punt sulla linea di rimessa laterale, per forse dieci o quindici
metri, con l'intera squadra avversaria che ci veniva addosso e
i nostri che si sfiatavano per bloccarli.
Quando furono quasi di fronte a noi, tagliai a destra, buttandomi
nella mischia, e lasciai loro vedere per la prima volta la velocit a
cui sapeva correre Denny. Passarono tutti, ma perdendo naturalmente
di velocit. Quando mi accorsi che non ce l'avrebbero fatta
pi a passarci davanti, li lasciai andare. Denny non l'avrebbero
preso pi. Continuai a correre, puntai dritto sull'estremo, che stava
indietro come ultima difesa. Lo presi di mira e lo colpii in pieno.
L'urto era stato cos violento che mi parve non sarei pi riuscito a
respirare. Ma era tutto quello di cui Denny aveva bisogno. Buc e,
prima ancora che il rumore, come di campanello, mi morisse nelle
orecchie, lui si trovava oltre la linea dell'area di meta. Ripetemmo
la cosa altre due o tre volte.
La strada era gremita di ragazze, quando uscimmo dallo stadio, e
credo che Denny nemmeno si ricordasse di me. Non si accorse della
mia presenza, n si sogn di ringraziarmi. Se n'era andato prima
ancora che io uscissi dalla calca, e tornai a casa da solo in macchina.
Ma, per puro caso, ottenni maggiore successo di lui, almeno sui
giornali. In redazione avevano delle sue fotografie, prese all'inizio
della stagione, quando aveva giocato alcune partite con la prima
squadra. Ma di me non ne avevano, tranne alcune in cui indossavo
il vestito blu e la gorgiera da baronetto. La faccenda li colp e cos
fui schiaffato su tutte le pagine sportive del sabato mattina. Le zie
fecero un mucchio di telefonate, potei udirle e mi sentii di nuovo
importante. Mio padre fece alcune osservazioni, a colazione, e sembr
compiaciuto e io ebbi di nuovo quella specie di formicolio che
non avevo pi provato da tanto tempo. Uscii a prendere un'altra
copia del Sun, ritagliai l'articolo e, tornato di sopra, scrissi a Miss
Eleonora e vi inserii il ritaglio.
All'universit, dopo tre anni di Politecnico trascorsi a portare Denny
fino all'area di meta, ricevere i suoi passaggi e coprire i suoi tiri,
bastava accennare ai nostri successi. Proprio come lui aveva previsto,
arrivarono richieste da tutte le parti, specie dall'Alabama, dalla
California del Sud e dalla Georgia, anche dalla Columbia, purch
ci impegnassimo a giocare. Non ci tenevo granch a esser celebre,
e del resto non mi avrebbe portato a nulla, poich desideravo continuare
con la meccanica studiata al Politecnico, e le scuole di football
non erano fatte per questo. Denny faceva fuoco e fiamme per
la Columbia, poich a quell'epoca era ancora vivo Howard Jones ed
era un astro di prima grandezza. Ma poi le cose si sistemarono da
sole, in modo da andare bene per me e magnificamente per Denny.
A quel tempo il Maryland faceva un po' meglio nel football di ora,
Curley Byrd non era ancora presidente, ma semplice allenatore, e
non mandava in campo tutte quelle mozzarelle. Dopo una partita
giocata nel 1927, ci portarono a trovarlo all'Albergo Belvedere, e
Denny ne rimase affascinato. Il Maryland non mi entusiasm granch
dapprima, ma, dopo essere stato al College Park e aver visto
che in quanto a ingegneria facevano sul serio, decisi di accettare.
Cos nel 1928, dopo esserci diplomati al Politecnico, vi entrammo,
dividemmo in due una stanza che guardava sulla Washington Road
e prendemmo parte alla squadra delle matricole.
A quell'epoca Byrd aveva quasi quarant'anni, ma credo che ce
l'avrebbe fatta benissimo a giocare ancora, sia con noi sia tra i professionisti.
Era un po' pi pesante di come era stato quando faceva
il giocatore, ma era una bellezza a vedersi, alto, diritto, colorito in
volto e una criniera di capelli ricciuti che, neri un tempo, allora
stavano ingrigendo e ora devono essere completamente bianchi. Ci
dedic molto tempo, anche se non eravamo che delle matricole, e ci
insegn delle cose di cui ignoravamo persino l'esistenza. Certo, non
ci entusiasmava troppo dover scendere in campo di mattina presto,
giocare pochissimo e limitarci a un po' di passaggi. E non appena
la neve si sciolse, a primavera, indossammo un maglione, un paio
di vecchi pantaloni e scarpette chiodate, e tornammo fuori a ripetere
sempre la stessa storia. Ero ormai completamente sviluppato,
misuravo il metro e ottanta di oggi e pesavo ottantatr chili; pi tardi
non aumentai che un pochino di peso.
Cos, i primi giorni di ottobre del secondo anno, quando alla fine
potemmo giocare per l'universit, tutt'a un tratto Denny divenne un
articolo d'agenzia, qualsiasi cosa facesse. Io invece ero il servizio
speciale con fotografie e rivelazioni importanti. Voglio dire che
andarono matti per me, specie l'allenatore. Ero il giocatore di cui
avevano bisogno, che faceva tutto alla perfezione, meglio addirittura
nel sostenere qualcuno che a fare le cose per s. Fui di nuovo
un gran successo, e ricevetti ritagli, cartoline e scatole di frutta da
Miss Eleonora, ed ero soddisfatto di me stesso.
Uno dei primi giorni di novembre avevamo giocato contro Yale
e pareggiato 13 a 13 grazie a un mio colpo fortunato, quando avevo
intercettato un passaggio e fatto una discesa quasi da met campo.
Ci diedero i biglietti per il ritorno da New Haven a College Park,
individuali invece che cumulativi, in modo che potessimo fermarci
a New York se volevamo, goderci uno spettacolo o altro e rientrare
in sede il luned. Cos Denny e io trasferimmo il nostro bagaglio al
McAlpin, ma lo trovammo completo e andammo a un altro albergo.
Salimmo a sistemarci un po' e scendemmo, e l, naturalmente,
all'edicola, lui agganci due ragazze. In questo, ora, non contava
pi su di me, cos se ne and con loro e io uscii a fare quattro passi.
A Broadway, intorno alla Quarantesima Strada, scorsi un posticino
che mi piacque ed entrai a mangiare, poi scesi al Loews State,
dove avevo cantato anni prima. Ma non davano nulla che fosse di
mio gusto, cos uscii e telefonai a Miss Eleonora. Nessuno rispose.
Stavo per rientrare a teatro, ma ero irrequieto e tornai in strada. Poi
mi feci portare all'albergo da un taxi. Avevo un giornale in mano e
mi venne l'idea di mandarle un biglietto, includendovi la mia fotografia
nella veste dell'eroe.
I tavolini nella sala di scrittura erano accoppiati, l'uno contro
l'altro, con una specie di basso assito nel mezzo, e di fronte a me
c'era una ragazza bionda vestita di nero, pure lei intenta a scrivere.
La sua penna era difettosa, cos gliene porsi una dalla mia parte,
e lei scrisse due lettere e introdusse un biglietto da un dollaro in
ciascuna. La donna generosa, dal cuore d'oro, che distribuisce
soldi a questo modo attacc. Oh, be', come vengono, cos vanno
prosegu, un affare mi  andato bene quest'oggi, e poi ho vinto dieci
dollari a una partita di football...
In quale partita?
Yale-Maryland. Avevo voglia di prendere una boccata d'aria e
cos ci sono andata.
Fa l'universit?
Io? Be', grazie del complimento. Dovrebbe guardare un po' meglio.
Sono una vedova in et, con due figli;  l che va il denaro.
Fece vedere le due lettere, l'una indirizzata al un Mister, l'altra
a una Miss. Il cognome su entrambe le buste era Lucas. Lei 
la signora Lucas?
Esatto.
Scusi tanto.
Non mi sento per nulla offesa. Ma possibile che possa sembrare
una studentessa?  tutta una questione di luce.
S, l'avevo presa per una universitaria.
Ma lei... lei fa l'universit?
S.
Ha anche un nome?
Non lo conosce?
Oh bella...  la prima volta che ci vediamo. Non  cos?
Presi la fotografia che avevo ritagliato per Miss Eleonora e gliela
porsi. Ebbe un sussulto, la pose gi, fissandomi.
Ma, certo!... L'emozione che mi ha dato oggi; non mi sono ancora
ripresa. E non  che un ragazzino.
Be'... grazie.
Non le piace essere un ragazzino?
A lei piacerebbe?
S.
Benissimo, siamo pari e patta.
Ne sono entusiasta.
Allora grazie. Questa volta grazie davvero.
Credo di esserle debitrice di qualcosa.
Certo.
Non alludo ai dieci dollari che mi ha fatto vincere - avevo
puntato sulla vittoria del Maryland - bench anche questo sia vero.
Qualcos'altro. Quello che ho provato a guardarla laggi, con i
suoi capelli castani scintillanti al sole e quell'aria risoluta in volto.
Nessuno le ha detto che tiene la testa inclinata?
Mai sentito prima.
E quando l'altra squadra sta conducendo un'azione, sta l proprio
come un gatto in agguato davanti al nascondiglio del topo. Poi
le sue spalle si piegano in avanti. Si scorge qualcosa alla sua mascella.
Infine scatta. Allora il gatto non  pi un gatto.  una tigre...
Andiamo in qualche posto?
Va bene, ma offro io.
Sono io che sono sua debitrice. A parte questo, sono una vedova
fortunata, come probabilmente le racconter tutta la sera, ora che
su di lei abbiamo gi discusso abbastanza. Sono una donna importante,
e oggi mi  andata bene, credo d'averglielo detto.
Non sono al verde nemmeno io.
Ma sentilo!
Posso staccare anch'io un assegno.
Vediamo a chi tocca?
Era in piedi accanto a me, e insieme ridemmo. Poi i suoi occhi
ruotarono in su e mi piacque ancora pi di prima. Tutti e due tirammo
fuori dei nichelini, chiudemmo le mani e li agitammo. 
stata lei a sfidarmi, signora Lucas, e se vince, pago io. Cos vinse,
e io mi alzai, con un inchino. Raccolse le lettere e io introdussi
il ritaglio nella mia, la affrancai e chiusi la busta. Poi uscimmo e
attraversammo la hall verso la buca della posta. Dovr mettermi
qualcosa indosso.
Non ho con me l'abito da sera.
Non fa nulla, ma io non posso restare in tailleur.
Allora la aspetto qui.
Perch? Salga pure con me.
Era la prima volta che entravo in una suite singola, poich mio
padre, bench ne prendesse sempre una, lo faceva, per forza di cose,
assieme alla trib che si portava dietro, le sorelle, me e il pi
delle volte degli amici. Non avevo mai saputo che bastava prenotare
quel salottino in pi per ricevere chi si voleva. Lei stava al nono o
decimo piano, con le finestre che davano sull'Hudson, e, non appena
ebbe acceso la radio, si scus e si ritir nella stanza da letto.
Sedevo e ascoltavo e guardavo fuori le luci, ma avevo l'impressione
di sentirmi un po' il cuore in gola, e non capivo il perch. Tutto andava
nel modo giusto, secondo le regole. Eravamo l, noi due soli,
insieme ed ero emozionato. Suon il campanello e la porta della
stanza da letto si scost leggermente. Vuol vedere se  lo chasseur?
Ho pensato che avremmo potuto prendere qualcosa prima di uscire.
Lo faccia entrare e gli dica che aspetti.
Aprii la porta e trovai un ragazzo dell'albergo, con una brocca di
ghiaccio, dell'acqua di seltz e due bicchieri. Lei venne fuori in kimono,
gli diede la mancia e lui se ne and. Lei torn nella stanza e
ricomparve con una bottiglia di whisky. Me lo prescrive il medico,
non  cattivo. Lo vuole liscio o al seltz?
Al seltz.
Sono contento, ripensandoci ora, di non aver detto nulla sulla
necessit di tenermi in forma. Poich sapevo, e sapevo poco o nulla
a quell'epoca, che si trattava di una cosa molto pi importante del
football. Lei vers da bere, poi sedette un po' discosta, col tavolino
da cocktail in mezzo, e parl di se stessa. Suo marito aveva lavorato
nell'industria mineraria, ed era morto durante una gita a Cuba.
Avevano vissuto a Easton, in Pennsylvania. Qualcosa doveva pur
fare, e cos aveva iniziato a lavorare ai grandi magazzini di sua propriet.
Si interessava degli acquisti per bambini e il giorno prima
era venuta in citt per cercare di sospendere l'invio di certa merce
ordinata per Natale. Era fiera di s, per avere scoperto una clausola
nel contratto che la liberava in conseguenza di un ritardo nella
consegna. Al fatto che ci potesse essere qualche rapporto tra quei
giocattoli e le mie azioni non ci pensai, ero troppo preso dallo sport,
occupato a correre, tirare e far passaggi, per interessarmi a cose di
finanza. Le prime pagine dei giornali non parlavano d'altro, mi dicono
ora, ma indubbiamente deve essere stato quando andavo in cerca
della mia fotografia all'interno, saltando a pi pari la prima pagina.
Cos mi limitai ad ascoltare, centellinare il whisky, e una o due
volte, per nessuna ragione apparente, il mio cuore ebbe un lieve
sussulto. Dopo un po' disse che avrebbe fatto meglio a vestirsi,
vuot il bicchiere e torn nella stanza da letto. Cercai di guardare,
ma non riuscivo a pensare ad altro: non aveva chiuso la porta. Dopo
qualche istante, con il suono di un nostalgico corno da nebbia, mi
sentii dire: Ha bisogno di aiuto?.
No, grazie... Certo, aver bisogno di aiuto, in queste condizioni,
potrebbe essere frainteso.
Non so come, le gambe mi trasportarono di l. Indossava un paio di mutandine velate, reggiseno, scarpe, calze e nient'altro, e stava
contemplandosi davanti allo specchio. Aveva una bella figurina
procace, tutta curve, e mi fece un certo effetto. Si resse prima su un
piede, poi sull'altro, con la mano sul fianco e il mignolo rialzato. Poi:
Per avere venticinque anni, sembro ancora giovane.
Giovane, bella e... baciabile.
Perch stai tremando, Jack?
Io?
Non vedi che fai salire le bolle nel bicchiere? Ancora un po', e
farai tintinnare il ghiaccio.
La reazione, forse. Una partita estenuante, oggi.
Perch non mi chiedi il motivo per cui tremo anch'io?
Perch?
Reazione, o altro... Sapevo benissimo che non saremmo usciti,
Jack.  stato un pretesto. Per poterti soffiare il fumo negli occhi e
scompigliarti i capelli... Quand' che la smetterai d'impiastricciarti
a quel modo? Avrebbero una bellissima onda, se li lasciassi stare.
Lo sapevo benissimo, ma non ho mai fatto nulla di simile.
Non hai detto che hai dei bambini?
 un'altra cosa. E tu nemmeno, vero? Benissimo, credo sia il
peggiore affronto che si possa fare a un uomo, insinuare o solo alludere
al fatto che non sia un esperto in materia. Tuttavia, certe cose
le capisco. E mi piace che sia cos.  tanto pi bello che tu sia venuto
con me... come potrebbe farlo un bambino. Come un ragazzino
dai capelli color zucchero d'orzo che fa il suo ingresso in un bellissimo
giardino, alquanto proibito, e tremendamente misterioso...
Signora Lucas, qual  il suo nome?
June.
June, vieni qui...  proprio vero, come dici tu.
Ti dispiace ammetterlo?
No.
Le raccontai dell'automobile, il modo mio e di Denny di andare
a caccia di ragazze, e del pomeriggio alla spiaggia. Lei ascolt, poi
and alla finestra e rimase a guardare le stelle. Poi: Jack, sapessi
come sono felice che tu ti sia sentito male!... Immagino benissimo
la faccia che devono aver fatto le ragazze, quello che deve aver
pensato il tuo amico. Non sono nata ieri. Volevano esaltarsi, ma al
pi erano capaci di eccitarsi. Come dice Wilde? Ogni uomo uccide
ci che ama? Tranne gente come quella, che non lo uccide, ma
lo insudicia. Sono felice che tu non l'abbia fatto, n l'abbia potuto
fare. Non ci saranno pi altre sere, per te, come questa di oggi, ed 
meraviglioso che tu l'abbia conservata per me. Sono felice di essere
io. Ed  sciocco, romantico e inebriante. Vorrei infonderti qualche
ideale, e gradirei che tu lo conservassi... Fai che sia sempre bello.
Non insudiciarlo mai.
Mi baci, allora, e la notte assunse il colore della falena.
 
Capitolo 8.

Il resto dell'autunno giocammo, credo, varie partite, ma come e contro
chi non saprei. Le scrivevo, le telegrafavo o le mandavo qualcosa
tutti i giorni, e poi, dopo l'incontro con la Hopkins, avvenuto a
Baltimora, andai a trovare il dottor Henry che, da quel che ricordo,
era sempre stato il mio medico curante, e gli feci telegrafare all'universit
che avevo bisogno di farmi asportare l'unghia di un piede, o
qualcosa del genere. Poi, limitandomi a fare una telefonata a casa,
mi precipitai alla stazione e presi il treno per Easton. La vidi prima
di quanto avessi previsto. Arrivai a notte inoltrata e l'indomani scesi
in sala da pranzo per la colazione, domandandomi cosa avrei potuto
fare per avanzare le lancette dell'orologio fino all'ora adatta per
chiamarla al telefono. Ma le avevo mandato un telegramma annunciandole
il mio arrivo, e quando alzai il capo, chi ti vedo avvicinarsi
dietro il cameriere, se non lei, anche pi giovane di quando l'avevo
lasciata, con un cappellino marrone sui capelli biondi, la pelliccia
e un fiore per il mio occhiello? Fui cos felice di vederla che stentai
a mandar gi la colazione. Be', June, che programmi hai? Ho telegrafato
qualche bugia, e l'ho fatta raccontare da un medico, cos
sono libero fino alla prossima settimana, se tu puoi. Abbiamo giocato
ieri l'ultima partita, e ho fatto in modo da non dover tornare a
scaldare i banchi fino alle vacanze del Ringraziamento.
Chi ha vinto, a proposito?
Noi... E ho preso un appartamentino. Vuoi vederlo?
Jack, temo che non potr.
Perch?
Per la stessa ragione che mi ha spinto a venire qui cos presto.
Dovevo impedirti di venire da me. Non posso portarti a casa
mia. Jack,  accaduto non so come... Siamo stati colti di sorpresa,
e abbiamo passato una notte splendida... Oh, certo, due splendide
notti e una lunga giornata di sogno, e non ho rimorsi. La vita  fatta
cos: un po' di opera, e tutto il resto. Ma la romanza si compone di
un solo ritornello, e non c' seconda strofa. Ti ho amato, un sabato
e una domenica, come meglio non avrei potuto. Ma non  possibile
andare avanti. Tanto meno qui. Devo essermi scordata di dirtelo,
sono una persona in vista. Appartengo a circoli e altro. Ho amici
che si rifiuterebbero di comprendermi. Non saprei come spiegare
la tua presenza.
Perch?
Be'... chi sei?
Un innamorato.
S, ma... vorranno sapere di pi.
Benissimo, e d loro di pi.
Cosa, per esempio?
Un innamorato con cui sei fidanzata.
Non pu andare.
La gente usa fidanzarsi, se non sbaglio.
Gente in et, con bambini, non si fidanza con ragazzini che
fanno l'universit... O se lo fa, non si illude certo che gli altri ci
credano. Ci prenderebbero per quello che siamo, per degli amanti.
E non voglio che ci avvenga.
Benissimo, un innamorato al quale sei sposata.
Che cosa?
Potremmo anche sposarci.
Quando?
Oggi.
L'ufficio non  aperto la domenica.
Domani, allora.
Jack, fammi il piacere di essere serio.
Pi serio di cos!
Non le diedi tregua, volevo ficcarle in testa che intendevo fare
seriamente. Le raccontai di me, del denaro guadagnato cantando,
i progressi che stavo facendo nell'ingegneria, e via dicendo. Dissi
che avremmo venduto le mie azioni, se necessario, e lei sarebbe
potuta venire a vivere con i bambini a College Park, o io mi sarei
trasferito a Easton e avrei concluso un accordo con la Lafayette per
giocare a football. O, dissi, avrei piantato la scuola, e ce ne saremmo
andati, qui a Easton o altrove. Mi fiss intensamente quando
accennai alle azioni, mi fece qualche domanda, e disse che sarebbe
stato meglio capitalizzare, visti gli ultimi avvenimenti. Poi: Jack,
vedo che dovr dirti la verit. Andiamo di sopra.
Cos salimmo nel mio appartamentino e lei telefon a casa avvertendo
che non sarebbe rientrata che per cena.
Poi la ebbi tra le braccia e fu pomeriggio inoltrato prima che
cominciassimo a parlare. Ma quando inizi, and diritto al punto.
Jack, mi sa che sto per sposarmi.
Con me?
No.
Be'... questo  parlar chiaro. Ora s che ti capisco. Quando
 successo? O ti secca che te lo chieda?
Non  successo.
Ci stai solo pensando?
Nemmeno questo. Ma... ci ho gi pensato.
Capisco.
Le donne sentono quando qualcosa del genere  nell'aria, e
sono certa che al momento giusto, nel modo giusto, mi sar chiesta
la mano. Non ho fatto nulla con te che non fossi stata libera di
fare, nulla che sia costretta a confessare, la cosa non riguarda che
noi due. Comunque sia,  una cosa sensata, cosa che non sarebbe
con te.
Perch no?
Tu, innanzitutto, sei un bambino.
Un lattante. Ma perch sarebbe una cosa tanto sensata?
Era amico di mio marito, e mi conosce da quando mi sono
sposata;  innamorato dei bambini e loro lo adorano, e...  odioso
dover tirare in ballo tutto ci, ma  importante:  molto ricco, e...
Ora ci sono.
Credo che ti sbagli.
Lo ami?
Non come te, cos cos.
Ma  ricco...
Jack!
Che cosa?
Non essere offensivo.
Lo sono?
S... Se fossi sola, e mi chiedessi di fare questa pazzia, non direi
di no. Sarei capace di farla.  gi abbastanza insensato essere
qui con te. Ma non sono sola. Ho dei bambini, una famiglia, degli
amici, una posizione, tutte cose a cui pensare e a cui non posso rinunciare.
Per avere te, dovrei rinunciare a tutto, perch, l'hai detto
tu stesso, dovrei ricominciare dal principio. Con lui, nulla di tutto
ci, la vita continuer piacevole, calma, senza scosse.  un'altra
cosa: da quando in qua i ricchi sono cos ripugnanti?
Benissimo.
La ricchezza, o perlomeno l'agiatezza,  quello a cui praticamente
tutti mirano nella vita, e l'idea che i ricchi siano cos abominevoli,
tanto che una donna non dovrebbe nemmeno guardarli, 
assolutamente stupida. Certo, si tratta di un'idea maschile. Le donne
non l'hanno mai avuta.
Mi circond con le braccia e mi si strinse contro. Dopo una lunga
pausa disse: Non  cos tremendo, vero?.
 una cosa odiosa.
Cambierai idea.
Il tempo  la grande medicina, suppongo.
In parte. In parte anche per il fatto che, quando ti sarai ripreso
e l'infatuazione sar svanita, sarai felice come una pasqua che abbia
sposato qualcun altro. Non sei ancora pronto per una moglie e
dei bambini, che oltretutto non sono nemmeno tuoi. Dovresti abbandonare
gli studi, e io dovrei continuare a lavorare, e... tante e
tante cose. Ma, Jack...
S?
Mandami una rosa rossa tutti gli anni.
Va bene.
Mi ami?
S.
Tra Easton e Baltimora i treni fanno di certo servizio, perch se
uno mi aveva portato a Easton, verosimilmente un altro dovette riportarmi
a casa. Ma non ricordo assolutamente nulla di treni, della
coincidenza a Philadelphia e via dicendo. Tutto quanto ricordo  di
aver vagato nella notte, su un ponte sopra un fiume, per una via con
insegne di cinema e su e gi per una collina nei pressi dell'Universit
Lafayette, cercando di schiarirmi le idee e vedere come sarebbe
andata a finire, in modo da poter estirpare quello che sentivo per
lei e abituarmi al fatto che andasse in sposa a un altro. Ma al significato
di quella relazione, ammesso che lui fosse venuto a saperlo,
e a lei che accettava la sua corte per poi passare il fine settimana
con me, cercavo di non pensarci, e tuttora non riesco a spiegarmelo.
Suppongo, riflettendoci bene, che avesse ragione: inebriante che
fosse, non era che una canzone, che si canta una volta sola, per dimenticarla
subito dopo. L'indomani, un luned, mi trovavo a casa,
nella mia stanza, a rimuginare l'intera faccenda. Mi sembrava un
po' buffo che le zie avessero cos poco da dire, specie a proposito
della mia fuga dopo la partita. Ma si limitarono a salutarmi e non
mi fecero domande, e la casa era cos tranquilla da poter sentire i
bambini giocare in strada. Poi, verso l'imbrunire, udii la voce di mio
padre, gi da basso, e Nancy mi avvert che lui desiderava vedermi.
Lo trovai nel suo studio, e non mi guard nel darmi la mano. Non
parl della partita di football, n di altro, fino a che non fui seduto l
per un bel po'. Poi: Jack, ho delle brutte notizie per te.
S? Su che cosa?
I tuoi titoli.
Oh, ne ho gi sentito parlare.
Allora hai saputo del crac?
Quale crac?
Del Marted nero, come lo chiamano.
Stavo giocando.
S... avrei dovuto farti le mie congratulazioni.
Che vuoi che importi?
Cominci, allora, a raccontarmi del crollo della borsa, torcendosi
la faccia con la mano, o forse cercando di raddrizzarla. Mi raccont
delle azioni, di quelle avute, come alcune erano state vendute e
sostituite con altre, di come controllava le date in modo che avessi
regolarmente i miei dividendi, alcuni in un mese, altri in quello
successivo. Sembrava avesse trovato una gran soddisfazione a farmi
concludere di tanto in tanto qualche affare e nel fatto che ormai da
quattro o cinque anni incassavo una ventina o trentina di dollari al
mese di dividendi. Ma... sono a terra. Vero pap?
Non lo so ancora. Non ho fatto come molti che han buttato tutto
fuori bordo per salvare il salvabile. Ci ho pensato a lungo, mi sono
persino risolto a pregare, non mi vergogno di dirlo. E ho deciso di
tenerle, le azioni erano pur sempre azioni. Se e quando la borsa fosse
risalita, sarebbero state l, e un valore l'avrebbero avuto, e avrebbero
dato i dividendi, cos si sperava. Tranne che...
Andiamo, dimmi pure.
Alcune te le ho messe in sicurezza.
E...
Andate.
Be', che dice il listino?
Ho qui le quotazioni... Ai prezzi cui le ho pagate, ci sono tremila
dollari in titoli allo scoperto e due buoni del tesoro di minima
entit. Quello che valgono oggi  meglio non dirlo. Forse si potrebbero
vendere. Se i dividendi continueranno a essere distribuiti, non
possiamo ancora saperlo. Ma, oggi come oggi, considerando soltanto
la situazione attuale,  tutto perduto.
Tutto?
Praticamente s.
Be', quel che  fatto  fatto.
Jack, mi tormenta, mi avvilisce, mi umilia doverti dire questo,
dopo il bel risultato a cui sono giunto. Avrei preferito perdere la mano
destra, e spero mi crederai se dico che, potessi prelevare del denaro
alla banca per coprire le tue perdite, lo farei senza indugio. Ma
non posso farlo. Non ti ho detto tutto. C' dell'altro. Sono rovinato
anch'io. Non ti avevo detto nulla, ma mi ero ingrandito. Assieme al
padre del tuo amico Denny avevo preso in affitto un lotto di terreno,
a Mont Royal, vicino all'Automobil Club, e iniziato la costruzione
di un grande garage, completo di tutti i servizi, pozzo di lavaggio,
pompe, depositi di benzina, cric... Un investimento di cento e pi
mila dollari. Non disponevamo dell'intera somma, naturalmente, e
siamo ricorsi a una banca. Dopo quello che  successo, la banca ci
sta alle costole. E pure avendo iniziato i lavori - come, preferisco
non dirtelo - ci troviamo in una situazione disastrosa. Del garage
come l'intendevo io meglio non parlarne, almeno per il momento.
L'agenzia in North Avenue ce l'ho sempre, ma  gravemente scossa.
Tutto quanto posso dire, quando verr il momento,  che considerer
i tuoi titoli come un debito personale, e tu sarai...
Senti, tutti possono sbagliare.
... pagato. Ora, in quanto all'universit...
Ho qualcosa in vista. Se voglio, un posticino me lo danno.
Che genere di posto?
Non so. Avranno pure un'etica e comprenderanno anche loro
che non posso limitarmi a giocare a football.
Ma ce la farai a ultimare gli studi?
Oh, certo.
Sia lodato il Signore, per questo.
Non devi preoccuparti per me.
Sam Shreve si  sparato, se questo ti pu servire a qualcosa.
Mi dispiace.
Ci ha sempre consigliati come meglio poteva, ma i suoi consigli
non erano abbastanza buoni, diciamo cos.
Accade spesso.
Tornai nella mia stanza, mi coricai di nuovo e ricordai il suggerimento
di June, di capitalizzare le azioni. Era tutto quello che
rimaneva della mia ricchezza: un'occasione di pi per ricordarmi
di lei. In quanto al trovarmi al verde, la cosa mi interessava fino a
un certo punto, e non ce l'avevo con mio padre per aver perso il
mio denaro. Ma mi era sembrato strano che, dal modo in cui avevo
reagito alla faccenda, lui non avesse capito che c'era qualcosa che
mi turbava e non mi avesse chiesto cosa fosse. Be', perch non ero
riuscito a raccontargli di cosa si trattava? Se lo sapessi, non starei
ora a scrivere tutto questo.
Quasi da un giorno all'altro, da una famiglia in cui le cose venivano
fatte con una certa larghezza di mezzi ci trasformammo in una a corto
di quattrini, dove tutti sospiravano penosamente, tremavano a dover
tirar fuori del denaro e passavano giornate intere senza guardarsi
l'un l'altro negli occhi. Lo stesso accadeva un po' dappertutto, lungo
la via nella quale abitavo; erano discorsi che si sentivano all'emporio
nella North Avenue e altrove. Anche Denny ne risent, e fu la
prima volta che venni a sapere quello che faceva suo padre, oltre
a recarsi in Europa cos di frequente. Si occupava d'investimenti.
Aveva ereditato delle propriet da suo padre, una fabbrica di cemento
nei pressi di Monte Catoctin, dove Lee e McClellan si erano
scontrati poco prima della battaglia di Antietam, e inoltre estendeva
la propria attivit in appalti, costruzione di strade e di ponti e cose
del genere. Ma lasciava un direttore ad attendere ai lavori mentre lui
si occupava di affari collaterali, acquisti e preclusioni d'ipoteche,
come si usa dire, intascando i profitti di quelli che portava a conclusione.
Fu cos che lui e mio padre si trovarono cointeressati nell'affare
di Mont Royal Avenue. La Mont Royal Avenue, a Baltimora, 
la continuazione della terrazza di Mont Royal, una via come ce n'
in ogni citt, il centro del commercio delle automobili. Pap giocava
d'anticipo sui suoi tempi e aveva capito la necessit di quello che
oggi si chiama super organizzazione, con tutti i lavori fatti sul posto
senza bisogno di ricorrere ad aiuti esterni e servizi al completo ventiquattr'ore
su ventiquattro. Un impianto del genere costa quattrini,
l'attrezzatura costa quattrini e il materiale lo stesso. Ma anche Mr
Deets sub la batosta, perch era nell'affare fino al collo, senza via di
scampo se le cose fossero andate male. Da un giorno all'altro pass
dalla ricchezza alla povert, povero come pu esserlo un tipo come
lui, con le mani in pasta un po' dappertutto. Per Denny fu un colpo
duro, questo era logico, ma si diede subito da fare. Venne a trovarmi
e propose di fare quattro passi, e li facemmo in macchina, perch
almeno la Buick che aveva fatto seguito alla Chevy mi era rimasta.
Allora parl di quello che avremmo fatto stando cos le cose. Io non
sapevo che dire e stavo ancora ripensando a quello che era accaduto
a Easton. E poi, un giorno, subito dopo il Ringraziamento, quando
eravamo ormai tornati all'universit, lui venne nella mia stanza e
chiuse la porta con la sua aria misteriosa. Jack, sono stato in citt.
A Baltimora?
Washington. E mi sono imbattuto in quelli di Fall River.
Non disse Fall River. Nomin una citt non lontana da Fall River,
ma ho le mie buone ragioni per non farne il nome... Cosa vuoi dire
con mi sono imbattuto?
Pu darsi di proposito.
Ma non con buoni propositi, naturalmente.
Senti, Jack, hanno bisogno di giocatori.
Perch?
Hanno avuto un diverbio. A proposito di un premio che doveva
essere pagato, dopo il loro ultimo incontro. E non lo fu. E l'estremo
li ha piantati.
Bella squadretta.
Ho detto che hanno bisogno di uomini.
Smettila di divagare.
Potremmo cambiare nome, Jack.
E i connotati?
Non  poi cos difficile... Be', ho parlato con l'allenatore e
stasera devo telefonare. Hanno un impegno a New York, al Polo
Grounds, e credo potremmo partecipare se volessimo, cinquanta
dollari e viaggio pagato. Io ci sto. Ho bisogno di quattrini.
Anch'io, pezzo d'idiota.
Cos, da allora in poi, di domenica, giocai da professionista.
Denny si ribattezz Rex Atlas, e io Jack Healey. Dicemmo di essere
degli insabbiatori di Washington, qualunque cosa voglia dire,
ma parve andasse benissimo. Denny mi tinse le sopracciglia, cos
da bionde divennero castane. Per le fotografie, nel caso venissero
scattate, prepar dei batuffoli di cotone, che portavamo nelle maniche
della maglietta, pronti a infilarli in bocca, tra il labbro e la
gengiva, di sopra e di sotto, e che ci avrebbero dato indubbiamente
una faccia strana, con denti cavallini. A ripensarci ora, viene da
ridere. Non ridevo, allora. Mi vergognavo come un ladro, e, se ci
avessero scoperti, non so proprio cosa avremmo raccontato a Byrd.
Da quel giorno in poi non feci che cose per cui non ho il coraggio
di guardarmi allo specchio. Non ero pi lo spavaldo figlio di pap
di una volta. Ero uno che dava in affitto i propri muscoli, che se ne
infischiava dell'uso che ne veniva fatto e preferiva parlare d'altro
quando l'argomento veniva a galla.

 Capitolo 9.

Fu durante le vacanze di Natale, in occasione di San Silvestro, che
Margaret telefon per invitarmi a un ricevimento all'albergo. Dissi
che ci sarei andato volentieri se mi fosse stato possibile; portavo ancora
nella mente il greve fardello di Easton e non ero molto in vena.
Ma, il giorno del ricevimento, apparve sul Sun, datata da Easton,
la notizia delle nozze, e capii che June era ancora pi importante
di quanto non avesse lasciato intendere, poich era nella pagina
mondana e occupava abbastanza spazio. Cos, decisi di partecipare
al ballo. Mi misi il papillon nero che mio padre mi aveva regalato
a Natale, e ci andai. Fui sorpreso del cambiamento che aveva subito
in quei pochi mesi in cui non l'avevo vista. Si era snellita moltissimo
ed era diventata un figurino. Dal suo viso erano sparite le
chiazze, cos era passabilmente carina. Portava un abito rosa che si
intonava deliziosamente con i suoi capelli neri. Le strinsi la mano e
ammirai la sua nuova bellezza, ma lei parve non interessarsi granch
a quel genere di discorsi. Quando la musica attacc, la invitai
a ballare. C'era pure Denny, e fu colpito di vederla cos carina e,
mentre i violinisti accordavano gli strumenti, mi aveva sussurrato
in un orecchio che, ben volentieri, ci avrebbe combinato qualcosa.
Ma in quanto a ballare, non ball che con me.
La invitai di nuovo, e poi ancora, e credo proprio non riuscisse a
fare mezzo giro con altri quella sera. La cena fu servita nella grande
sala da pranzo, dove si stava svolgendo la festa dell'albergo, e
l'orchestrina del ricevimento venne a mettersi anch'essa nel salone.
dirimpetto all'orchestra grande, cos fin che ballai con lei senza
interruzione. Quando la tromba suon e le due orchestre insieme
attaccarono Auld Lang Syne, uscii ballando con lei nel vestibolo e
dietro a un angolo e, quando l'orologio batt le dodici, la baciai. Le
sue labbra erano morbide, umide e calde. Poi qualcuno ci pass
davanti correndo, con un corno, e ci separammo. Jack, bisogna
che torni in sala.
Questo corridoio  scomodo.
Nel mio studio staremmo meglio.
Di che stai parlando?
Se ti fossi fatto vivo prima, te l'avrei fatto vedere.
Sono stato fuori. Che genere di studio?
Uno studio musicale.
Dove?
Qui all'albergo. Nient'altro che un appartamentino, ma a mia
completa disposizione. Il pianoforte  un regalo di Natale. E uno
Steinway.
Gi, me l'immaginavo.
Be',  la migliore marca che ci sia.
Certo. Quando potr vedere questo studio?
Ci tieni a vederlo?
Certo.
Quando?
Ma... quando vuoi.
Stasera?
Facciamo stamattina.
Lei mi fiss e sempre ballando la riportai in sala da pranzo, stringendola
cos forte contro di me che non so proprio come facesse a
respirare. Cominci a bisbigliare. Avrei preso congedo insieme agli
altri, avrei ritirato le mie cose al guardaroba e sarei uscito, raggiungendo
la mia automobile. Ma poi, al pianterreno dell'albergo, dal
lato che dava su Charles Street, avrei trovato una porticina a cui si
accedeva scendendo alcuni gradini. Sulla soglia c'era la chiave, e io
sarei entrato e avrei girato a destra fino ad arrivare al montacarichi,
e l dietro avrei aspettato. Cos seguii le sue istruzioni. Gli invitati
cominciarono ad andarsene abbastanza presto, e io strinsi la mano a
suo padre e a sua madre e chiesi notizie di Helen, che si trovava per
le feste presso dei cugini a Trenton, parenti del Cartaret che aveva
dato il nome all'albergo. Mr Legg, come ho detto, era un tipo piuttosto
impettito, un ometto smilzo con dei baffi bianchi come si vedono
nei ritratti a olio, ma mi batt amichevolmente sulla spalla. Mrs Legg
era una donna dai capelli grigi, pesantemente truccata, con degli occhi
di un celeste chiaro che avevano la stessa particolarit di quelli
di Margaret, di fissare quasi sempre un punto distante con un fermo
risolino. Era una signora poco socievole, ma mi trattenne cinque minuti
almeno, a chiedere notizie di me, specie se cantavo ancora, e
sembrava concordare con la mia decisione di smettere. Poi mi raccont
tutto sul modo di suonare di Margaret, di quanto splendido
fosse diventato, ma come tuttavia avrebbe gradito la mia opinione
in proposito. Non riuscii a capire dove volesse arrivare, ma l'avrei
scoperto pi tardi. Poi diedi la mano a Margaret e feci un discorsetto,
in modo che tutti potessero sentirlo, per ringraziarla della bella
serata, augurandole tante belle cose per l'anno nuovo.
Pass un'eternit prima che Charles Street si vuotasse e io potessi
infilarmi gi per i gradini, trovare la chiave e scivolare all'interno.
Faceva buio l sotto, ma alla sinistra riuscii a scorgere una porta che
dava sulla bottega del barbiere e sulla destra una stradina che passava
accanto a forni, pompe e apparecchi elettrici. Svoltai a destra,
come aveva detto lei, e arrivai a una viuzza trasversale, nel retro
dell'albergo, che portava al montacarichi situato in un angolo lontano.
Lo raggiunsi e scorsi la cabina attraverso il vetro. Lei aveva detto
di aspettare e io aspettai. Non saprei quanto tempo rimasi l in attesa,
ma l'inferno intero avrebbe potuto ghiacciarsi e scongelarsi prima
che sentissi qualcosa. Ci fu un ticchettio, un rumore di passi, poi un
altro ticchettio. D'un tratto mi resi conto che si trattava di un guardiano
notturno, col suo orologio, ed era l, negli scantinati, dove mi
trovavo anch'io. Ebbi due secondi di panico, poi, pi silenziosamente
che potei, aprii lo sportello del montacarichi, vi entrai e con estrema
cautela lo richiusi. Mi raggomitolai al di sotto del vetro. I passi
si avvicinarono e si fermarono, ci fu uno scricchiolio e i passi infine
si allontanarono. Il montacarichi si mosse e io cominciai a salire.
All'ottavo piano potei vederla attraverso il vetro. Quando uscii,
lei cominci a parlarmi sottovoce. L'avrei lasciata andare avanti, poi
sarei scivolato in punta di piedi fino alla 819 e sarei entrato senza
far rumore. Quando ebbe finito, si guard bene intorno e scomparve
dietro un angolo, silenziosamente, con l'aria furtiva. Contai fino
a venti, poi la seguii, facendo attenzione ai numeri delle stanze.
L'uscio della 819 era leggermente socchiuso; mi infilai all'interno
e chiusi la porta alle mie spalle. Due braccia mi allacciarono
e due labbra furono sulle mie, e lei mi si stava stringendo contro,
tremando. Era buio, ma alla luce della strada potei distinguere un
pianoforte a coda, delle seggiole e, in fondo alla stanza, un divano.
La portai fino a l, la tenni stretta e la baciai di nuovo. Mi avvinghi
con le braccia e prese a baciarmi, con il respiro corto e ansimante.
Sei sorpreso, Jack?
E tu?
S, di poter essere tanto espansiva.
Dopo avermi preso in giro per tanto tempo.
Che dici, Jack?
L'hai sempre fatto.
Non avevi mai detto nulla.
Fatto nulla, vuoi dire.
Be', non l'hai mai fatto, se preferisci.
Con le trecce che ti penzolavano dalla nuca.
Ho la tua et.
Sei ancora una bambina.
Ti piaccio davvero?
Be', di solito stavo in piedi dietro le quinte quando suonavi il
Preludio di Rachmaninov e pensavo come mi sarebbe piaciuto tenerti
fra le braccia, standoti alle spalle, mentre le tue mani erano l
sulla tastiera, e...
S, Jack. E...?
Cos.
Con ci feci il primo tentativo di arrivare a qualcosa. Lei mi scost
la mano, ma trovai una chiusura lampo e tirai e non stent molto
ad aprirsi. Lei si irrigid.
C' qualcuno nel corridoio.
Si tir su la chiusura lampo e io trovai un interruttore della luce.
Lei mi pul la faccia con un fazzoletto. Bussarono. Chi ?
Il tuo latte, cara.
Era la voce di Mrs Legg, e Margaret disse di entrare. Quando mi
vide, si mostr sorpresa, ma nient'altro che sorpresa. Be', questa
poi!
Mi interessava vedere lo studio.
Ma certo.
Bello.
Carino!... Tesoro, non devi dimenticare il tuo latte.  gi da
un po' che lo beve, Jack, e ha fatto miracoli, l'ha snellita, dandole
una figura divina. Si stenterebbe a credere che sia sempre la stessa
ragazza.
Le ha tolto un po' di ciccia.
Be', mamma, perch non ti siedi?
No,  gi tardi. Be', solo un minuto.
Parl del ricevimento e dell'orchestra che aveva suonato magnificamente
bene, e si sarebbe detto che un ragazzo e una ragazza
in uno studio alle tre e mezzo del mattino fosse la cosa pi
normale del mondo. Ma il suo sguardo era freddo e invitava ad
andarsene, cos dopo un paio di minuti guardai l'ora, fingendomi
sorpreso. Poi fummo nel pianerottolo e dentro l'ascensore che
stava scendendo.
Jack, come ha fatto a...
Non prendertela con me. Ho fatto piano, anche quando...
Lo so. Come ha fatto a sapere che eri l? Avevo detto al centralino
di non chiamarmi fino a mezzogiorno, poi alla porta avevo
attaccato il cartello di non disturbare e sono certa che nessuno mi
ha visto salire...
L'ho persino fatta franca con il guardiano.
Margaret non faceva mai molta attenzione a come andavano le
cose all'albergo, ma pi tardi scoprii che, se avesse tracciato una
linea verde dalla sua stanza da letto alla 819, non avrebbe dato
un'indicazione pi sicura di quella fornita con il cartellino NON DISTURBARE
e l'annotazione al centralino di non chiamare, due cose
che la vecchia signora non dimenticava mai di tener d'occhio. E
quando lei aveva mandato il montacarichi all'ottavo piano, in realt
riservato alle donne, e l'aveva lasciato l, non occorreva pi altro.
Ma allora queste cose non le sapevamo, e tutto quello che facemmo
fu sostare un po' nel vestibolo, darci un bacetto di sfuggita e fissare
un appuntamento per il giorno dopo.
Cos, cominciai a uscire con lei. E non pot finire peggio. Ho detto
delle cose orribili sul suo conto e forse ne dir delle altre. Mi fece,
e mi fa tuttora, l'impressione di essere una ragazza viziata ed egocentrica;
ma quello che in realt me la rese odiosa, e mi rese odioso
a lei, fu che pure piacendomi un pochino non mi piaceva troppo, o
comunque non abbastanza, dopo quella prima volta, da riaprire la
chiusura lampo, bench non facessi che parlare di come sarebbe
stato meraviglioso se non avessimo dovuto fare l'amore nella Vasca
del pesce rosso, come da quel giorno in poi chiamammo lo studio.
Se avessi potuto vivere la mia vita come meglio mi piaceva, credo
che non mi sarei fatto vedere al Cartaret nemmeno una volta all'anno.
Ma non c'era di meglio da fare. Il mio denaro se n'era andato,
cos quei venti o trenta dollari al mese non entravano pi. E lavoro
non se ne trovava. Ero sempre un meccanico di prim'ordine, migliore
ancora di un tempo per tutto quello che avevo appreso a scuola,
ma i posti scarseggiavano. Nemmeno mio padre riusciva a trovare
un impiego. In casa non c'era altro che malumore, borbottii e nervosismo.
Il Cartaret era un posto migliore di tanti altri, dove c'era
qualcosa da fare, e da fare c'era pure con lei. Quando venne l'estate
e Mr Legg mi offr un posto alla reception, lo accettai e cercai di diventare
un buon impiegato d'albergo. E credo di esserci riuscito nonostante
tutto. Arrivai a distribuire la posta, il peggior lavoro che ci
sia per un impiegato d'albergo, in meno di un'ora. Avevo escogitato
un sistema: ordinare tutto alfabeticamente, in modo da raggruppare
tutta la corrispondenza prima di disporla nelle rispettive caselle.
Cos si evitava di tornarci su dieci volte di seguito.
Jack.
S, Mr Legg?
Parliamo un po' del tuo avvenire.
Il tempo porta sempre qualcosa.
Gradisci un sigaro?
Grazie, non fumo.
Quante stagioni hai fatto per noi all'albergo?
Due.
Credevo fossero di pi.
No, le vacanze del secondo anno e l'estate scorsa.
Ti laureerai quest'anno, mi ha detto Margaret.
A giugno.
Che pensi di fare, poi?
Be', prendo la laurea in ingegneria meccanica, e ho pensato
di andare a Detroit a cercare lavoro, ma, a quanto sento dire, le
cose vanno piuttosto male nelle fabbriche di automobili, con il lavoro
sospeso di frequente, e senza speranza di essere assunti, perch
 il personale licenziato che ha la precedenza nelle assunzioni.
Certo, fino a qualche mese fa non mi preoccupavo granch, perch
avrei potuto continuare con il football, in attesa che le cose si aggiustassero,
ma la frattura al ginocchio riportata nell'ultima partita
a Georgetown non sembra volersi aggiustare. Non zoppico, non mi
d nessun fastidio, ma mi ha ridotto notevolmente la velocit. Si 
indurito. Io...
Non mi preoccuperei pi di tanto.
Gi, ma giocavo come professionista, deve sapere.
Lo sospettavo.
E... ora  finita.
Meglio cos. Non ho una grande opinione dello sport.
Per me non era che un mezzo per arrivare a un fine.
Posso mettere in evidenza la parola fine?
 finita, s.
Allora non pensiamoci pi. Jack, mi hai fatto un'ottima impressione
nel poco tempo che sei stato con me. Ti piace il lavoro
all'albergo?
Be', lei che ne dice?
Credo che ormai tu abbia imparato il mestiere.
 un'offerta questa?
Potrebbe darsi. Potrebbe benissimo darsi lo sia. Arriver fino
al punto di dire che sarei contento fosse cos. Ma... sei tu che hai
creato questa situazione. Intendo la tua presenza qui, dalla mattina
alla sera. Sei tu che puoi fare in modo che le cose continuino cos
per sempre. Jack, prima di discutere di affari, vorrei sapere quali
sono le tue intenzioni riguardo a Margaret.
I sentimenti che provo credo che li conosca. Le intenzioni consistono
in quello che se ne far, e francamente, Mr Legg, non sarebbe
bello per Margaret, per lei o per chiunque altro, dare a intendere
qualcosa, quando mi trovo nelle condizioni di non poter fare nulla.
Mio padre versa in cattive acque. Io non lavoro, e non so dove trovare
un'occupazione. Ha chiesto le mie intenzioni, se non erro.
Ma se avessi un'occupazione?
Magari!
Allora concretizziamo un po'.
Benissimo, vorrei mettere insieme un po' di denaro, diciamo
quattro o cinque mesi, per regolare certe cosette accumulatesi
quest'anno e che mi imbrigliano un pochino, e poi, diciamo verso
ottobre o novembre...
D'accordo, Jack. Mi piace il tuo modo di fare. Ah, prima che tu
te ne vada, voglio dirti che mia moglie sar - occorre dirlo? - sollevata.
Non solo contenta, ma tranquillizzata, nelle sue apprensioni.
A essere perfettamente sinceri, con Margaret che ha intenzione di
andare a New York a dare concerti, siamo un po' inquieti.
Credo che sia un'inquietudine mal riposta.
Perch, Jack?
Dubito che abbia grandi doti.
Pensiamo anche noi la stessa cosa.
Eravamo nel suo ufficio privato, una minuscola stanza a pannelli
con i ritratti di Charles Carrol di Carrollton, Francis Scott Key e
di alcuni Cartaret, quando lui si alz e, fatto il giro della scrivania,
mi si piant davanti e lasci uscire quasi bisbigliando, in un modo
in cui non si sarebbe mai detto che potessero esprimersi i soci del
Maryland Club: Credo che si faccia prendere in giro, e in malo
modo. Francamente, quando Harold Randolph era vivo e il pianoforte
era adatto a una ragazza, una cosa di cui esserci orgogliosi e
non da starci in pensiero, ne ero entusiasta. Ma poi, quando cominciarono
i vaudeville, Randolph mor e questa nuova gentaglia arriv
al Peabody, da allora stiamo andando di male in peggio. Jack, sono
stato abbastanza chiaro?.
Randolph discendeva da una vecchia famiglia di colonizzatori
ed era entrato al Conservatorio Peabody in un'epoca di cui nessuno
poteva ricordarsi. Ma era morto pi o meno al tempo in cui mi
iscrissi all'universit e Margaret era finita nelle mani di un professore
del Texas che le aveva riempito la testa di sciocchezze sul
temperamento, e capivo quello che Mr Legg intendeva dire. Strizzai
l'occhio e lui contraccambi. Jack, ammettiamo che fosse realmente
dotata. Non  vita per una donna. La voglio vedere accasata.
 pazza di te, approfittane. E Jack, mi piace l'idea di farti guadagnare
qualcosa, cos non dipenderai da nessuno. Ma non esagerare.
Voglio dire, non preoccuparti per il denaro. Appena sposato, metti
in cantiere un bambino, cos lei... Hai capito, Jack? Non so se mi
spiego.
Chiocci, rise, strinse le mani, socchiuse leggermente la porta
per dare un'occhiata fuori, poi apr un'anta, e l c'erano bottiglie e
bicchieri e acqua di seltz. Cos bevemmo qualcosa e lui rise e mi
batt di nuovo, pi volte, sulla schiena. Si sarebbe detto un ragazzo
che parlasse a un suo coetaneo su quello che c'era da fare prima di
combinare un affaruccio con una graziosa ragazzina, e vorrei aver
potuto parlare allo stesso modo. Ma quello che dissi, e in fondo era
quello che pensavo, non ha alcun senso a meno che non sappiate
quanto era accaduto all'universit la settimana prima, un venerd
pomeriggio in cui ci eravamo dovuti fermare laggi, Denny e io, a
causa del compito che ci attendeva l'indomani mattina. Denny aveva
abbandonato gi da un pezzo l'ingegneria e aveva scelto psicologia,
tecnica commerciale, pubblicit e altre materie del genere, che
potevano fargli ottenere in qualche modo una laurea, ma seguivamo
lo stesso corso di matematica e dovevamo affrontare una prova
scritta. Tutti e due eravamo ferrati in materia, e non era necessario
prepararci per l'esame, cos avevamo un pomeriggio libero. Verso
le tre eccolo arrivare nella stanza con una grossa scatola e un nero
dietro di lui che ne portava un'altra, e fece un poco il misterioso.
Infine venne fuori che si trattava di birra, e chiss da dove veniva.
Ma, se proprio volete saperlo, vi dir che suo padre aveva fatto
un'ordinazione, chiedendo poi al contrabbandiere di lasciarne qualche
bottiglia a Denny prima di varcare i confini del distretto. Certo,
in simili circostanze Denny non poteva fare a meno di decantare
le sue relazioni. Lo lasciai fare. Era una calda giornata d'aprile,
e tirai fuori le bottiglie, poi scesi al bar con una delle scatole e la
feci riempire di ghiaccio frantumato; tornai su, tappai il lavandino,
 vi adagiai alcune bottiglie e le circondai di ghiaccio, e dopo un po'
fummo a posto.
Certo, niente attira pi della birra, cos non pass molto che ci
trovammo in bella compagnia. Non molto numerosa, forse cinque o
sei in tutto, perch il venerd pomeriggio non c' nessuno da quelle
parti che non sia bene accompagnato. Per quanti fossimo, bevevamo
tutti dalla bottiglia, dopo che Denny aveva cominciato a stapparle,
ed eravamo socievoli, tutti, tranne Morton. Era conosciuto col nomignolo
di Sale, e quando pioveva aveva un caratteraccio e quando
faceva bel tempo peggio ancora, qualcosa di pestifero che dava
sui nervi a tutti e con la birra non faceva che peggiorare. Tuttavia,
nessuno se ne ebbe a male, fino a quando Cannon attacc il suo
brindisi. A chi Cannon lo dedicasse non saprei, forse all'universit,
al Governatore Ritchie o al Generale Pershing; non ha nessuna
importanza, e non c' dubbio che serviva solo per dire qualche spiritosaggine.
Ma dove Sale cominci a guardar torvo, fu al brindisi
per il corso del 1931 che si era laureato l'anno prima. Cannon si
impression un po' e se ne usc con qualcosa del genere:
Alla nobile schiera che vi batte di un anno sull'ampia strada
maestra della vita, il corso '31... Possano esser sempre e soltanto
'31. Dove, amici miei, trovare altrettanta distinzione, tanta capacit,
come nel corso '31? Non so proprio dove guardare.  la costruzione
stradale il nostro banco di collaudo? Costoro hanno prodotto
pi mattoni di un intero mattonificio.  l'architettura? Pensate agli
edifici che sono stati elevati dal corso '31.  la filantropia? Costoro
hanno elemosinato pi quattrini di quanti John D. Rockefeller riuscirebbe
a dare via in un anno.  l'agricoltura? Pensate alle mele
che il '31 ha smerciato in piazza, e hanno lasciato la scuola da
appena un anno.  la barbitonsura? Un cieco sarebbe capace di
radersi specchiandosi nei loro sedili, tanto quei bastardi li hanno
lucidati col fondo dei pantaloni. ...
Uffa, che barba!
Sale, ho detto qualcosa che non va?
Non  quello che hai detto. Ma come l'hai detto.
Alludi alla mia voce profonda e melliflua?
No, al tuo tono canzonatorio.
Stai per caso prendendo le difese di quei figli di puttana che
non hanno dimostrato il minimo senso di umanit quando siamo
arrivati qui quattro anni fa, che ci presero in giro e ce ne fecero di
tutti i colori, che...
Non prendo affatto le difese del '31. Vadano tutti all'inferno!
Ma se vogliono lavorare, c' ancora tanto d fare...
Davvero? Vorrei sapere che cosa.
Poi Cannon chiese a Sale che cosa avrebbe fatto una volta laureato.
Lui disse che sarebbe entrato alla Consolidated Engineering
Company, ma era risaputo che la Consolidated apparteneva a suo
zio, e aveva appalti dappertutto, specie quando il governo aveva
bisogno di lavori di escavazione. Fu per questo che tutti risero, e
Cannon continu: Alla salute dell'Ammiraglio Byrd!.
Ray!
Babe Ruth!
Ray!
Jean Harlow!
Oh, Dio!
Del Presidente Hoover!
Hip, hip...
Morituri te salutant.
Ma Sale si era alzato in piedi a sentire il nome di Hoover, e fu
allora che Denny barcoll. Segu un gran parapiglia, e non fu prima
delle cinque o sei che riuscii a calmarlo e fare uscire tutti gli altri.
Ma soltanto verso le dieci, quando i fumi della birra furono svaniti
e si fu messo qualcosa sotto i denti, cominciai a ripensarci, disteso
sul letto. Denny, cos' che aveva detto? Sembrava latino.
Bisognerebbe guardare il dizionario.
Mi sembrava di ricordare la prima parola della frase, e con quella,
dopo un po', la trovai. Denny, sai cosa vuol dire?
Non saprei.
Noi che stiamo per morire ti salutiamo.
Be'?
 cos che si sente?
E perch no? C' poco da sperare.
Ti senti allo stesso modo anche tu, Denny?
Non saprei.
Cosa farai quando avrai in mano la laurea, Denny?
Andr alla Punta sulle Rocce.
La Punta sulle Rocce era una localit sul Potomac, trenta o quaranta
chilometri oltre i confini del distretto, sulla riva del Maryland,
dove Mr Deets aveva una piccola fattoria, ma che usava soltanto
quando gli veniva voglia di andare a pesca. Il fatto che Denny avesse
intenzione di rintanarsi in un buco come quello vi dar un'idea
del punto a cui eravamo giunti in materia di disoccupazione. Certo,
non aveva pi fatto granch con il football da quando mi ero rotto
il ginocchio. Si cap subito che in una partita tra professionisti, se
non aveva me al suo fianco, non avrebbe mai fatto touchdown; cos,
dopo averci rimesso gli occhi e il fegato e avere avuto un paio di
volte il muscolo dello stomaco fuori posto, non lo chiamarono pi.
Andrai davvero alla Punta sulle Rocce?
Be', dove diavolo vuoi che vada?
Se fosse effetto della birra, o fosse effettivamente preoccupato,
non saprei dire, ma il suo tono era aspro e sgradevole. Fu in quella
occasione che cominciai a veder chiaro: se la cosa riusciva ad abbattere
Denny, voleva dire che era davvero grave. Era stato per questo
che avevo parlato a quel modo a Mr Legg. Non ero stato il ragazzo
che parla a un suo coetaneo di una bella figliola. Ero un ragazzo
esasperato che doveva fare l'unica cosa che gli restava da fare.

 Capitolo 10.

Nel frattempo, non soltanto dopo il ballo di San Silvestro, ma anche
prima, quando mi scritturavano per esibirmi insieme a Margaret, o
mi impegnavano per i suoi ricevimenti o la vedevo per un motivo
o per l'altro, la piccola Helen stava crescendo. Quando Margaret e
io cominciammo a dare i primi concerti, lei aveva circa due anni e
non sapeva ancora parlare. Ci nonostante mi riconosceva tutte le
volte che andavo a casa loro, e rimanevo l a sentirmelo dire o immaginare
che me lo dicesse, e qualche tempo dopo, durante i ricevimenti,
la rimpinzavo di gelati, e pi stavamo insieme pi simpatia
aveva per me e io per lei. Non era che una mocciosa, dagli occhi
azzurri e dai capelli gialli, ma non mi era mai capitato d'imbattermi
in qualcosa di simile, per grazia e cordialit, e aveva quel sorriso
che la illuminava tutta come un albero di Natale. Quando fu un po'
pi grande, cominciammo a uscire insieme, al bar per una bibita o
dovunque fosse, e a dire il vero non si pu dire che camminassimo,
ma facevamo un po' di tira e molla: lei avanti, danzando a ritroso,
io che la seguivo con una bambola tra le braccia o un cagnolino al
guinzaglio o la carrozzina, in modo da poterla mettere dentro se era
stanca. Poi iniziammo a frequentare le sale cinematografiche. Dopo
un altro po' di tempo, quando facevo l'universit e lei era alla scuola
Sara Read, dietro l'angolo, cominci a vedere la mia fotografia
sui giornali e mi telefonava dopo le partite per domandarmi perch
mai non le avevo mandato i biglietti. Dicevo che era ancora troppo
giovane. Non fu che dopo il ballo di San Silvestro che cominciai
a darle ripetizioni di aritmetica. Non era molto portata, e se ne parl
una sera all'ora di cena. Suo padre cominci a dire: Benissimo, le
cercheremo un professore ma Mrs Legg parve alquanto seccata
perch Helen, secondo lei, non si applicava abbastanza. Poi inizi
a raccontare dei premi che aveva ricevuto a scuola quando era
ragazza, e finii per capire che era addolorata solo per il fatto che
Helen non le faceva onore. Pensai a come tutto, almeno per quanto
riguardava la musica, era stato facile per me quando Miss Eleonora
me lo rendeva un gioco, e cos dissi: Mrs Legg, potrei darle io delle
ripetizioni.
Tu, Jack?
La matematica la conosco.
Chiii?
Margaret sbott come se fosse la cosa pi buffa che avesse sentito
in vita sua, e Mrs Legg fu imbarazzata perch non gradiva molto
l'idea di un professore di ripetizioni. Ma Mr Legg colse la palla al
balzo. Non so perch, ma ritengo che gi a quel tempo avesse posto
l'occhio su di me, in considerazione della fissazione per la musica
di Margaret, e quello non era che un altro modo di legarmi alla famiglia.
La conclusione fu che lei sarebbe venuta a casa mia tutte la
mattine del sabato, e mi avrebbero per di pi retribuito. Protestai,
dissi che l'avrei fatto volentieri gratuitamente, ma lui si era ficcato
in testa che dovevo ricevere qualcosa, cos ci accordammo per cinque
dollari le due ore, dalle dieci alle dodici.
Be', di tutti i calcoli, amico mio, quelli che certo devi preferire
sono i calcoli biliari.
Siedi e parla quando ti rivolgo la parola.
Anche ingannare una bambina innocente.
Una piccola peste, sarebbe pi esatto.
E per questa scocciatura cinque dollari.
Appeso sotto alcune stampe c'era un frustino di cui si serviva
mio padre quando andava a caccia di cervi nei pressi della collina
di Tara; lo staccai dalla parete e la carezzai con quello. Poi ci
rincorremmo un po' per lo studio finch Sheila non apparve con
dei biscotti per la nuova allieva, e Helen si trasform da peste in
angioletto, cosa che riusciva a fare in un batter d'occhio. Oh, che
bellezza! Dei biscotti! Ne sono tanto ghiotta. Le corse incontro e
baci Sheila, che ignorava le sue doti istrioniche, cos io intervenni:
Niente di che allarmarsi, Sheila. Sto inculcandole un po' di disciplina,
ma ha una pelle da rinoceronte, e la cosa  un po' rumorosa.
Ma, Jack! Potresti ferirla.
Purch cambi, sar sempre meglio di cos.
Quando fummo di nuovo soli, si chin sulla mia sedia e disse
quello che pensava di me, e io feci lo stesso con lei, e in quel momento
ebbi la grande ispirazione. Si trattava di un pallottoliere che
avevo acquistato a un bazar, come lo chiamano a Baltimora, gi in
East Baltimore Street.  una specie di addizionatrice, con palline
verdi, blu, gialle, rosse e nere che scorrono su dei fili di un telaio.
Immaginai che vedere con i propri occhi come addizionare, sottrarre,
moltiplicare e dividere le sarebbe riuscito pi facile. Cos', Mr
Odioso?
Ti aiuter a fare i calcoli.
Credi che sia dura di comprendonio?
S, pi che dura.
Be', ti far...
Da non crederci, e il fatto  che nessun insegnante di matematica
ha mai avuto la minima idea di quanto sei ottusa. Ma io lo so.
 per questo che tua madre ha parlato a quel modo; finalmente mi
sono reso conto che accanto a te un misero rospo farebbe la figura
di un asso, di un piccolo Einstein, cos...
Biscotto?
Grazie.
Mi infil un biscotto in bocca, afferr il pallottoliere, lo scroll e
lo prov inclinato. Carino.
Senti, cretina, ho un'idea.
Sentiamola.
Quella tua insegnante...
La Lamson?  una rompiscatole.
Tuttavia...
 colpa sua se mi trovo in queste condizioni. Ma perch? Spiegati.
Potresti darle una lezione.
Non ci arrivo.
Non sostengo, Miss Legg, che non sia una rompiscatole. A dire
il vero, sono tutte rompiscatole. Se non lo fossero, non farebbero le
insegnanti alla Sara Read. Se vuoi saperlo, l'aritmetica non  fatta
per te e non ti servir mai a fare delle operazioni che il pi scalcinato
degli impiegati di banca non sia capace di buttar gi in un batter
d'occhio. Tuttavia,  in programma e c' poco da fare. Il programma
dice che devi studiarla. E se, allo stesso tempo, tu potessi studiare
e dare alla Lamson una bella pedata...
Vuoi dire che con questo affare qui potrei imparare?
Be', provare non costa nulla.
La sua faccia si illumin come accadeva quando, da bambina,
le si offriva un gelato al limone. Non era pi cos piccina, ma grande
certo non era. Era di statura media, ma tremendamente smilza
anche nella gonna di flanella e con il golfino rosso che portava per
apparire un po' in carne, e con i boccoli gialli che le scendevano
sulla schiena come grossi serpenti. Avevano una leggera sfumatura
dorata, ed erano lucenti e morbidi come seta. I suoi occhi erano
azzurri, e in quel preciso istante un tremolio li agitava. Dopo un po'
stava ridacchiando rumorosamente, e io pure. Prendersi gioco di
Miss Lamson pareva fosse la cosa pi divertente al mondo. Sapevo
che se lei, io e il pallottoliere ci fossimo messi d'impegno, Miss
Lamson avrebbe avuto delle sorprese.
Ci, se ben ricordo, avveniva nel 1930, alla fine del mio secondo
anno all'universit, quando io avevo vent'anni e lei dieci. La tenni
al pallottoliere tre o quattro settimane, finch fui certo che avesse
afferrato il funzionamento, e lei cominci a svolgere le operazioni
per iscritto. Un giorno, al momento di iniziare i compiti che le avevo
assegnato, lei chiuse gli occhi a met, fiss la matita e disse: Un
momento.
Fai con comodo.
Jack.
Si?
Riesco a vedere il pallottoliere.
E?
Credo di poterlo fare mentalmente.
Lesse il primo problema, guard fuori dalla finestra per alcuni
istanti e mi diede la risposta. Feci l'operazione. Era esatta. Si lanci
sul secondo problema, sul successivo e quello dopo ancora, e ottenne
il risultato prima che riuscissi a farlo su carta. Poi tutti e due
esclamammo contemporaneamente: Miss Lamson!.
Non essendosi ancora sbottonata con la signorina, era sempre
considerata un caso disperato, cosicch non veniva pi nemmeno
interrogata. Pensammo tutti e due in quell'istante a come sarebbe
stato se fosse riuscita a svolgere le operazioni prima di Miss
Lamson.
E avemmo allora un'idea diabolica. In quei giorni, alla WFBR c'era
un ragazzo fenomeno scoperto alla scuola di Roland Park chiamato
Willie Saunders, che faceva mentalmente operazioni per un programma
che una ditta di alimentari sponsorizzava il venerd sera.
La nostra idea fu che Helen avrebbe dovuto sfidarlo. Alla radio furono
piuttosto scettici, per timore che facesse fiasco, cos non vollero
annunciarla nel programma, il che, pensandoci bene, tornava
a meraviglia perch in quel modo avremmo potuto fare un'improvvisata.
La sera della sfida, non mi ci volle molto per farmi invitare a
cena all'albergo. Lei ebbe il permesso di recarsi al cinema, e verso
le cinque e tre quarti passai a prenderla in macchina e la portai alla
radio, distante appena qualche centinaio di metri. Cos, verso le sei
e un quarto, arrivai all'albergo per la cena e inscenai la commedia
dicendo che non volevo perdere Willie Saunders. Nessuno ne aveva
mai sentito parlare, ma mi condussero nella Stanza coloniale dove
c'era una radio e mi fecero tutti compagnia, Margaret, Mr Legg e
Mrs Legg, tutti all'oscuro della faccenda, ma sicuri, dopo quanto
avevo raccontato, che Willie fosse un fenomeno. Cos non pass
molto prima che l'annunciatore uscisse con una delle sue spiritosaggini
e chiedesse a Willie se si sentiva di affrontare una piccola
sfida, e Willie, che era un balbuziente che ci metteva un minuto a
spiccicare due parole, disse: Se se se se qualcuno crede di saper
fare le operazioni pi velocemente di me, venga pure a pro-pro-pro-
provare. Dopo di che l'annunciatore present Helen.
Quello che disse non saprei ripeterlo, perch Mrs Legg balz in
piedi come se fosse stata fulminata da una scarica da un migliaio di
volt, e lo stesso fece Margaret e anche Mr Legg, e tutti mi guardarono.
Io mi strinsi nelle spalle e allargai le braccia, come se anch'io fossi
esterrefatto come loro. Poi ci pigiammo tutti intorno alla radio.
Ora, Willie e Helen, il governo riferisce che la produzione di carbone
nella scorsa settimana, l'ultima del mese scorso, fu dell'1,1
per cento superiore alla produzione della settimana precedente, la
quale a sua volta super di 1,2 quella della settimana prima, la quale
a sua volta super dell'1 per cento la produzione della settimana
precedente a quella. Se la produzione nella scorsa settimana fu di
8 080 640 tonnellate, quale fu la produzione della prima settimana
del mese?
Willie cominci a ripetere come un pappagallo: Il governo riferisce
che la produzione del car-car-carbone nella scorsa settimana,
l'ultima ultima ultima.... Lei non disse nulla, ma mi pareva di vedere
i suoi occhi chiusi e la sua mente concentrata sul pallottoliere,
mentre con la punta delle dita tamburellava leggermente sui pollici.
Poi, prima ancora che Willie avesse terminato la sua nenia, balz
fuori con una sfilza di cifre.
Esatto.
L'annunciatore lanci un grido d'entusiasmo, e da quell'istante
in poi lei falci Willie come un campo di fieno. Alla fine del terzo
quesito, non ce la fece pi nemmeno a parlare, ma rimaneva l
a impappinarsi, tanto che si sent qualcuno mormorare: Meglio
portarlo via e fu la sua fine. Poi, quando l'annunciatore cominci
a chiacchierare e disse: Be', be', be', Helen, sei una rivelazione.
Una sorprendente rivelazione. E dove hai imparato tutta questa matematica
superiore? lei spiffer tutto come se stesse recitando la
lezione: Tutto quello che so lo devo alla mia beneamata maestra,
Josephine Lamson, dell'istituto Sara Read in East End Street. Ma
potei sentire il tremito nella sua voce che avvertiva che sarebbe
esplosa e che gli altri avrebbero fatto meglio a ritirarsi se non volevano
rimanere feriti.
Vi lascio immaginare l'entusiasmo dei Legg, specie della signora,
che non mancava mai di mettervi sotto il naso i premi ricevuti a
scuola ed era tutta presa, un po' troppo presa, dall'idea che le ragazze
dovessero tutto a lei. Ci recammo alla WFBR e riportammo
Helen a casa. Giunti all'albergo trovammo ad aspettarci, tutta eccitata,
Miss Lamson, cosa che mi lasci a bocca aperta perch non
immaginavo che una cosa da nulla come quella avesse potuto portare
tanto scompiglio. Era una donnetta mingherlina e trasandata,
con un vecchio soprabito nero e cappello di feltro, suppergi sulla
sessantina, che faceva smorfie, rideva e si attribuiva tutto il merito
di quello che Helen aveva fatto e non sospett mai che la cosa
potesse spiegarsi diversamente. Ci che la stupiva era che Helen
avesse tenuto la cosa per s, nient'altro. Gli altri, devo dirlo, capirono
benissimo che con le ripetizioni si era fatto un bel lavoro e
Mrs Legg me ne fu estremamente grata. Margaret, al cinema, quella
sera, prese a sussurrarmi che ero meraviglioso, carezzandomi la
mano, e nello studio, finch sua madre ci lasci soli, si mostr spaventosamente
affettuosa.
Ma il festeggiamento vero e proprio ebbe luogo il giorno dopo,
quando Helen arriv a casa mia come al solito, e non appena Nancy,
Sheila e pap dissero le loro cose e la porta fu richiusa, lei si butt
con un gran salto tra le mie braccia e io la feci vorticare tenendola
sempre avvinghiata e ci fu quella specie di zuffa con cui di solito
iniziavamo le lezioni e un chiasso indemoniato. Ma dur meno del
solito, e dopo poco lei mi spinse verso il divano, si sedette accanto
a me e cominci a manovrare la sua mano sulla mia come se fosse
la tastiera di un pianoforte e lei stesse cercando di suonare le ottave.
Aveva mani piccole e sottili, e cercava sempre di misurarle con
le mie. Grazie, Jack.
Di che cosa?
Di tutto. Di avermi sgranchito il cervello.
 impossibile.
Ma  proprio cos.
Ci siamo limitati a fargliela vedere, a Miss Lamson. E...
Presi a ridacchiare, ma lei non rise. Mi stava fissando con
un'aria timida, allarmata e vergognosa, e io le chiesi cosa avesse.
Niente. Ma vorrei che tu sapessi quello che penso. So quello che
hai fatto per me... Non  stata una cosa da nulla. Non  mica bello
fare finta di niente, specie con quella sempliciotta della Lamson.
Presuntuosa com'.
Be', come ti senti ora che sei celebre?
Ma che celebre!
Oh s. Almeno localmente. E ricca, immagino.
No. Non per la radio, se  questo che vuoi dire.
Ma pagano bene.
Se rendi.
Cosa intendi per rendere?
Willie rende.
L'hai rovinato.
Forse, ma non gli far mai le scarpe... Ho notato qualcosa. Ieri
sera ho scoperto perch rende. Jack, solo perch  cos lento, impacciato
e sciocco. Quando quello stupido riesce a farla a qualcuno
con le risposte esatte, fa colpo,  divertente e fa ridere. Ma io non
sar mai altro che una ragazzina in gamba... sempre che tentino di
impiegarmi. E fu cos che and a finire. Aveva dato le risposte esatte,
ma non la scritturarono. Ma non aveva pi bisogno di professori,
cos pochi giorni dopo la mia prima estate all'albergo fui licenziato.
Sentii enormemente la sua mancanza. Avrei dovuto prevedere che
sarebbe andata cos.
L'estate in cui mi laureai, quando fui assunto regolarmente all'albergo,
Mr Legg affitt un villino sull'isola Gibson, che si trova nel
golfo, non lontano da Annapolis. La famiglia vi si trasfer per intero,
con Margaret, beninteso, che faceva continue capatine in citt per
comprare una cosa o l'altra per le nozze. Tutti i sabati, naturalmente,
mi invitavano a raggiungerli. Ma and a finire che Helen ebbe
bisogno un'altra volta di aiuto. Perch, grazie alla sua reputazione
di mago della matematica, anche se in effetti non ne capiva niente,
a scuola le cose erano andate a gonfie vele e lei era stata promossa
troppo presto, e ora si trovava nuovamente in difficolt, questa volta
con l'algebra. Non sto a dirvi quanto fui felice quando ripresero
a mandarmela, all'albergo, insieme a Sandy, tutti i giorni, perch
le spiegassi in che modo (a + b)  (a - b) = a2 - b2; e come andai
fuori di me, uno dei primi sabati passati sull'isola, ai discorsi che
sentii fare a Mr Legg a proposito della gente che occupava la villa
accanto alla loro: I Finley, una delle migliori famiglie del paese;
Lee Finley della Garanzia e Risparmio; lei  una Dawson, di
Prince Georges; il ragazzo, Dick, frequenta la Gilman.  stato un
vero piacere apprendere a chi era stata affittata la villa... Ma, Jack,
il ragazzo dev'essere impelagato nel contrabbando d'alcol. Non fa
che andare e venire, tutta la notte, con quel suo motoscafo; porta la
pistola ed  in buona con Zeke Torrence.
Chi sarebbe?
Quello che gestisce la Log Cabin.
Oh... quel locale nei pressi di Glen Burnie?
Proprio quello l. Se l'automobile di Dick stazionasse l davanti,
potrebbe trattarsi del solito ragazzo scapestrato che si ferma a bere
un sorso. Ma se Zeke  qui si tratta di affari, e Zeke si interessa
di un solo genere di affari. Mi sono lagnato per la pistola, ma Finley
mi ha risposto sgarbatamente. Sembra che abbia il porto d'armi e
che il ragazzo la usi solo per il tiro a segno, come l'autorizzazione gli
consentirebbe. Ma in effetti la porta con s. Non se ne separa mai,
e se ne va in giro con una faccia da schiaffi, una pessima imitazione
di qualche stupido bandito dello schermo, e non mi piace. E sta
facendo il cascamorto con Helen.
Che?
Andiamo a prendere una bibita, andiamo al cinema, ti va
di fare una nuotatina...?
E lei ci va?
No. Lo prende in giro. Ma  una cosa che mi d tremendamente
ai nervi. Le sta sempre alle calcagna. E la divora con gli occhi.
Il giorno dopo era domenica, e Margaret aveva espresso il desiderio
di uscire a pescare con il fuoribordo, cos mi trovavo nel
portico a preparare lenze, ami ed esche, mentre gli altri stavano seduti
nel giardino a leggere i giornali. Avevo appena fissato le lenze
quando vidi sbucare dalla porta accanto il ragazzino dalla faccia
truce, in pantaloni di tela, scarpe di poco prezzo e camicia a quadri.
Doveva avere diciassette anni, a occhio e croce, ben piantato e bruciato
dal sole, capelli ispidi e una grinta da basso porto. Si sedette,
bench nessuno l'avesse invitato, e allora Mr Legg disse qualcosa e
Helen si alz sorpresa e mi raggiunse nel portico.
Be', Jack, che gli salta in testa?
A chi?
A pap. Vai a metterti il prendisole.
Il giovanotto, forse.
Jack! Non  che un bambino.
I bambini piccoli hanno grandi occhi.
E tutti quei discorsi ogni volta che Dick chiede di vedermi.
Non vogliamo che esca ancora,  troppo giovane per andare in giro.
E che sono? Una piccola va o qualcosa di simile?
Andare in giro con quello l, forse  questo che intende tuo padre.
Be', e chi ci andrebbe?
Gli avranno raccontato qualcosa.
Ma...
Si guard, cos com'era, uno stecchetto bruno in un brandello di
costume da bagno, poi entr in casa e potei vederla che si rimirava
allo specchio. Infine torn fuori col prendisole e cominci a infilarselo.
Si vede che non mi rendo conto di quanto valgo.
Accadde cos, in un batter d'occhio. A entrare in casa non era
stata che una ragazzina che si guardava perch era carina, graziosa
e simpatica, e nulla pi. A uscire fu una donna, di appena dodici anni,
ma a cui era difficile staccare gli occhi di dosso, per tutti i motivi
che si sanno. Si avvolse nell'abito e strinse la cintura, poi ruot gli
occhi con fare rassegnato e usc dimenando i fianchi.
Quel simpaticone di Dickie se ne era gi andato, ma quando scesi
anch'io, con gli arnesi, era di nuovo l, e aveva con s la rivoltella,
in una fondina sull'anca destra. Cominci a parlare e Helen a ridacchiare
come se fosse pazzo; e Margaret, il signor Legg e la signora
Legg presero a guardarsi l'un l'altro nervosamente mentre lui diceva:
Sentite, francamente, credo che stiate prendendo un granchio.
Non  che io esca con Helen in forma ufficiale, non so se mi spiego.
La invito a venire al cinema con me, nient'altro. Non  che lei faccia
il debutto in societ o cose del genere. E, a dire il vero, credo che le
far bene. Secondo me, signora Legg, la ragazza esce troppo poco.
Non ho chiesto il suo parere, Dick.
Oh? Oh? Oh?
La smorfia truculenta ora appariva ora spariva, e Mr Legg cominci
a leccarsi le labbra, fissando la rivoltella. Io non fumo, ma
sulla sabbia c'era un pacchetto di sigarette, mi chinai a raccattarlo
e mi infilai una sigaretta tra le labbra e presi a palparmi addosso
come se cercassi un fiammifero. Poi andai verso Mr Legg, come per
chiedergliene uno. Dickie non badava a me. Lo colpii al mento con
tutta la forza che avevo e lui si afflosci calmo calmo, il che voleva
dire che era fuori combattimento. Sfibbiai la fondina, la vuotai, poi
gli allungai una pedata sotto le costole. Si mosse. Su, in piedi.
Che stai facendo, pezzo di...
Ho detto di alzarti.
Lo tirai su e lui vacill un pochino prima di reggersi in piedi.
Con la coda dell'occhio scorsi un altro ragazzo, circa della sua
et ma molto pi tarchiato, uscire dalla casa dei Finley e fermarsi
l a guardare. Diedi una sventola a Dickie sulla mascella e dissi:
Ora, pezzo di maleducato, ti consiglio di filare e tieniti alla larga
se non ne vuoi altre pi forti di queste. E lascia stare Helen. Che
non ti venga pi l'idea di rivolgerle la parola, o di guardarla, o di
pensare a lei, se no saranno guai. E non portare pi pistole in giro.
D'accordo?
Mi hai colpito a tradimento, ma...
Lo colpii di nuovo e lui and a terra e, quando si fu rialzato, gli
feci capire che doveva darmi del lei e lui obbed. Poi, barcollando
sulla sabbia, rientr in casa e l'amico prese a guardare i segni che
aveva sulla faccia. Mr Legg disse: Grazie, Jack.
Certe volte  il sistema migliore.
Prendo io la rivoltella. Ne parler a Finley. Stiamo esagerando,
ora.
Agitai la fondina con dentro la rivoltella e lanciai l'una e l'altra
in modo da farle fare un volo di una trentina di metri e cadere in
acqua. Fu la cosa pi stupida che potessi fare. Perch, non appena
fui disarmato, l'amico disse qualcosa e i due mi vennero incontro,
uno da un lato e uno dall'altro. Mi colpirono e io finii a terra, ma
balzai subito in piedi e indietreggiai. Mr Legg disse di telefonare
alla polizia e Margaret e Mrs Legg entrarono di corsa in casa. Una
conchiglia colp Dickie sulla testa e lui sput una bestemmia e si
volt. Il cuore mi balz quando vidi che era stata Helen a lanciarla.
Mr Legg le grid di rientrare in casa.
Tutto ci si svolse in due o tre secondi al massimo. Dopo di me and
a terra Dickie e poi il suo compagno, e nessuno era libero nei
movimenti, perch sulla sabbia era facile scivolare, barcollare e inciampare.
Lentamente arretrai, mentre i due mi stavano incalzando.
Sentii la sabbia umida sotto i piedi e poi fui in acqua, ed essi pure,
ma sempre pi sotto, dato che loro potevano vedere dove mettevano
i piedi e io no. Allora feci qualcosa che avevo visto fare molte volte
nel football. Afferrai le loro teste, ma invece dei caschi, agguantai
i capelli. Li feci stramazzare e, quando ebbero la faccia in acqua,
gliela tenni sotto. Cominciarono a dimenarsi e a tirare calci, ma io
tenni duro e non mollai la presa. Bolle d'aria salirono alla superficie
e i loro calci a poco a poco persero di violenza. Ora, oltre a Mr Legg
e Helen, c'era un gruppetto di spettatori, forse sei o sette, i pi dei
quali mi gridavano di dargliele senza risparmio, che sarebbe servita
loro di lezione. Poi un tale che doveva essere il padre di Dickie
entr in acqua e prese a scrollarmi, gridando che stavo affogando
il suo ragazzo. Li tirai a galla e li trascinai a riva. Avevano acqua
nei polmoni e misi il padre a tirargliela fuori, con la respirazione
artificiale. Quando furono in grado di alzarsi, li feci scappare con
un paio di calci. Poi mi trovai nel portico, con Mrs Legg che mi versava
da bere e la gente che stava facendo dei commenti e tutti erano
d'accordo nel sostenere che avevo reso un servizio all'isola. Mr
Legg disse che ero stato splendido, scusandosi di non aver fatto
di pi per venirmi in aiuto. Poi disse a Helen di andare ad avvertire
Margaret che non c'era pi bisogno della polizia, e lei entr in casa.
Ma prima di ritirarsi mi lanci una buffa occhiata in tralice, come
se mi stesse vedendo per la prima volta. Mr Legg continu a parlare:
Jack, non so come fare per ringraziarti. Non sarei capace di fare
una cosa simile, devo confessarlo, nemmeno se vivessi cent'anni.
Non  che questione di muscoli.
Non soltanto.
 pratica. Ne ho messa di gente fuori combattimento.
Non  solo questione di muscoli e di pratica. ... quello che si
usa chiamare coraggio, fegato come dicono oggi.
Be', che vuole che...
Portai il bicchiere alle labbra e lui prosegu. Era, come ho gi
detto, un ometto roseo con baffetti biondi, e non so proprio come
potesse sperare di combinare qualcosa in uno scontro corpo a corpo.
La gente cominci ad andarsene, e in pochi minuti tutto torn
tranquillo. Mr Legg era preoccupato per quello che avrebbe potuto
fare Finley e stava in guardia. Dopo un po' disse: Credo sia meglio
farla rientrare. In albergo, Mrs Brems potr benissimo occuparsi di
lei. Partita lei, sar sparita la fonte di tutte le grane.
Vuol dire Helen?
S. Ora capisco tutto. Lo fa per farsi bello dinanzi a lei.
E voialtri rimanete qui?
Non  giusto rovinare la villeggiatura a tutti.
Cos andai a sedermi nella barca, la guardai allontanarsi dalla
spiaggia, volteggiare nella corrente e dirigere la prua sulle cascate
del Niagara, senza alzare un dito per fermarla, governarla o capovolgerla.
A che stavo pensando per fare una cosa simile? E chi dice
che stessi pensando? Pu darsi che avessi perduto la capacit di
pensare. Per tre lunghi anni avevo vissuto in una casa morta in una
citt morta, in un paese morto, andando a studiare in una scuola
morta la morta storia di una nazione defunta. Forse avrete dimenticato
gli anni fra il 1930 e il 1932, io no, di certo. Tutte le cose che
mi avevano insegnato sulla vita, l'amore e non so che altro, i fari
che avrebbero dovuto guidarmi nella rotta, mi si erano spappolate
tra le mani fino a non servire ad altro che a far ridere i ragazzi
all'universit, quando avevano un po' di birra in corpo. Se avessi
conservato il denaro guadagnato, in qualche modo me la sarei cavata,
almeno per il primo tempo, fino al momento di potermi guardare
intorno e orientarmi. Ma se n'era andato, perch le cose che
mio padre aveva imparato gli si erano spappolate tra le mani, e poco
importava se l'agente di borsa era stato tanto onesto da spararsi
un colpo di rivoltella. Cos, mi ero lasciato andare a quel matrimonio
che non volevo con una ragazza che non faceva per me e a un
lavoro che non mi piaceva, perch l'albergo mi era indispensabile
come l'acqua per un pesce. E tutto il pensiero che mi stavo dando
si riduceva a escogitare un sistema per non pensare. Se questo
significava lasciarsi andare lungo la corrente con quella bambina,
che era infelice quasi come me, si sarebbe visto pi tardi; a coglier
fiori lungo la riva, ascoltando le api e ammirando il sorgere della
luna, sarei stato un povero scemo e nient'altro. Ma al momento non
si trattava, per quanto ne sapessimo noi, che di avere scoperto, tutti
e due, quello che ci pesava dentro e che non sarebbe durato una
volta messo piede a terra, in quella che sarebbe stata l'ultima tappa
del viaggio. Che avremmo dovuto tagliare la corda e che ci fosse
qualcosa di pi, non mi entr mai in testa, n, son certo, entr mai
nella testa di lei.
Non che io gliene parlassi, o la toccassi o baciassi, o facessi una
qualsiasi cosa sopra le righe, e nemmeno desideravo farlo, questo
lo ricordo benissimo. Si trattava solo che quando mi trovavo accanto
a lei vivevo in un arioso sogno dorato, e quando non ero accanto a
lei non stavo nemmeno pi vivendo. A quel tempo prese a crescere
cos in fretta da togliere il respiro. I suoi capelli avevano perso
quell'aspetto misero, da topo, che alle volte avevano avuto, ed erano
leggeri e vaporosi, di color rosso dorato. Aveva dei cerchi neri sotto
gli occhi e un'espressione come si vedono nei ritratti delle madonne.
I suoi movimenti, un tempo impulsivi, si allentarono, e lei
divenne la cosa pi carina che avessi mai visto in gonnella. I suoi
gesti erano tutti controllati, iniziavano e si concludevano nel giusto
modo, n troppo veloci n troppo lenti.
Abitavo all'albergo, ora, ma per le ripetizioni ci servivamo dello
studio di Margaret. Qualsiasi trucco escogitassi, facevamo le lezioni
e il resto del tempo lo passavamo a nuotare a Clifton Park, dove
c'era uno stagno che usavamo come piscina, o andavamo a ballare
o a vedere dei film. La signora Brems, la domestica, considerava
magnifica quella nostra grande amicizia, e spesso ci preparava
qualcosa da mangiare, specie quando andavamo a fare il bagno,
da portare con noi in piscina. Ma la cosa che facevamo il pi delle
volte, nelle sere in cui ero libero dal servizio, era uscire in automobile.
Girammo un po' dappertutto, dal Maryland meridionale fin su
in Pennsylvania e in Virginia. Ma se il tempo a nostra disposizione
era scarso, ci recavamo al lago Roland, dove si poteva fermare la
macchina e sostare, oppure scendere a fare quattro passi. Una di
quelle sere lei mi tir per il braccio. Jack... lass... tra gli alberi.
Guarda dove metti i piedi.
Ma guardala, Jack!  stupenda.
Guardai, ma sapevo gi cosa fosse prima ancora di alzare gli occhi.
Era una grossa falena caudata, che svolazzava sopra di noi, piena
di chiaro di luna. Quando se ne fu andata, la sua mano era nella mia.
L'algebra andava maluccio. Lavoravamo, lei seduta a un lato del
tavolino da gioco che avevamo sistemato nello studio, io al lato opposto
e il libro nel mezzo, ma non concludevamo un bel niente. Non
pass molto prima che capissi, o credessi di capire, qual era l'ostacolo.
I progressi nell'aritmetica erano dovuti al fatto che mi ero impegnato
a fondo, cosa che lei non aveva afferrato; comunque, l'unico
sistema per ottenere qualcosa era quello di farle capire quanto fosse
ottusa; ne usciva un pandemonio, ma, finito quello, avevamo centrato
il problema. Ora la faccenda era ben diversa. La trattavo come
una signora, non pi come una monella, e lei cercava di comportarsi
di conseguenza, ed era quello che ci impediva di combinare qualcosa.
E poi un giorno, verso la fine di agosto, mi sembr che il tempo
stesse ormai stringendo e che fosse ora di vedere se sarebbe mai
arrivata preparata. Cos mi lasciai andare. Voglio dire che attaccai
con il solito sistema, dicendole che una schiera di lumache accanto
a lei avrebbe fatto la figura di professoroni, o cose del genere. Ma
non riuscii ad andare oltre. Scoppi a piangere e stette l inchiodata
sulla sedia, con le lacrime che le colavano dagli occhi, bagnandole
il vestito. Saltai in piedi e le passai un braccio dietro la schiena, ma
lei corse sul divano e vi si butt sopra bocconi, scossa dai singhiozzi.
Helen, Helen, che ti prende? Non vedi che stavo scherzando? Il
nostro solito scherzo, pi chiaro di cos... Come mai non capisci?
Vai via, lasciami sola.
Vieni, facciamo una corsa in macchina...
Ti prego. Ti prego.
Lascia che ti asciughi le lacrime.
No. No. Vai via, via, via!
Misurai in lungo e in largo la stanza, sperando che si calmasse
e mi lasciasse parlare, le tornai di nuovo accanto e la accarezzai,
ma non c'era nulla da fare. La lasciai, e per due o tre giorni non la
vidi pi.
Jack, Helen dov'?
Non saprei, signora Legg. Perch?
La signora Brems non la vede pi dall'ora di pranzo. Ho fatto
bussare alla sua stanza e lei non risponde, l'ho fatta cercare... Forse
sar scesa in citt senza dire nulla a nessuno. Ma ho una strana sensazione
che ci sia qualcosa sotto.
Ci penso io e poi la richiamer.
Mi trovavo nella mia stanza quando mi avvertirono che c'era
una chiamata dall'isola. Ero in pigiama per il caldo, ma mi vestii
in un batter d'occhio, scesi in portineria, presi il passe partout e
andai a bussare alla sua porta. Non ci fu risposta. Entrai, la stanza
era vuota. Ero molto pi preoccupato della signora Legg, perch
sapevo che ci poteva essere una spiegazione alla quale mi rifiutavo
di pensare. Mi misi a cercare un biglietto o altro, ma non trovai
nulla. Tutto era in perfetto ordine, gli abiti nell'armadio a muro,
la biancheria nel com, il libro di algebra sul comodino. Sotto
quest'ultimo, quando lo spostai per accertarmi che nessun foglio
fosse inserito tra le pagine, trovai una mia fotografia, che ignoravo
lei possedesse e che doveva aver sottratto a Margaret, scattata in
costume da Lord Fauntleroy, quando avevo suppergi la sua et.
Era con la faccia rivolta in basso.
Mi intrattenni con Tolan, il poliziotto dell'albergo, per vedere se sapeva
qualcosa, e chiamai la signora Legg al telefono. Lei e Mr Legg
arrivarono dopo un'oretta, e incaricarono della faccenda la polizia,
agenti privati e Dio sa chi altro. Verso le sette, mentre cercavo di
mangiare qualcosa in sala da pranzo, sopraggiunse Margaret. Non
me la sentivo di passare la notte sola sull'isola, cos ho preso un
pullman.
 un bell'affare.
Non sei contento di vedermi?
S, certo.
Ma come mai tanto chiasso per questa mocciosa? Che non possa
andare al cinema, o a fare un giro in macchina, o dovunque sia,
senza avere i segugi alle calcagna?
I tuoi sono preoccupati.
Be', sei contento di vedermi?
Potrei essere preoccupato anch'io, no?
Per che cosa?
Non saprei.
Non ero di servizio quella sera, e verso le nove mi ritirai nella
mia stanza. A quell'ora l'albergo era tutto in subbuglio, e persino
Margaret mostrava di interessarsi, tiepidamente, alla cosa. Mi misi
a sedere, seguendo con lo sguardo un'insegna che si accendeva
e spegneva gi in Centre Street, e cercai di pensare a quello che
avrei fatto se fossi stato un'adolescente e avessi capito di essere innamorata
di un ragazzo che ritenevo innamorato di mia sorella. E,
tutt'a un tratto, ebbi un orribile presentimento. Chiesi al centralino
il numero dei Finley all'isola, e telefonai. Se Dickie fosse stato in
casa, avrei dato un nome falso, facendogli la proposta di combinare
un affaretto con il suo motoscafo. Ma non fu necessario. Rispose sua
madre e disse che era fuori. Sa dov', signora Finley? Ecco, vorrei
sapere quando potrei trovarlo in casa.
Non l'ha lasciato detto.
 uscito in mare?
No, in macchina.
Anne Arundel  l'inizio di Dixie, che non  altro che un tratto di
boscaglia, e il locale di Zeke vi sorgeva al margine, a una ventina di
metri dalla strada, nel mezzo di una radura, con ruvidi pini, querce
e ippocastani tutt'intorno. Era una di quelle costruzioni in legno che
passavano come posti di ristoro per automobilisti, e dentro non so
cosa fosse, non avendoci mai messo piede, ma secondo Denny erano
molto di pi di quanto la legge consentisse, vuoi per le donne, il
vino o le canzoni. Arrivai l verso le dieci e la prima cosa da farsi,
dopo aver lasciato la macchina, era di vedere se ci fosse l'automobile
di Finley. Sul davanti, di macchine non ce n'erano molte, ma non
ebbi difficolt a scovarla, seguendo le tracce delle ruote. La trovai, e
dalla sua posizione dedussi che era l gi da un pezzo. Andai verso
la casa, suonai il campanello e subito la porta si apr e si intravide
un volto. Come va? Potete dar da mangiare a un affamato?
Conosciuto?
Certo, non  la prima volta che vengo.
Un momento.
Scomparve e, quando torn, era in compagnia di un altro che
immaginai fosse Zeke. Feci quattro chiacchiere, e l'avrei probabilmente
spuntata, ma quando cominciai a fare alcuni nomi importanti
di Baltimora guastai tutto. Mi dispiace, abbiamo pochissimo spazio
e c' gi troppa gente. E in ogni modo vorrei prima sapere con
chi ho a che fare. Un'altra volta, forse.
La fessura si chiuse e rimasi dov'ero. Tornai all'automobile e
cercai di ragionare. Non avevo prove, non avevo nulla di nulla, tranne
quel martellarmi nel cervello che mi diceva di entrare l dentro,
senza perdere tempo. Ma mi seccava dare in escandescenze, mi
seccava farmi vedere da quel marmocchio che avevo picchiato di
santa ragione correre dietro a una ragazza di dodici anni che poteva
darsi benissimo non fosse con lui. Allora mi ricordai una cosa. Le
piaceva la gomma da masticare, e regolarmente, come un orologio,
dovunque andasse, la lasciava cadere accanto allo sportello prima
di scendere dall'automobile. Mi avvicinai alla Ford. Non riuscii a
trovare nessuna traccia di gomma, ma quando mi misi carponi ne
sentii l'odore. Poi, dopo aver acceso un certo numero di cerini, la
trovai.
fornai alla porta, suonai, chiesi di Zeke e lui riapparve. Quando
mi vide, guard torvo e usc, seguito da un altro. Senta, gliel'ho
detto e glielo ripeto...
Un momento di pazienza.
Si sbrighi.
Non son venuto qui per bere, n per piantare grane. Ma l dentro
avete una ragazza che non ha che dodici anni e...
Ne  sicuro?
Zeke, se non le spiace, vorrei saperlo.
E se davvero ci fosse, dovrei raccontarlo a lei?
Lo racconter a un giudice, fra dieci minuti al massimo, se non
mi lascia entrare per portarla via. Attenzione a quello che fa, cavaliere.
L'alcol  una cosa, lo sappiamo tutti, e ubriacarsi pu essere
divertente. Ma le minorenni, figlie di gente in vista, sono una cosa
diversa.  l'avvertimento che le do, se proprio non vuol mettersi in
pasticci da cui nessuno sar in grado di tirarla fuori.
Lei chi ?
Nient'altro che un amico.
Non so come sarebbe andata a finire, perch in quell'istante
dall'interno proven uno strillo, uno strillo di ragazza, e poi un altro.
Mi precipitai alla porta, ma i due erano l a sbarrarmi il passo.
Infilai il piede all'interno, afferrai Zeke, gli tirai fuori la testa e gli
assestai un paio di cazzotti sotto il mento; ma usc l'altro e mi colp
con non so che cosa. Dovetti svenire e rimanere privo di conoscenza
per qualche istante, perch mi ricordo solo di essermi trovato a
terra, mentre la porta mi si stava chiudendo davanti e le urla continuavano
all'interno. Ma le urla cessarono, una porta, non so dove, si
apr e sentii il rumore di una zuffa. Balzai in piedi e corsi al lato della
casa, dove la vidi che stava lottando, probabilmente con Dickie.
Riusc a svincolarsi, e qualcuno tir dentro il giovanotto. Poi lei fu
tra le mie braccia e la portai in auto. Dio, che ti hanno fatto?
Niente, niente... Hanno cercato solo d'impedire che me ne andassi.
Sapevo che c'eri tu, di fuori. Oh, Jack, lo sentivo, lo sentivo.
Pi tardi scendemmo la collina verso il Sevem. Uscii di strada e
fermai la macchina sulla riva, e ci sedemmo l, a guardare l'Accademia
navale di l dal fiume. Ricordo che non parlammo. E di che
cosa avremmo potuto parlare?
 
Capitolo 11.

L'indomani mattina, invece di star seduto allo scrittoio del Cartaret,
mi trovavo a correre lungo la strada da Gettysburg a York, guardando
il sole sorgere dietro le colline, senza pi idee in testa di quante
ne avesse una cavalletta sul proprio futuro. Giravo in macchina da
mezzantte, ora in cui l'avevo lasciata all'albergo, ma non saprei
che percorso avessi fatto, bench ricordi di essermi aggirato per le
strade di Washington, da Rhode Island Avenue al Wisconsin, per
cui  probabile che fossi passato da Rockville e Frederick. Non c'era
stato nessun patetico arrivederci prima che lei scendesse. Dopo
esser rimasti circa un'ora lungo il Severn, facemmo ritorno, e lei
ebbe un'altra crisi di pianto, simile a quella avuta nello studio. Non
le chiesi cosa la tormentasse, non le dissi come ci saremmo comportati,
non cercai di nasconderle che un po' di lacrime le versavo
anch'io. Sapevamo tutti e due cos'era che non andava, e tutti e due
sapevamo che non c'era nulla da fare. Un uomo di ventidue anni
non pu andare in giro con una ragazzina di dodici, sposarla o aver
con lei qualsiasi rapporto, anche se ha cominciato a notare come
la ragazza  fatta in costume da bagno, o l'ha notato lei. Mentre risalivamo
Charles Street, mi chiese di lasciarla prima di arrivare
all'albergo e capii che avrebbe imbastito una specie di alibi, senza
fare cenno a me. Quando accostai, salt a terra, sbatt lo sportello
e scapp via senza voltarsi indietro. Rimasi a guardarla, un po' per
accertarmi che nessuno le desse noia, un po' per vederla un'ultima
volta, poich sentivo che non l'avrei pi rivista. Quando spar
dentro l'albergo, proseguii su per Charles Street e svoltai a ovest
nella North Avenue. Ma quando fui sul terrazzo di Mont Royal, tirai
dritto, senza fermarmi.
Appena rincasai la mattina dopo, mio padre e Sheila erano fuori,
ma Nancy era in casa e si affrett a dirmi che mi avevano cercato
dall'albergo e di telefonare subito. Ringraziai, salii nella mia stanza
e chiusi la porta a chiave. Poi mi spogliai, indossai il pigiama e mi
stesi a letto. Dopo un po' sentii squillare il telefono e Nancy fu alla
porta. E di nuovo l'albergo, Jack.
Chiamer pi tardi.
Stanno aspettando.
Chiamer io.
Se ne and per tornare subito dopo. Dicono che ti aspettano al
lavoro e ti pregano di scendere prima che puoi. Sono in imbarazzo
a causa del personale in ferie e...
Ma mi capisci quando parlo?
Stette l a discutere vari minuti, prima di andarsene. Dovetti
prender sonno subito dopo, perch l'ultima cosa di cui mi ricordo
 che erano le tre o le quattro del pomeriggio e sentivo appetito.
Infilai la veste da camera, scesi e mi stavo friggendo delle uova
quando Nancy entr in cucina. Be', mio Dio, Jack, ti stai comportando
in un modo! Potevi almeno avvertirli per telefono. Hanno il
diritto di avere delle spiegazioni.
Ora ci passo.
Qualcosa che non va?
Mi concedo un po' di riposo.
Riposo da che cosa, se  lecito?
Dall'ufficio... dal rispondere a tante domande.
Usc, ma dopo un minuto, mentre ero seduto a tavola, mandando
gi i primi bocconi che toccavo dalla sera prima, fu di nuovo l.
Be', non immagineresti mai cosa ha combinato ieri la ragazzina.
Che ragazzina?
Quella a cui davi ripetizioni. Helen.
Ha combinato qualcosa?
Figurarsi,  scappata di casa.
Che dici?
La signora Brems me l'ha raccontato in questo momento. 
salita su un treno ieri sera e, arrivata a Washington, ha girato per
i cinema e Dio solo sa dove, e non ha fatto ritorno che ieri sera a
mezzanotte.
Cos Helen aveva raccontato quella bugia per evitare di dover
fare il mio nome, e nessuno dei due vi sarebbe stato immischiato,
perlomeno non insieme. Lasciai raccontare a Nancy della polizia
che era stata chiamata, e non fiatai. Dopo un po' usc, scrollando
la testa e borbottando qualcosa intorno a quante ne combinavano i
giovani, e io salii a vestirmi. Poi me la svignai prima che mio padre
e Sheila fossero di ritorno. Quella sera, almeno, ricordo dove mangiai.
Fu all'Albergo Principessa Anna, a Fredericksburg.
Dur tre o quattro giorni. Rincasavo tardi, salivo in punta di piedi e
mi infilavo a letto con la luce spenta e la porta chiusa a chiave, prima
che gli altri potessero rivolgermi la parola. La mattina aspettavo
che mio padre fosse uscito e poi mi alzavo, mi lavavo, mi vestivo e
scendevo di sotto. Se Nancy e Sheila dicevano qualcosa, sprofondavo
nel giornale o prendevo tempo e poi tiravo fuori l'automobile
e tagliavo la corda. Il secondo giorno Margaret non fece che telefonare
ogni mezz'ora, poi non telefon pi, n lei n altri. Avevo intenzione,
come avevo detto a Nancy, di chiamarla pi tardi, ma il
pi tardi sembrava non giungesse mai. Poi cominciarono ad arrivare
le sue lettere. Aveva un modo lezioso di scrivere, con un minimo
di tre io per riga e tutto parole tra virgolette, e mari e monti sul
come eravamo fatti l'uno per l'altra a causa del nostro comune temperamento
artistico. Leziosa o no, non ci voleva molto a capire che
soffriva per la solita vecchia passione, che i suoi erano sui carboni
ardenti e lei stava facendo una vita d'inferno.
Una notte, rincasando verso le due, trovai mio padre che mi stava
aspettando. Mi chiam nel suo studio. Era sdraiato sul divano, con
un bicchiere di whisky accanto a un vassoio sul tavolo. Mi vers
da bere prima di cominciare. Jack, c' qualche cosa che vorrei
chiederti.
Cio?
Cos' successo all'albergo?
Avevo bisogno di un po' di riposo, tutto qui.
Hai piantato il lavoro?
S, credo di s.
E con Margaret?
Non l'ho vista.
Il fidanzamento  ancora in piedi?
Credo sia finito.
Potrei sapere il perch?
Ho cambiato idea.
In altre parole, non sono affari che mi riguardano?
A mio modo di vedere, il matrimonio riguarda solo due persone.
Pu darsi sia vero e pu darsi di no.
Da quando in qua?
Interessa due sole persone purch l'uomo e la donna siano tutti
e due indipendenti. Diversamente riguarda o pu riguardare qualcun
altro. Nel tuo caso, siccome Legg  responsabile per sua figlia
e io per te, siete indipendenti fino a un certo punto.
Sono libero, bianco e ho ventidue anni.
Sei anche al verde, o gi di l.
Non toccherei questo tasto se fossi in te. Ma dato che l'hai fatto,
parliamo pure della tua responsabilit. Avesti tante cose da dire, un
tempo, a questo proposito, e io ne ebbi altrettante, diametralmente
opposte. E per sgravarti della responsabilit, perdesti fino al mio
ultimo centesimo, tutto quello che avevo guadagnato senza il tuo
aiuto e che avevo insistito che tu mi lasciassi amministrare da solo.
Ora, dato che non puoi fare nulla per riparare, che non hai nessun
lavoro da offrirmi, che non puoi risarcirmi in nessun modo dei danni
che mi hai fatto subire, credo che la cosa migliore sarebbe quella
di pensare una volta tanto agli affari tuoi.
Non volevo creare discordia in famiglia, e non ero andato l con
un piano premeditato per dargli addosso. Ma si vede che l'avevo
trattenuto troppo dentro di me e dovevo sfogarmi. Mi sorprese l'impeto
di quello sfogo, ma quello che pi di tutto mi stup fu il modo
in cui lui prese la cosa. Alz una mano per impedirmi di proseguire,
un gesto calmo e rassegnato, come se ci avesse pensato un mucchio
di volte e, nel prevederlo, fosse andato anche pi oltre di me. Jack,
hai perfettamente ragione, ma questa  acqua passata. Ti stai attaccando
al dato generale, che  una cosa di ieri e per cui nessuno pu
farci nulla, e trascuri il particolare, che sta nel futuro, almeno in
potenza, e che potrebbe giovare a qualcosa, nel caso tuo... Certo,
quello che ti abbiamo fatto  imperdonabile. Ma non metterti in testa
di essere un'eccezione.
Chi sarebbe questa prima persona plurale?
La generazione presente. La mia generazione. Non sono il solo,
io. Ci siamo tutti. Abbiamo creduto che le leggi della ragione
fossero abrogate, sin dal lontano 1920, e abbiamo perso la testa.
Abbiamo dilapidato la vostra eredit, e non ci  rimasto niente di
niente, tranne quello che tu e milioni di altri come te sarete in grado
di salvare dal naufragio o forse ricostruire, quando le cose ricominceranno
ad andare. Nel tuo caso, contro di me depone soprattutto
il fatto che ti eri guadagnato da te il denaro che io persi seguendo i
consigli di Sam Shreve. I tuoi cinquemila dollari varrebbero di pi,
potresti comprarti pi cose che non con i cinquemila dollari che
potrei assegnarti, in previsione del tuo imminente matrimonio...
Il mio matrimonio tramontato.
Non posso crederlo. Ho ancora qualche speranza.
Continua.
Del mio denaro, che in parte  anche tuo e un giorno ti apparterr
interamente, ho perso molto pi di quanto non abbia perso
per conto tuo. Non oso nemmeno dirti quanto. Ma non sono il solo a
trovarmi in simili condizioni. Lo sai, siamo una legione, un esercito.
Ce n' uno in ogni casa, e in tutte le citt e i villaggi degli Stati
Uniti. E di ragazzi come te ce n' dappertutto. Tu sei uno su un milione,
dieci milioni, ragazzi che sono stati truffati a causa della stupidit
dei loro genitori. Ma non c' nulla che si possa fare per loro.
Mi senti, Jack? Un giorno verr anche per loro, un giorno riavranno
quello che hanno perduto, ma fino allora che gusto c' a voler cavare
del sangue da un cadavere? Parliamo un po' di te.
Su, avanti.
Cos' successo con il tuo matrimonio?
Inutile starci a discutere.
Si tratta di quello che penso?
Non so quello che pensi.
Ti sei preso qualche malattia?
No.
Non mentirmi.
Non ho nessuna malattia.
Non ti piace pi lavorare in albergo?
 possibile, ma non  stata questa la causa.
Hai litigato con Legg?
No.
Con la signora?
No.
Con Margaret?
No.
Allora ci pu essere un solo altro motivo.
Quale?
Un'altra donna.
Dissi: Perch dovrebbe esserci un'altra donna? Tutti possono
sbagliare. A un tratto, uno non vuole pi sposarsi, o meglio non
vuole sposare quella particolare ragazza e quel particolare lavoro,
e allora decide di filare via prima che sia troppo tardi.
E uno pu anche commettere una colossale stupidaggine.
Ma se uno  stupido, come fa a saperlo?
Quell'uscita lo interruppe di botto; fu cos dura e la sua faccia
divenne cos pallida, che chiesi scusa, e lui rispose che non importava
e vers dell'altro whisky nei bicchieri. Ma nel fissarlo, qualcosa
dentro mi avvert che c'era dell'altro di cui non aveva ancora
parlato, qualcosa di suo personale, e subito aggiunsi: Sentiamo il
resto.
Non c' altro che ti riguardi.
Eppure qualcosa c'.
Ero in trattative.
Con il signor Legg?
Riguardava il pianterreno dell'albergo. Mi aveva consultato.
In merito alla possibilit di trasformarlo in autorimessa. Accettai
con entusiasmo; calcolato quanto avrei potuto pagargli di affitto, gli
feci un'offerta e lui la accett. Credo ci tenga, per quanto riguarda
la ragazza, a distoglierla da una carriera che giudica poco adatta, e
vorrebbe metterla sulla buona strada, e dare una mano anche a noi.
In ogni modo, sarebbe stato un ottimo affare. Avrei messo Kratzer a
dirigere la baracca, e mi sarebbe servito da cavalletto, come si usa
dire, per dare una spinta al mio garage, e Legg, dal canto suo, ci
avrebbe guadagnato pure lui.
E...?
Si  subito raffreddato al riguardo.
Da quando ho tagliato la corda?
Dopo cena, quando gli ho telefonato.
Mi dispiacque di esser stato la causa di un altro malanno, ma
sacrificarmi e tirare avanti ugualmente, sapendo a che cosa andavo
incontro e come sarebbe finita, era chiedere troppo. Borbottai che
ero spiacente, ma non aggiunsi altro. Tutt'a un tratto mi fiss in faccia
e disse: Jack, l'amore non  tutto nel matrimonio.
Non tutto, ma l'essenziale.
Benissimo, ma in tutti i paesi tranne il nostro si cerca di andargli
incontro. Si stimola l'amore con doti, assegni e donazioni,
qualsiasi cosa i genitori siano in grado di fare pur di rendere facile
l'esistenza e vantaggioso l'amore. In questo modo si sottraggono almeno
alla pazza mania del divorzio che imperversa in questo paese
della libert... Libert, specie, per le nuove vedove legali. Rare
volte ho visto degli auspici cos favorevoli per un matrimonio: una
ragazza carina, un lavoro comodo, una buona paga, una bella abitazione,
ottime relazioni e la sicurezza di ereditare un patrimonio
come molti non osano nemmeno sperare.
Non mi interessa.
Spero tu ti renda conto di quello che stai facendo.
Comunque, sono io a farlo.
A proposito, stai combinando qualcosa?
...
L'immaginavo.
Un pomeriggio, una o due settimane pi tardi, mi recai a Ocean
City. Distava un paio di centinaia di chilometri, ma, nelle condizioni
in cui mi trovavo, pi lontano fosse e meglio era. Nei pressi di
Elkton cominci a piovere e, dopo alcuni chilometri lungo la spiaggia,
tornai indietro. Cenai a Havre de Grace e rientrai in citt verso
le nove. Sulla terrazza di Mont Royal scorsi una grossa Packard
che si sarebbe detta quella dei Legg. Poi notai che le luci in casa
erano tutte accese, o almeno quelle del soggiorno che non era pi
usato, a quell'ora, da anni. Non mi fermai e, arrivato al parco, feci
un giro intorno al lago per riflettere un po'. Nel tornare indietro, invece
della via davanti percorsi il vialetto, accostai al marciapiede e
mi fermai. Il garage era aperto. Vi entrai, raggiunsi il cortile e girai
intorno alla casa verso le finestre del soggiorno. La pioggia veniva
gi che Dio la mandava, ma in questo modo ero certo che non mi
avrebbero sentito. Quando fui sicuro che la finestra pi vicina era
aperta, avvicinai talmente la testa da poter avvertire l'odore delle
persiane bagnate e sbirciai all'interno. C'erano il signore e la signora
Legg, Margaret, Sheila e Nancy, ma nessun segno di Helen
o di mio padre. Nancy stava piangendo, e, proprio mentre la stavo
osservando, Sheila si port un cuscino alla guancia e si lasci
andare a uno schiamazzo indescrivibile. Anche Margaret cominci
ad asciugarsi gli occhi col fazzoletto, e la signora Legg prese a
consolarla. Il signor Legg guardava fisso davanti a s, scrollando il
capo. Dopo un bel po' di tempo mio padre entr dall'anticamera, e
dal suo modo di aggirarsi, osservando i quadri e non so cos'altro,
capii che aveva fatto quattro passi, nel retro della casa, per riflettere
meglio. Subito dopo disse: Legg, semplicemente non posso
crederci.
Nemmeno io, eppure  la verit.
Ma Jack non avrebbe...
Oh! gemette Margaret, e quando la sua faccia si contrasse,
con le lacrime che le luccicavano negli occhi, non fu troppo bella
a vedersi. Dickie li ha visti, ve l'ho detto. Li ha seguiti. Fu lui a
trascinarla via, e tutti quei suoi stupidi discorsi, laggi all'isola, di
buttarsi in mare! Non ci vuole molto a capire che la cosa era durata
tutta l'estate.
Temo che sia proprio cos, Dillon.
Vedo.
Era cos che Dickie si era dato cura di chiudere la partita per
conto suo; per bisognava vedere come l'avrei chiusa io. La signora
Legg cominci a parlare dello strano modo di fare della ragazza
al ritorno dalla gita a Washington, o almeno quella che aveva fatto
passare per una gita a Washington. Capivo che c'era qualcosa
sotto e non riuscivo a togliermi dalla testa che ci doveva essere anche
Jack di mezzo, con il suo strano modo di agire. Nel frattempo
Sheila aveva recuperato il dono della parola e, gemendo, disse che
era una cosa orribile, proprio orribile. Poi mio padre chiese: E la
ragazza che dice, Legg?.
Dice? Non  nemmeno in grado di parlare.
Be', qualcosa avr pure raccontato.
Perch avrebbe dovuto farlo? Dopo la visita di Finley e il racconto
del ragazzo, fu presa da una crisi isterica. Nemmeno sua madre
 riuscita a parlarle... vero, cara?
La portammo dal dottore, laggi all'isola, e questi la guard
appena e ordin di metterla a letto. Non so cosa dir. Le condizioni
in cui si trova, disgraziatamente, sono pi eloquenti di qualsiasi
discorso.
E nel caso che lei confermi?
Non saprei, ancora.
Ha intenzione di agire per vie legali?
Sar costretto a farlo.
Per la seconda volta mi stavo insinuando nell'albergo per la porticina
laterale, passavo davanti alle caldaie e salivo con il montacarichi.
Il loro appartamento era situato al secondo piano e la stanza
di lei era la prima a sinistra nel breve corridoio privato. Bussai alla
porta, sentii subito la sua voce e lei fu l, in un succinto vestitino
di seta, i capelli che le rotolavano sulle spalle, tra le mie braccia.
Jack, Jack, sapevo che saresti venuto.
Mettiti qualcosa addosso e scendiamo di sotto. In cantina.
Loro, dove sono? A casa tua?
S, sono da me e mi stanno aspettando. Ne avranno da aspettare!
Bisogna che parliamo un po', fai presto. Scendi con il montacarichi,
e non farti vedere.
Scesi, aspettai e dopo un'eternit il montacarichi emise un cigolio
e cominci a salire. Poi ridiscese e infine lei fu l e andammo a
sederci su un carrello per il trasporto dei bagagli. Prima di tutto,
lascia che ti guardi. Come mai sei cos pallida?
Sar l'abito nero, forse. E poi ho passato dei brutti momenti.
S, racconta.
Be', il giorno dopo quella sera, marinai la scuola per andare al
cinema ed ebbi la brillante idea di andare all'isola e l trovai tutti
in giro, e allora pensai di farti uno scherzo e andai in quel posto
con Dickie...
Dopo aver deciso di buttarti in mare.
Be'? Tu che avresti fatto?
Continua. (
Dopo che tu venisti a prendermi e mi portasti a casa, dovevo
pur raccontare qualcosa e depistarli. Cos dissi che ero stata...
A Washington. Lo so. E poi?
Tuttavia, rimasi sola cos a lungo che mi si era scombussolato
il cervello.
E ti riportarono sull'isola?
S, la cosa sembrava morisse l.
Come mai?
Credo che Dickie avesse paura.
Per non rimase zitto.
Gi. Quest'oggi, dopo colazione, c'era un tempaccio, cos abbandonammo
l'idea che avevamo, di andare a caccia di granchi.
Margaret si ritir a fare un pisolino nella sua stanza, e la mamma
and nel retro a sistemare la biancheria. Poi arriv il signor Finley
e li sentii confabulare per un po', dalla mia stanza, dove ero coricata
a leggere una rivista. Margaret si alz e li raggiunse. Allora
la cosa cominci a incuriosirmi e uscii anch'io, e dal modo in cui
presero a guardarmi capii che, comunque fosse, il signor Finley e
pap stavano parlando di me. Poi il signor Finley chiam Dickie e
lui ci raggiunse.
E poi?
Il signor Finley aveva riferito quello che Dick gli aveva raccontato.
E cio?
Che mi avevi fatto qualcosa.
Hai capito... che cosa? Cosa credono che ti abbia fatto?
S, Jack.
Cosa sapeva Dick?
Ci ha seguiti, Jack. Deve averlo fatto, da come ha parlato; sapeva
esattamente dove avevamo fermato la macchina, di fronte all'Accademia
navale, accanto al ponte. Deve essere uscito, nascondendosi
nella sua automobile, prima che lasciassimo il locale di Zeke, e
ci avr seguiti a fari spenti. E, nella sua immaginazione, comunque,
ha visto qualcosa. E quando cominciarono a farmi delle domande,
con Margaret che gironzolava piangendo, crollai.
Poi ti portarono in citt?
Chiamarono un dottore, e fui messa a letto.
Il peggio deve ancora venire.
In che modo?
Tuo padre ha intenzione di farmi arrestare.
Per che cosa?
Corruzione di minore.
Ma se non hai fatto nulla!
No, ma Dick lo sostiene.
Crederanno pi a lui che a me?
Non so che cosa crederanno.
Passarono dieci minuti prima che lei fosse in grado di parlare.
Poi sentimmo il guardiano, ci infilammo nel montacarichi e ci nascondemmo
trattenendo il respiro. Quando se ne fu andato, tornammo
a sederci sul carrello e la sua mano si insinu nella mia. Era
fredda come il ghiaccio. Jack, perch sei venuto qui, stasera?
Per informarti di quello che stava succedendo.
Non  tutto.
No.
Te ne vai.
S.
Mi porti con te?
No.
Jack, ti prego.
 assolutamente impossibile.
Jack, ti voglio bene.
Io te ne voglio da quando avevi due anni.
Ma non solo in quel modo. Mi vuoi pi bene di cos.
Se fosse cos, non sarebbe di pi, sarebbe di meno.
Jack, ti amo anch'io da quando avevo due anni. Ti adoravo. Ma
non nel modo che sento ora, dopo che tu mi hai aiutata cos tanto.
Non  simpatico essere l'idiota della famiglia, che non sa l'algebra
come la mamma, o suonare il piano come la sorella maggiore. Poi
arrivasti tu, avesti fiducia in me e mi rendesti felice. Cominciai a
vivere. Poi ti amai cos tanto, che mi manca persino il fiato quando
ti guardo. Jack, devi portarmi con te! Mi tirer su i capelli, user
il rossetto e il trucco, e sembrer meno ragazzina. Jack, senza di te
morir. Ti amo, te l'ho detto. E anche tu mi ami.
Non fino a questo punto.
S!  per questo che hai lasciato Margaret.
Stammi a sentire. Devi toglierti dalla testa queste idee, liberartene,
non pensare pi a nulla di simile. Devi tornare a scuola,
studiare, fare quello che...
Ma lei si scost, si raggomitol sul carrello come una gattina e
cominci a piangere, brevi terribili singhiozzi che cercava di reprimere,
ma poi non ce la fece pi. Mi alzai, mi avviai barcollando
lungo le caldaie e in qualche modo trovai la via d'uscita.
A casa, la Packard se n'era andata e le finestre erano buie, cos misi
in garage l'automobile ed entrai. Dallo studio mio padre mi chiam.
Non c'era luce nella stanza, ma la sua voce aveva una certa incrinatura
e sapevo il taglio duro che avrebbe avuto la sua mascella prima
ancora di vederlo. Ma non ero preparato all'espressione allucinata,
stravolta, dei suoi occhi. Era sdraiato sul divano, e si sollev come
un cadavere che si mette a sedere nella bara, e fissandomi cominci
a parlare. Piccolo pervertito, fare una cosa del genere!
Che cosa, se non ti spiace?
Hai intenzione di sostenere che non l'hai fatto?
Non so di che cosa tu stia parlando.
Ti ho difeso a spada tratta, che Dio mi perdoni. Le mie minacce
hanno avuto effetto e non ti denunceranno alla polizia. Ma se immagini
che anche per un solo istante ti creda innocente, ti sbagli
di grosso. Avrei dovuto capire che si trattava di qualcosa di simile.
Con il sangue marcio e depravato che hai in corpo, qualcosa di giovane
 solo una nuova eccitazione...
Inutile chiedermi come passai il resto di quell'orribile notte.
Stetti l in piedi, e le pompe si misero in moto nel mio cervello, come
avevano fatto il giorno in cui avevo picchiato l'organista, come
fanno ancora adesso, a un semplice sguardo negli occhi di chicchessia,
purch mi dia l'impressione di alludere a mia madre. Per
sorreggermi, mi appoggiai allo stipite della porta, e lui continu a
parlare, e ogni frase era un nuovo invito ad andarmene. Tentai di
spiegargli la verit, ma era come parlare a un pazzo, e dopo un po'
andai di sopra. Poi, mentre stavo facendo le valigie, entr Sheila,
magra e invecchiata in una specie di kimono giapponese, e le dissi
che prendevo solo gli abiti e la biancheria e per il resto avrei scritto.
Mi assicur che mi avrebbe spedito tutto quello di cui potevo aver
bisogno. Poi cominci a piangere e io mi chinai a baciarla, ma lei
si scost bruscamente. A quel gesto sentii una fiammata salirmi alle
guance, presi le valigie e scesi a pianterreno. In soggiorno qualcuno
si mosse e Nancy fu l con un termos e un cestino colmo di panini.
Bisbigli che nel termos c'era del caff. La ringraziai e avrei voluto
darle un bacio, ma non mi andava l'idea che anche lei scostasse
il viso. Misi la roba sotto il braccio e me ne andai. Poi fui in macchina,
a guidare nella notte, con la pioggia che scendeva, la strada
buia che luccicava davanti, senza sapere pi dove fosse il vascello
fantasma, n se avessi la possibilit di arrivarci.
 
Capitolo 12.

L'avvenire del football, del football per professionisti,  proprio
qui nel Sud. Con lo sviluppo che vanno prendendo gli sport notturni
all'aria aperta, un nuovo campo si schiude e il football prender il
posto che gli spetta. Ho intenzione di sfruttare fino in fondo i vantaggi
che il Sud  in grado di offrirmi. Intendo far lega col baseball.
Cominciare cio dove il baseball finisce, attaccare la settimana dopo
la fine del torneo internazionale, in ottobre, e servirmi dei campi
sportivi per mettere su degli incontri notturni, non una volta alla
settimana, ma sette giorni su sette, con due incontri consecutivi
quando siamo costretti a saltarne qualcuno. Questa  la bellezza del
football: non c' bisogno di rimandare le partite. Il football  il solo
sport che non ha bisogno di subordinare le partite alle condizioni
atmosferiche, che se ne infischia della pioggia, della grandine, della
neve. Qualsiasi cosa ci mandino dall'alto, il gioco continua. Se agli
spettatori non importa, ai giocatori tanto meno. Ma di cosa si preoccupano
gli spettatori? Qui nel Sud non fa mai freddo sul serio, e
nelle tribune coperte non c' pericolo di bagnarsi. Una volta di pi,
il Sud scoprir di essere nato con la camicia.
Diriger l'intero torneo?
Diriger una sola squadra, qui ad Atlanta.
Ma con chi si batter, signor Dillon?
Chattanooga, Memphis, Houston, New Orleans, Jacksonville
e Miami.
Andr pure nel Sud-Ovest?
Perch no?  tutta una questione di bello o cattivo tempo.
Certo che passer il Mississippi.
E le squadre sono pronte?
Non ci manca molto. E mentre sto preparando il terreno - ormai
siamo a buon punto, non credano che stia vendendo fumo - sfideremo
le squadre gi esistenti, e, a quanto ne so, i ragazzi dei grandi
circoli universitari dell'Est tempo ne hanno e, se diamo loro una
certa garanzia, credo che non domanderanno di meglio che di venire
qui a battersi per la Georgia. E dir loro qualcos'altro. Sto prendendo
impegni con le universit. Per non lasciarsi sfuggire un'occasione
come questa di farsi largo e guadagnare tempo, vedranno che gli
allenatori universitari non guarderanno tanto per il sottile, se mai lo
hanno fatto.
Fu una settimana pi tardi, se ben ricordo, nella hall dell'Atlanta
Biltmore. Ero andato a trovare i direttori dei giornali sportivi e
questi avevano mandato tre o quattro cronisti e qualche fotografo. E
dopo un'oretta ero su tutte le prime pagine, con foto ben visibile e
titoli cubitali per informare che Atlanta avrebbe avuto la sua squadra.
A vederlo stampato sembrava che in meno di una settimana si
sarebbe sentito il fischio dell'arbitro. Quanto di tutto ci fosse vero
e quanto falso, nient'altro che uno specchietto per allodole,  difficile
dirlo. Ero sceso in macchina a Richmond e avevo passato la
notte in un alberguccio laggi e la mattina dopo avevo proseguito
per Raleigh e Durham e non so dove ancora. Cercando sempre di
dimenticare Helen, scacciare il rancore che sentivo per mio padre
e vedere un po' a che punto mi trovavo e quello che mi restava da
fare. A Durham, se ben ricordo, mi ero gi in parte rimesso, tanto da
fare un giro di ispezione per cercare lavoro. Visitai le autorimesse
perch di automobili me ne intendevo ed ero pratico del mestiere.
Alcuni proprietari di garage mi risero in faccia, altri si infastidirono
per il tempo che facevo loro perdere con proposte del genere, qualcuno
mi parl seriamente. Mi consigliarono di tornare a casa, se ne
avevo una, perch di personale ne avevano fin troppo. Non era una
novit, ma mi fece capire le difficolt che avrei dovuto affrontare.
Contai quanto mi restava, il denaro che avevo in tasca e quello in
banca, e in tutto possedevo duecento dollari, tutto quello che avevo
risparmiato durante l'estate, dopo aver pagato un paio di conti in
sospeso. E avevo l'automobile. Continuai a girare e chiedere ancora
un po', e poi mi resi conto che era necessario escogitare qualcos'altro,
e in fretta. Fu allora che mi venne l'idea di organizzare un torneo
per professionisti nel Sud, e anche ora che sto scrivendo non mi
pare fosse un'idea strampalata. Non era la prima volta che facevo
una cosa del genere, e non c'era nulla di campato in aria. Ci sarei
probabilmente riuscito, se non fosse stato per un giornalista, un
piccolino che si chiamava Harmon. Il giorno dopo l'intervista stavo
leggendo i giornali nella hall quando lui venne a sedersi accanto
a me. Le ho telefonato in camera, ma lei non rispondeva, e allora
l'ho vista comprare i giornali. Ho lasciato che ci desse un'occhiata
prima di venirle a fare la proposta.
Sarebbe?
Chi c' di mezzo, in questa storia?
Eh... io, fra gli altri.
Mi limito a chiedere. Se sono fuori strada, me lo dica, e non
parlo pi. Se ha le spalle coperte, mi lasci perdere. Ma - se la partita
 ancora aperta - avrei un amico, signor Dillon, e... a nessuno
dispiace fare un po' di quattrini, vero? Avrei un sistema.
Stare a sentire non costa nulla.
Il suo sistema era di manovrare i giornali, le relazioni di cui
diceva, in favore del mio circolo ad Atlanta, e forse pi avanti per
sostenere il torneo. Ma quello che mi interessava era il suo amico.
Vi lascio immaginare gli appoggi che possedevo. Avevo spiegato
un vasto fronte, ma non avevo nulla nelle retrovie, ed era proprio
l'occasione in cui avevo sperato. A pensarci ora, non capisco come
mai non mi fossi rivolto subito alla gente del baseball, offrendo di
tenere impegnati i loro campi nella stagione invernale e lasciando
che macinassero soldi mentre io mi occupavo delle partite. Ma stavo
giocando a carte coperte, e con quel tipo l non sembrava fosse
un sistema sbagliato. Non appena cominci a raccontare di quando
lavorava al Washington Star e ricord le prodezze che avevo fatto in
quegli incontri e come alcuni giornalisti mi avevano additato per la
massima serie, gongolai a sentirlo parlare e lasciai che divagasse
a suo piacimento in attesa che accennasse al suo amico. Quando
ci arriv, assunse un'aria di mistero. Conosce una certa bibita di
produzione locale, signor Dillon?
Diamoci pure del tu.
Io mi chiamo Harry, per gli amici Hank.
S, Hank, conosco la bibita.
Il mio amico ci  molto vicino. Vicino per non dire attaccato.
Ti lascio immaginare gli argomenti di cui dispone. Ma non basta
avere i quattrini, non basta essere ricchi sfondati per concludere
qualcosa nello sport.
I quattrini sono quattrini.
Ci sono cose in cui sono ferrati i fabbricanti di gassose, cose di
cui si intende la gente dello spettacolo e certe altre di cui sono al
corrente gli sportivi. Cose che devi fare, cose indispensabili anche
se necessitano di ampie spese, cose che sembrerebbero una pazzia
a dei profani. Gli sportivi sanno, per esempio, che  inutile cercare
di organizzare delle partite di football con dei dottori commercialisti,
che saranno fenomenali con fatture, sconti, pegni e valori mobiliari,
ma nient'altro. Per il football ci vuole qualcuno che se ne intenda,
ed  proprio qui, Jack, se permetti che faccia dei riferimenti
personali, che ti trovi in vantaggio rispetto a tutti gli altri in citt. 
per questo che hai fatto colpo con l'industriale in questione.
Potrei sapere chi ?
Se ti dico tutto quello che so, io che ci sto a fare? Mi sei simpatico,
Jack, ma gli affari sono affari. A tempo debito saprai tutto
quello che c' da sapere, ma fino a quel momento lascia fare a me.
Cos' questo tempo debito?
L'industriale, in questo momento, si trova in crociera sul suo
panfilo.
Ha pure un panfilo?
Te l'ho detto, va matto per lo sport. Ora si trova al largo di
Nassau, a pescare, ma se dovesse ricevere un mio telegramma interromperebbe
subito la crociera. Riposati, per ora. Visita la citt.
Fra un paio di giorni torner a trovarti. Ma devo sapere una cosa.
Vediamo di che si tratta.
Giocherai pure tu nella squadra?
Mi sono fratturato una rotula lo scorso autunno.
Vuoi dire che sei finito? Non potrai pi giocare?
Se fossi capace di fare i cento metri in quindici secondi, sarebbe
un miracolo. Ma non servi a nulla se non li fai al massimo in undici.
Qua la mano, Jack.  la cosa pi simpatica che tu mi abbia
detto finora. L'allenatore  l'eterno guaio,  risaputo. Giocare va bene,
ma se vuoi giocare, gioca. Non stare l a destare gelosie, attriti e
scontento soltanto perch credi di essere il solo capace di segnare
un punto. Siamo a cavallo. Ora posso telegrafare che non ci sono
pi difficolt. Sei d'accordo?
Se non lo fossi, non sarei qui.
Perfetto.
Quella settimana persi pure quel minimo di considerazione che
avevo ancora per i giornalisti. Anche questa volta non saprei dirvi
se fossi seriamente intenzionato e pensassi realmente di poter fare
qualcosa, o se invece non volessi semplicemente concedermi un ultimo
tentativo prima di aprire gli occhi e di affrontare la realt. Ma
a quel tempo sembrava tutto perfetto, e la consideravo una di quelle
cose nelle quali  necessario spingersi avanti con tutti i mezzi, con
le luci accese e dando fiato alle trombe. Ne sparai di cos grosse
che nessuno ci sarebbe dovuto cascare. Al Capone era in voga e io
cominciai a smentire di avere lui alle spalle, dissi che avrei sporto
querela contro chiunque avesse cercato di darlo a intendere, e lo
stamparono sui giornali. Dissi che avevo intenzione di formare una
squadra capace di affrontare chiunque, fossero pure i Green Boy
Packers o i Providence Steam Roller, e lo stamparono sui giornali.
Telegrafai a Red Baughman, con cui avevo giocato in attacco all'universit,
per vedere se era libero di lavorare per me e, quando mi
rispose di s, dissi che il primo giocatore per l'Atlanta era stato trovato,
e lo stamparono sui giornali. Mandai un'altra decina, di telegrammi,
e quando un numero sufficiente di giocatori ebbe aderito,
annunciai che la migliore squadra degli Stati Uniti era ormai costituita,
e lo stamparono sui giornali. Dissi che la formazione era stata
battezzata Remuda, e lo stamparono sui giornali. E allora decisi
di offrire un vermut ai giornalisti, per cui si rendeva necessario un
appartamentino, dato che gli alcolici non potevano servirli di sotto.
Il ragazzo prese nove dollari per bottiglia, pi cinquanta cent di
mancia. Prima ancora di farci caso, il mio gruzzolo si era ridotto ai
minimi termini, e dovetti mangiare spezzatino alla messicana finch
non ebbi riscosso l'assegno di cento dollari.
Gente di tutti i generi veniva a trovarmi in quei giorni: agenti
immobiliari che cercavano di vendermi un podere per farci un
campo sportivo o costruirci una casa; assicuratori che chiedevano
di coprire i rischi della squadra con un tipo particolare di polizza;
negozianti di articoli sportivi che mi facevano i prezzi delle
divise da gioco; rappresentanti per parlare di bibite, salsicce e
programmi; e non so quanti giovanotti in cerca di lavoro, lavori
di tutti i generi, dall'usciere al giardiniere. Me ne liberavo in un
modo o nell'altro, ma poi cominciai a servirmi anche di loro, solo
per sentirmi importante. Stavo seduto nella hall, volutamente lontano
dal telefono, e la centralinista, non trovandomi, doveva farmi
cercare da un inserviente. Era cos che Signor Dillon, dell'Atlanta
Remuda veniva strillato ogni mezzo minuto. Costava dieci
cent per volta, per il ragazzo, ma secondo me li valeva. Hank mi
telefonava quattro o cinque volte al giorno e quando non lo faceva
mi stava alle costole. Poi una sera il telefono squill e c'era lui
all'altro capo del filo. Be', Jack, che ti avevo detto? Ora ti sentirai
meglio. Eccolo qui, parola per parola,  indirizzato a me nero
su bianco e dice: Inutile parlarmi di Dillon punto Visto due anni
fa incontro con la Marina tre anni fa a New Haven e anno scorso a
Washington punto  magnifico uno dei migliori giocatori di football
punto Trattenetelo l punto Appena riparata avaria sar da voi
complimenti punto.
Questo s che  parlar chiaro, vero Jack? Sei tu il grande giocatore.
Non ti senti meglio, ora?
 magnifico.
Te l'avevo detto, tutto combinato.
Sto seguendo le tue istruzioni.
Nei tre giorni successivi ci furono altri quattro telegrammi, uno
pi entusiasta dell'altro. Ma quando seppi che il panfilo era stato
rimorchiato a Nassau, cominciai a preoccuparmi, perch il denaro
si assottigliava di giorno in giorno. Una sera, quando telefon, gli
dissi: Hank, mi  venuta un'idea geniale.
Dio, sentiamo.
Mentre riparano il panfilo, potrei fare un giro in macchina a
Memphis, New Orleans e dovunque possa arrivare prima che lui sia
di ritorno. Cos, quando sar qui, avr qualcosa in mano. Ci terremo
in contatto, e...
Benissimo! Benissimo!
Preparer il terreno, e poi...
D'accordo.
Mai, in tutto quel tempo, dissi una cosa a Hank che lui non si
fosse affrettato ad approvare, dicendo che era magnifico, e a un
certo punto cominciai ad aprire gli occhi, a rendermi conto di che
tipo era, un incorreggibile ottimista. Ora che vi sto parlando, mi
sembra tutta una colossale montatura. Non c'era nulla di concreto,
dai buffoni che cercavano di vendermi questo o quello, contribuendo
loro stessi a farsi prendere in giro, ai giocatori che telegrafavano
che erano disponibili e sarebbero stati fieri e felici di giocare con
me come allenatore, illudendosi che tra non molto ci sarebbe stato
qualcosa sul fuoco. Ma quello che adesso importava, soprattutto,
era di andarmene dall'albergo dando l'impressione che mi sarei
assentato solo temporaneamente e che sarei tornato non appena
sbrigati certi affari importanti che mi reclamavano altrove. Misi
tutto il necessario in una valigia, lasciai il resto del bagaglio in
deposito e tagliai la corda. Mi recai in una locanda della periferia,
chiamata Rosemary Cottage o qualcosa di simile, a un dollaro per
notte a pagamento anticipato, e presi una stanza. Poi cominciai
a percorrere in lungo e in largo la Georgia, da una citt all'altra:
Augusta, Atene, Roma, Milledgeville, Decatur, solo per dirne alcune,
in cerca di lavoro. Visitai tutte le autorimesse della zona e
dappertutto ci fu la medesima risposta: volentieri e di cuore mi
avrebbero assunto se fosse stato possibile; ma tutti avevano effettuato
dei licenziamenti e, nel caso di nuove assunzioni, avrebbero
dovuto pensare innanzitutto al personale licenziato. Allora iniziai
il giro degli alberghi. Il mestiere non mi piaceva e detestavo qualsiasi
cosa potesse ricordarmi il Cartaret. Ma un lavoro bisognava
pure trovarlo. Non cavai un ragno dal buco. Uno, al Dixie Hunt a
Gainsville, se non sbaglio, mi spieg: Caro signore, capisco benissimo
che sarebbe disposto a fare qualsiasi lavoro per un letto,
il vitto e un posto per la macchina. Il vero problema  che nelle
stesse sue condizioni si trovano trecento persone prima di lei, tra
cui vari amici.  una cosa personale. Lei forse non sa come stanno
le cose, altrimenti non sarebbe qui, di certo.  il peggiore flagello
che si sia mai abbattuto sul nostro paese, e se lei si trova nel mezzo,
che ci vuole fare? Siamo tutti nelle stesse condizioni.
Questo, se ben ricordo, avveniva verso la fine di settembre o i primi
di ottobre. Portavo il soprabito, il che mi sorprese poich credevo
che a Dixie si uscisse sempre in maniche di camicia. Comunque,
qualsiasi mese fosse, stava svolgendosi, almeno sembra, una campagna
elettorale. Dicono i libri di storia che nel 1932 eleggemmo
un presidente, ma non posso dire di ricordarmene. Meglio essere
espliciti. Pi tardi, quando le cose migliorarono, la politica divenne
affare di tutti. Ma nel 1932 si era talmente ossessionati dalle proprie
disgrazie che non ci si pensava nemmeno. La banda attacc e
la banda smise di suonare e noi eleggemmo Franklin D. Roosevelt
invece di Herbert Hoover, ma, nel posto dove abitavo, non ne sentimmo
nemmeno parlare.
Oh, sei tu, Jack.
Hank, che c' di nuovo?
Ho ricevuto alcune notizie, finalmente buone nuove... Altre
non tanto nuove.
Sentiamo dunque.
Un altro telegramma, indirizzatomi qui al giornale, come al solito:
Panfilo riparato finalmente punto Purtroppo Gwendolyn combinato
stramberia presentazione corte punto Ricevuto notizia ambasciata
oggi necessit presenza Londra fine novembre aut primi dicembre
punto Comunicare Dillon che potendo pazientare fino primi anno
prossimo cosa interessami punto.
Da andare in bestia, Jack.
Un modo come un altro per mandare tutto a monte.
Gwendolyn  sua figlia. Una ragazza viziata e cocciuta, non fa
altro che andare a cavallo e farsi fotografare in compagnia di una
specie di duca. Che vuoi che faccia?
Be'... speriamo di avere miglior fortuna un'altra volta.
Non c' pi nulla da fare, questa stagione. Ma per l'anno prossimo
saremo in condizioni migliori, abbiamo pi tempo davanti a
noi. Capisci cosa voglio dire, Jack? In questo modo avremo i piedi
saldi e faremo le cose come Dio comanda.
Benissimo.
Mi fai una telefonata i primi giorni dell'anno prossimo?
Benissimo.
Ti cercher io.
Benissimo.
Ai primi di novembre vendetti l'automobile. Era una Buick
1928, con appena ottantamila chilometri sulle spalle. Ma in listino
era quotata centosettanta dollari e bisognava prendere o lasciare.
Traslocai da Rosemary in una pensione senza nome in Marietta
Street. Era gestita da una certa signora Pickens, e presi una stanza
al terzo piano, con il bagno al secondo, a tre dollari e mezzo alla
settimana. I pasti li consumavo in una rosticceria. Prosciutto con la
mostarda, il pi delle volte, e caff. Ridussi le spese a un dollaro e
mezzo al giorno e con i centosessanta dollari che mi erano rimasti
dalla vendita dell'automobile ritenni che avrei potuto tirare avanti
fino a primavera, e forse a quel punto le cose avrebbero preso un'altra
piega. Ma prima di Natale ero gi al verde.
Due e cinquanta.
Gran Dio, l'abito vale quaranta dollari.
Due e cinquanta.
Senta, la smetta di scherzare. L'abito l'ho pagato, gliel'ho gi
detto, quaranta dollari, meno di sei mesi fa, e si pu dire che non
l'abbia mai indossato. Mi faccia un'offerta, ora.
Due e cinquanta.
Glielo porsi e lui mi consegn la cedola. Era avvolto in un giornale
perch dalla signora Pickens ero in arretrato di due settimane
di pigione e le mie due valigie avevano gi preso la via del monte
dei pegni. Cos, passo a passo, erano state seguite dagli abiti, gli
abiti buoni si intende, gli unici che si potessero impegnare, e che,
in mancanza di valigie, dovevo portare impacchettati. Il primo lo
avevo portato da un rigattiere, e mi diedero soltanto due dollari e
venticinque. Era doloroso, ma dovevo mangiare. Quello successivo,
due giorni pi tardi, lo portai al monte dei pegni e realizzai venti
cent in pi. Intanto non smettevo di cercare lavoro e mai che ci
fosse qualcosa da fare. Poi un giorno, dopo un'ulteriore settimana di
debito, mi infilai in casa con la chiave in mano, a notte inoltrata, per
evitare di imbattermi in qualcuno, e salii in punta di piedi le scale.
Alla porta della mia stanza era stato messo il lucchetto.
Senta, mi sa indicare il terminal della stazione?
Vada sempre diritto, fino ad arrivare al parcheggio dei taxi, alla
curva, e sar arrivato. Non pu sbagliare.
Grazie mille. E, scusi, potrebbe darmi un aiuto per l'acquisto
di un biglietto per Meriwether? Vede, mi hanno offerto un posto, se
soltanto potessi...
Alcuni mi mandavano a quel paese per averli gabbati con la richiesta
di informazioni, mentre in realt intendevo fare l'elemosina,
altri mi davano un decino o cinque cent, uno mi regal un quarto
di dollaro. L'ultimo parve assai seccato e, mentre andava frugando
nella tasca, mi domandai cosa avrei fatto se avesse cambiato idea e
mi avesse rifilato un diretto alla mascella. Ma tutt'a un tratto, mentre
mi stava fissando, un autobus si ferm, pochi passi pi su, e chi
ti vedo scendere se non Hank? Mi sentii gelare il sangue. Dopo tutti
i bei discorsi che gli avevo imbastito, sarebbe stato il colmo farsi
trovare l sulla strada a tendere la mano come un mendicante. Lui
non si accorse di me. Io svoltai l'angolo e cominciai a correre. Mai
in vita mia avevo tanto desiderato di fare un touchdown quanto quel
giorno desiderai di sprofondare sottoterra.
Non  che decidessi di lasciare la citt, n avevo alcuna ragione
sensata per farlo e nemmeno c'era qualcosa che mi potesse chiamare
altrove; non so se vi siete mai domandati cos' che spinge
i vagabondi ad andare da un posto all'altro, o quale sia il motivo
che fa loro preferire di morire di fame a Jacksonville piuttosto che
ad Atlanta. Abbandonai la citt per lo stesso motivo per cui ho
abbandonato cento altri posti: mi avevano individuato, ecco tutto.
Harmon era uno di loro. C'erano altre persone, duecento o trecento,
che desideravo evitare, che mi avrebbero fatto arrossire a incontrarle,
gente che ce l'aveva con me, per cui non potevo pi farmi
vedere ed era meglio girare pagina: per quanto brutta fosse, non
poteva certo essere peggiore della precedente. Cos, senza decidere
nulla, me ne andai. Non potevo arrivare molto lontano, non ero pi
tanto in forze. Avevo speso il mio ultimo dollaro per un letto e qualcosa
da mettere nello stomaco, in un'osteria. Poi, con il poco che
mi restava sulle spalle e nelle tasche, andai in giro a mendicare un
po' di cibo. Non  che avessi studiato uno stratagemma per fermare
i passanti. All'inizio attaccavo tante perifrasi: Scusi tanto, mi
spiace di importunarla, ma sarebbe cos gentile da.... Ed era tutto.
Arrivato a quel punto, se n'erano gi andati. Dovevo trattenerli
in qualche modo. Pensai che chiedere qual era la via per la stazione
sarebbe bastato. Andai avanti cos l'intera giornata, al centro e
alla periferia, mai per nelle vie eleganti. Non so perch, ma farsi
squadrare dall'alto in basso da una persona ben vestita  una cosa
che d ai nervi.
Credo che fossi diretto a New Orleans, e ogni volta che sentivo
qualcosa arrivare alle spalle, alzavo il pugno con il pollice teso. Ma
nessuna macchina si fermava. Poi notai della gente che in fondo
allo scalo merci meridionale stava aspettando qualcosa. Una fila di
vagoni pass oltre, e and a sbattere contro alcuni carri scoperti.
La locomotiva venne staccata e risal i binari, e allora capii di che
cosa doveva trattarsi. Si stava formando un treno merci ed era ci
che quelli aspettavano. Avrei fatto lo stesso anch'io. Se non c'era
altro da fare, pazienza; stavo perdendo il mio tempo sperando che
una macchina si fermasse sulla strada. Dovevano essere le cinque
del pomeriggio, con l'oscurit che stava scendendo e le prime luci
che spuntavano nella nebbia. Scesi nel fossato e lo risalii dall'altra
parte e cominciai ad attraversare i binari. Gli altri presero a guardarmi,
ma erano ancora troppo distanti perch potessi vedere bene;
comunque il modo in cui mi fissavano diceva che c'era sotto qualcosa
che non andava.
Dal fondo dello scalo vidi muoversi delle luci, e mi parve fosse
una locomotiva, ma, come ho detto, c'era la nebbia e si stentava
a distinguere le cose. In ogni modo si trovava dalla parte opposta
dello scalo e non sembrava mi riguardasse. Poi ci fu del fracasso,
come se un mucchio di travi d'acciaio fossero precipitate tutt'a
un tratto sull'asfalto. Voglio dire che ci fu un clan-clan-clan-clan.
Qualcosa mi colp negli occhi, un raggio luminoso che mi abbagli
tanto da non poter vedere dove fossi. Avevo sentito un rumore di
scambi elettrici, e la locomotiva, deviando, mi stava venendo addosso.
Inciampando tornai sui miei passi, ma a un tratto mi resi
conto che tanto valeva rimanere dov'ero. Era difficile dire su quale
binario il treno era stato smistato, e invece di evitarlo avrei potuto
finirci sotto. Mi appiattii tra due rotaie e aspettai. La macchina motrice
si fece sempre pi grande, finch mi fu proprio sopra. Poi entr
sul binario accanto, altissima, investendomi con il calore dei forni.
 
Capitolo 13.

Fossero passati sei mesi o pi da quel giorno non saprei dirlo nemmeno
io, ma pu darsi fosse anche un anno dopo perch stavo prendendo
un treno in partenza da Chattanooga per il Sud del paese, il
che lascia presumere che si avvicinava l'inverno. Chi non ha fissa
dimora non fa che girare da un posto all'altro, ma al cader delle foglie
la sua meta  sempre il Golfo. Comunque, c'erano centinaia di
abitanti della Georgia, sparsi un po' qua e un po' l lungo la rete ferroviaria
di Atlanta, fuori dagli scali merci, in attesa di arrampicarsi
su un treno. C'era poco movimento in quel periodo, cos quello era
il primo treno merci in transito da una settimana a quella parte, ed
erano decisi di approfittarne. Oggi preferiscono fermare le automobili
lungo la strada maestra, e, se ce n' qualcuno che viaggia sui
treni, i ferrovieri non ci badano nemmeno, cos che possono salirci
anche alle stazioni. Ma a quei tempi il paese pullulava di senzatetto,
e nessuno era disposto a dare loro un passaggio, farli salire
su un treno o venire loro incontro in qualsiasi modo. Se volevano
partire, dovevano saltare su un vagone in corsa, ed era per questo
che stavano l ad aspettare. A stento scambiavano qualche parola.
I senzatetto si stringono, non si guardano l'un l'altro n parlano tra
di loro, una cosa che all'inizio non riuscivo a spiegarmi, ma che pi
tardi mi fu anche troppo chiara.
Di l a non molto, dallo scalo merci, arriv il tossire di una locomotiva,
poi tre colpi ancora, lenti e spaziati, e infine una serie di
rapidi stridori, il che voleva dire che le ruote slittavano, trattandosi
di un pesante convoglio. Il tossire e i rumori continuarono e infine
apparve la macchina, che procedeva a fatica, con le due banderuole
verdi di un treno in transito: proprio quello che faceva per noi. Tutti
si prepararono. Man mano che il treno passava davanti, ci salivano
sopra, sui vagoni cisterna, sui carri coperti, dovunque riuscissero
ad arrampicarsi. Seguirono alcuni vagoni frigorifero, o giacche a
doppio petto, come li chiamavano i vagabondi, e sei o sette di loro
vi si buttarono a capofitto perch la ghiacciaia  il posto ideale per
viaggiare. Ma dovettero scendere, precipitando addosso agli altri, e
fu come se dei gatti fossero capitati tra le scimmie. Un vagabondo
preferisce sempre il davanti del carrozzone perch, se viene cacciato
gi, cade di lato e non c' gran rischio di farsi male. Stando nella
parte posteriore, invece, rischia di finire nell'intervallo tra vagone e
vagone, con la poco simpatica prospettiva di farsi maciullare dalle
ruote. Al buio non si erano accorti che i doppi petti erano accoppiati
con la scaletta di dietro, e cos era impossibile salire in cima per
calarsi poi dall'apertura superiore. In questo modo furono costretti
ad arrampicarsi altrove, gli uni sugli altri. Io di solito prendevo un
vagone scoperto, e feci lo stesso anche quella volta. Ci vuole poco
a salire e meno ancora a scendere e, seppure aperto un po' troppo
al vento, ci si pu aiutare con dei giornali, e almeno non si rischia
di finire dentro. Non sopportavo l'idea di avere un sistema per una
miserabile vita come quella, la gamella al fianco, giornali sotto il
braccio e pezze di cotone su quello che rimaneva degli abiti, ma se
faceva freddo, uno stratagemma ci voleva pure per stare al caldo,
che mi andasse bene o no.
Occupai la parte anteriore della piattaforma, dove si stava un po'
a ridosso, spiegai i giornali, tre o quattro insieme, l'uno sull'altro,
e mi coricai in un angolino. Poi mi rotolai, e i giornali mi si arrotolarono
intorno, e ora si stava quasi al calduccio. Poi, sulla fronte,
sentii qualcosa di freddo. Una, due volte. Allora capii che era
la pioggia e me ne dissi di tutti i colori per non aver preso anch'io
un vagone coperto. Non restava che una cosa da fare. In testa al
mio vagone c'era una cisterna, cos arrotolai i miei giornali, passai
sull'altro vagone, e mi rannicchiai sotto il serbatoio cercando di stare
il pi possibile al coperto.
Poi, dopo un certo tempo, il treno rallent. Dai vagoni di testa
sentii qualcuno che sbraitava. Poi il baccano aument. Si fece pi
vicino e capii che si trattava di vagabondi che non erano in regola
con il biglietto di passaggio. Cominciammo a sfilare davanti a loro,
mentre stavano l a imprecare, ritti sotto la pioggia, le pi tremende
imprecazioni che si possano immaginare, contro il personale del
treno, la compagnia ferroviaria, lo Stato, persino contro Dio. Allora
capii cos'era successo: nell'Est avevano adottato i sistemi gi in uso
nelle ferrovie occidentali, lasciavano salire i clandestini sul treno,
come avevano fatto, altrimenti avrebbero dovuto mobilitare un intero
esercito, ma poi, dopo aver fatto un po' di strada, rallentavano
il treno in modo che fosse abbastanza lento perch i clandestini
scendessero e troppo veloce per consentire loro di risalirvi. Allora
il poliziotto partiva dal tender e passava vagone per vagone fino ad
arrivare alla coda. Dalle due alle trecento persone furono cacciate
fuori, sotto la pioggia, gente che non sapeva dove andare, n avrebbe
avuto i mezzi per farlo. Stenterete a credere che fossero in tanti,
ma non esagero. Vi si ghiacciava il sangue a sentire quello che dicevano,
ma, comunque uno si sentisse, arrivava il proprio turno e
non c'era rimedio. Mi appiattii come meglio potei, ma il poliziotto
accese la lampadina tascabile e, quando non risposi al suo ehi, tu
continu: Fai come vuoi, se vuoi rimanere rimani, ma ti avverto
che se non salti gi subito mi potrebbe venire l'idea di scambiarti
per un rapinatore e scaricarti addosso la rivoltella...
Quando il dolore ai piedi, per il salto nel buio, si fu calmato, mi fermai
anch'io a inveire. Ormai avrete gi capito che non sono il tipo
a cui piace urlare, e in realt sarebbe stato molto meglio se le cose
le avessi tenute chiuse dentro di me. Ma ci sono dei momenti in cui
non resta altro da fare. Con l'acqua che mi scorreva lungo il naso,
la fame che mi brontolava nel ventre e il freddo che mi cresceva in
corpo, capii che non potevo scendere pi in basso. Non ero un essere
umano, ma un fondo di caff versato in un acquaio.
In breve le urla cessarono e i clandestini presero ad avviarsi sulla
via del ritorno a Chattanooga. Alcuni singhiozzavano. Mi unii a
loro ma, fatti pochi passi, cominciai a ragionare. Se non sbagliavo,
eravamo pi vicini a Dalton, di qualche chilometro, che non a
Chattanooga, e avrei potuto tentare la sorte. Era un piccolo buco,
ma, se avessi tenuto la bocca chiusa e non mi fossi trascinato dietro
l'intera colonna di senzatetto, avrei potuto sistemarmi, almeno per
qualcosa da mettere sotto i denti e un posticino per dormire, come
se fossi stato in una grande citt.
A occhio e croce il treno doveva aver percorso un chilometro dall'istante
in cui il poliziotto aveva cominciato a cacciare gi la gente
fino al momento in cui era arrivato a me, cos era gi da venti
minuti che me li trovavo continuamente tra i piedi. Alle volte ci
scontravamo e allora bestemmiavano e forse allungavano qualche
cazzotto. Ma erano cos poco in forze, che non valeva nemmeno la
pena di rispondere. Dopo un po' passai quello che mi parve essere
l'ultimo della colonna, e subito dopo, quasi per segnare il passaggio,
cominci a piovere e io affondai i giornali sotto gli abiti per fare
in modo che non fossero fradici qualora ne avessi avuto ancora
bisogno. Poi sentii due che stavano parlando, a una certa distanza:
Andiamo, su!.
Porco mondo, ti ho detto di lasciarmi stare.
Non  modo di parlare, questo.
Allora togliti di mezzo.
Se ti fa male il piede, potresti...
 rotto. Sono tutto a pezzi e...
Feci in modo di non farmi sentire e tirai avanti. Sulla destra il
terreno stava salendo e io girai da quella parte per uscire dall'acqua
in cui sguazzavo. Inciampai e ruzzolai per terra. Singhiozzai
per l'acuto dolore al piede, mi alzai e sferrai un calcio all'oggetto
su cui ero inciampato. Poi proseguii. E fui sul punto di inciampare
una seconda volta. Solo allora mi parve di capire cos'erano gli oggetti
sui quali ero andato a sbattere. Si trattava di un paio di cassette
di attrezzi, lunghe due o tre metri, e dal coperchio spiovente.
Pensai all'uomo rimasto indietro e a come sarebbe stato all'asciutto
se avesse potuto introdursi in una di quelle. Dissi a me stesso di andare
avanti se non volevo finire male anch'io. Ma, prima di rientrare
nel sentiero, urtai qualcos'altro con il piede e mi parve quasi di morire
dal dolore all'alluce. Ma nelle orecchie avevo ancora il tintinnio
che avevo sentito e tornai indietro. Brancolai nel buio e capii che
si trattava di una cassa aperta contenente dei chiodi. Brontolando
mandai all'inferno l'uomo, dicendo tra me che dovevo proseguire
se non volevo fare anch'io una brutta fine, ma invece afferrai uno
dei chiodi e a tentoni ritrovai la cassa di prima, lo introdussi sotto
il lucchetto del coperchio e feci leva. Il contenuto venne fuori e si
sparse sul terreno. Alzai il coperchio e frugai all'interno. Era vuota.
Bene cos, prendigli i piedi, mettiti in mezzo, e tienili fermi, in modo
che non possa dare calci. Al resto penso io.
Ci siamo. Dai il via.
Che volete farmi?
Alzalo!
Su. Su.
Lo sollevai sotto le ascelle, l'altro con le dita avvinghiate alle
ginocchia, e lo trasportammo, io rinculando goffamente. Quando
arrivammo alla cassa, lo deponemmo per terra, alzai il coperchio e
spiegai i giornali, che avevo messo nell'interno, in modo che potesse
stare al caldo. Poi mi infilai dentro anch'io, mi sporsi, lo agguantai
di nuovo sotto le ascelle e lo sollevai. Finalmente lo coricammo
su qualcosa di asciutto. Cos, quando fu al coperto, tornai fuori e
abbassammo il coperchio su di lui. Lui url e sbrait come un indemoniato,
e ce ne disse di tutti i colori. Finimmo per renderci conto
che la sua idea era che noi volessimo andarcene lasciandolo morire
l dentro. Dissi: Be', che si fa, ora?.
Non mi importa! L'ho trovato l nella giungla, questo pomeriggio,
accanto al serbatoio dell'acqua, ed era gi bello che andato,
con il piede scorticato che ha, ma gli parlai e finalmente gli ficcai
in testa che nessun senzatetto che si rispetti l'avrebbe lasciato in
quello stato e tanto feci che gli pompai un po' di animo in corpo e lo
convinsi ad arrampicarsi sul treno. Poi, nel carro carbone, attacc
a parlare senza sosta dei suoi che avevano un negozio a Sandusky e
di lui che si era laureato all'universit e manovrava una escavatrice
meccanica in un'impresa stradale a Denver e poi l'inverno scorso
era stato licenziato e non l'avevano pi riassunto, finch ne ebbi fin
sopra i capelli. Dissi: Be', vatti a far benedire, tu e tu e tu! Credi
di avercela solo te?  cos che la pensi, eh?.
Ma quando sentii battere all'interno e poi il coperchio si sollev
e lui sporse fuori la testa, mi ero un po' affezionato a lui, perch se
c'era una cosa a cui non mi rassegnavo era l'idea di essere un vagabondo
di professione. Cos riflettei un istante e poi dissi: Mi sta
venendo un'idea.
S. Sentiamo.
Tocca un po' l'estremit della cassa.
S, be'?
Se  come penso io, il coperchio, l'asse anteriore, il fondo e
quella di dietro sono inchiodati alle estremit, e non viceversa.
Perci, se ci mettiamo dentro, puntellandoci sul retro e spingendo
con i piedi l'asse davanti...
Giusto!
 cos che facemmo, lui a un lato della cassa e io dall'altro.
Cominciammo a dare dei colpi di tacco alle assi anteriori, curve nel
mezzo. In breve cominciarono a cedere e si abbatterono nel fango;
cos, infine, anche con uno di noi disteso contro la tavola di fondo,
ci fu abbastanza spazio per gli altri due, a stare seduti l'uno di fronte
all'altro alle estremit, all'asciutto, ma allo stesso tempo all'aria
aperta, senza avere l'impressione di trovarsi all'interno di una bara
come doveva sembrare, a occhio e croce, a starci rinchiusi da soli.
Gridai di fare attenzione ai chiodi che sporgevano dalle assi e poi
mi misi accanto al piagnucolone che era sempre disteso nel mezzo.
Ora, amico mio, abbiamo fatto tutto il possibile. Una specie di
letto ce l'hai, e se stai buono e fai quello che ti dico io potrai riscaldarti
un po' e forse anche schiacciare un sonnellino. Quando far
giorno, vedremo quello che si pu fare col tuo piede e, nel caso, ti
porteremo a Dalton. Fino a quel momento, se non vuoi avere un cazzottone
sul muso, ti consiglio di stare l dove sei, a bocca chiusa,
senza romperci le scatole. E perch tu capisca meglio...
Gliene lasciai andare uno, in pieno petto, non un vero cazzotto,
ma nemmeno una carezza. Lui si butt gi e cominci a strillare.
Basta!
Noi altri due abbassammo il coperchio e ci mettemmo a sedere con
la schiena alle due estremit della cassa. Non era certo il posto ideale
per passare la notte, ma perlomeno potevamo allungare le gambe
e metterci su dei giornali e stare al coperto. Tu come ti chiami?
Hosey.
Solo ora che sto scrivendo mi par di capire che il suo nome era
in realt Hosea. Allora mi era parso Hosey, e lo lascer cos. Il mio
 Jack. E il suo?
Ha detto di chiamarsi Buck.
Sogni d'oro, ragazzi.
Altrettanto, Jack.
Andate all'inferno, figli di cani.
Ma il freddo tagliava la pelle e avevo la schiena indolenzita; se non
fossi riuscito ad allungarmi, sarei crollato anch'io, tra non molto.
Dormi, Hosey?
Che stai architettando?
C' un'altra cassa di strumenti, qui vicino.
Perch non l'hai detto prima?
Uscimmo all'aperto, rabbrividendo sotto la pioggia, e io presi il
chiodo e con quello facemmo saltare il lucchetto della seconda cassa.
Ma quando sollevammo il coperchio, trovammo che era piena di
pale. Dobbiamo vuotarla, Jack.
Certo.
Che lavoraccio!
Torniamo indietro.
Lasciammo ricadere il coperchio, ma qualche cosa all'interno
ruzzol con un tintinnio. Rialza il coperchio, Hosey. Sar meglio
dare un'occhiata. Non erano altro che due secchi, che erano serviti
probabilmente per il cemento, infilati l'uno dentro l'altro. Tornammo
alla nostra cassa e ci rimettemmo a sedere, ma qualcosa dentro di
me cominci a rimuginare a proposito di quei secchi. Non riuscivo
a stare fermo. Uscii, brancolai in giro e in breve trovai la cassa con
i chiodi. Ne presi tre o quattro in mano e tornai sui miei passi. Poi,
tenendomi il pi che potevo all'asciutto, cercai l'estremit di una
delle assi che avevamo strappato dalla parte anteriore della cassa e
vi appoggiai contro la punta di uno dei chiodi. Picchiai di sopra per
farcelo entrare. Quelle che ebbero la peggio furono le mie mani, e il
giorno dopo erano tutte tagliate e ammaccate per i colpi, ma riuscii
a far penetrare il chiodo di qualche centimetro, finch con la punta
delle dita potei sentire una fenditura. Lasciai il ferro infitto nel
legno, presi un altro chiodo e lo cacciai nello stesso senso, dentro
lo spacco. Me ne servivo a mo' di cuneo e, quando infilai il terzo,
la tavola cedette con due o tre schianti secchi. Allora mi alzai sotto
la pioggia, afferrai la sottile striscia di tavola che si era staccata
e tirai.Venne via subito. Ricominciai l'operazione con l'asse. Che
stai facendo, Jack?
Preparo la legna per il fuoco.
Sotto la pioggia?
In quei secchi si accender.
Hai ragione. A praticarci dei fori...
Faremo un braciere.
Si mise al lavoro anche lui, spaccando una tavola, mentre io mi
davo da fare con un'altra, finch avemmo una decina di assi all'asciutto
sotto il coperchio. Le portammo accanto ai binari. Poi, una
alla volta, le mettemmo sotto la rotaia e spingemmo in su fino a spezzarle
e cos continuammo fino ad avere tre o quattro bracciate di legna
in pezzi lunghi un piede. Poi praticammo dei fori nei secchi allo
stesso modo in cui avevamo spaccato le assi, adoperando un chiodo
come scalpello e l'altro per batterci su. Un secchio lo riempimmo di
carta e legna, lo coprimmo con l'altro e accendemmo. Fu il pi bel
momento dell'intera notte: vedere la luce arancione scintillare dentro
i fori. Ci fu lo sfrigolio della legna che stava asciugando, poi un
forte scoppiettio, un altro e un altro ancora. Hosey mi guard, poi si
tolse qualcosa che aveva l'aria di un cappello. Era un tipo alto, slanciato,
dall'et indefinibile e quegli strani occhi luccicanti tipici dei
vagabondi inveterati, che dapprima ti sembrano amichevoli, finch
non ti accorgi che si tratta dell'amicizia del cane affamato. Ma mi
tolsi anch'io il cappello e ci scaldammo le mani.
C' un serpente sotto questa maledetta cassa! Guardate, sta salendo
per quel buco...
Buck! Dopo tutto quello che Jack ha fatto per te, tu...
Hosey, ha ragione. C' un serpente, ma certo, e il fuoco a che
serve se non a questo, ad attirare e magnetizzare il serpente, cos
uscir dal buco e Buck potr mozzargli la testa con un morso, prendendo
cos due piccioni con una fava, qualcosa da mettere sotto i
denti e dell'olio di serpente da mettersi sul piede e...
Avrei continuato per un pezzo a quel modo, ma Hosey atteggi
la faccia a una specie di smorfia e allora per dargli un contentino
infilai un dito nel buco. E quando qualcosa di freddo, morbido e
umido lo tocc, lanciai un urlo. Be', figlio di puttana che non sei
altro! Fai il fachiro, ora, perch non lo fai? Suona il flauto e quando
tira fuori la testa gliela tagli con un morso e lo stritoli per tirargli
fuori l'olio. Su, Jack, che aspetti?
Ricominci da capo, vero?
Oh be', non sono ancora morto.
Con lui che mi sghignazzava in faccia e Hosey che spostava lo
sguardo da me al foro, non potevo starmene l con le mani in mano.
Afferrai un chiodo e girai dietro alla cassa. Certo, col buio pesto
che faceva e la pioggia non ci si vedeva un bel niente. Accesi un
fiammifero, si spense subito con uno sfrigolio, ma il bagliore bast
a rivelarmi la topografia del luogo. La cassa era adagiata in cima a
un leggero rialzo, ma subito dietro il terreno si sprofondava tra erbe
e cespugli, e c'era una cunetta, nient'altro che un avvallamento
nel fango, larga forse un piede e profonda una decina di centimetri.
Si sarebbe detto che un animale avesse strisciato nella mota per
mettersi al coperto dalla pioggia, ma non avevo la minima idea sul
da farsi e, se non fosse stato per il timore della figuraccia, non ne
avrei fatto niente. Mi inginocchiai e accesi un altro fiammifero. In
quell'istante il terreno si mosse e prima che potessi rialzarmi sentii
che mi stava venendo addosso, qualsiasi cosa fosse. Udii uno strillo,
agguantai e mi alzai con la cosa tra le braccia e corsi in direzione
del fuoco. Era proprio cos, proprio quello che mi avevano suggerito
le orecchie: un piccolo cinghialino di tre o quattro settimane al massimo,
che ora si dibatteva, grugniva e cercava di mordere. Hosey!
S, Jack?
Nella tasca destra dei miei pantaloni troverai un coltello, tiralo
fuori e aprilo.
Bene.
Dammelo.
Eccolo qui.
Stai alla larga. Ora gli faccio la festa.
Non avevo mai ucciso un maiale in vita mia, ma ci sono tante
cose che si  capaci di fare quando si ha fame. Gli infilai la lama
nella gola, poi, tenendolo per una zampa, mi scostai per non avere
il sangue addosso. La sensazione che provavo era come se stessi
vuotando una bottiglia. Quando parve dissanguato, andai all'altra
cassa dove c'era un rivolo d'acqua che scorreva dal coperchio e lo
lavai. Presi la mia gamella e la lasciai l a riempire. Tornai al fuoco.
Non avevo mai scuoiato un maiale, ma immaginavo si facesse pi
o meno come con un pesce. Spiegai un giornale, gli aprii il ventre,
estrassi le interiora, le misi tutte insieme, tranne il fegato, e le lanciai
dall'altra parte del binario. Poi lo sciacquai di nuovo. Infine
presi il coltello e tagliai via la pelle, insieme alle setole, dalle quattro
zampe. Tornai all'altra cassa e trovai una forca di ferro, di quelle
che servono a rivangare la ghiaia. La tenni sul fuoco in modo che i
denti facessero da graticola. Vi stesi sopra la carne. Dio, che profumo,
quando il porcellino cominci ad arrostire! Jack.
S, Hosey?
Si cuciner meglio se gli tagliamo le zampe, e avremo anche
dei pezzi pi piccoli.
Giusto.
Girammo due volte tutti i pezzi e, quando furono quasi pronti,
Hosey cominci a parlare: Buck, la cena  quasi pronta, ma, prima
che ci metta le mani, voglio farti il processo, seduta stante, ed
 questo che dovrai fare: primo, chiederai scusa a me e a Jack per
il diavolo a quattro che hai combinato, cose dell'altro mondo, come
non ne ho mai sentite in vita mia. Secondo, ti scuserai, specie con
Jack, perch  lui che ha fatto tutto ed  lui che devi ringraziare
se sei al caldo, ora, con qualcosa da mangiare sul fuoco, invece di
trovarti abbandonato in quella fossa, a morire. E terzo, chiederai
per favore.
Vai a mori' ammazzato.
Non senti che odorino?
Che vuoi che mi importi?
Ma sei proprio stufo di campare?
Maledizione, devo stare qui...
Hosey.
S, Jack?
Fallo mangiare.
Hosey prese la carne dal fuoco e io afferrai Buck per il collo e
lo tirai su a sedere. Fu solo allora che vidi com'era fatto. A parte le
disastrose condizioni in cui si trovava, era un bel ragazzino di ventiquattro
o venticinque anni, dai capelli chiari, gli occhi azzurri e
una barba di tre giorni. Sbirci il maiale, lo annus, poi si rivolse a
me: Hai mai stretto la mano a un povero idiota?.
No, ma lo farei volentieri.
La sua faccia si illumin di un cordiale sorriso, cos poco da
vagabondo, e allung la mano. Sono stato a osservarti, Jack, e ti
ringrazier, ma solo perch ci tengo a farlo, non perch obbligato.
Va bene, Buck.
D'accordo, Hosey?
Benone, era ora.
Mi ricordai della gamella e andai a vedere. Era quasi piena, ma
pensai che sarebbe stato conveniente metter qualcos'altro a raccogliere
l'acqua finch pioveva, cos aprii l'altra cassa e frugai
all'interno in cerca di un recipiente. Le mie dita sfiorarono il vetro e ci
fu un tintinnio. L'afferrai e sollevai alla luce, era una bottiglia, due
terzi piena, ma senza etichetta. Tolto il tappo, annusai: era acquavite,
del buon chiaro di luna della Georgia. Ficcai la bottiglia in
tasca, tornai indietro, porsi la gamella e loro ci diedero un sorso.
C'era ancora dell'acqua e io introdussi la gamella sotto il secchio, in
modo che posasse sulla brace. In mancanza di caff, un po' d'acqua
calda non ci far male.
Buona idea!
Bene, Jack.
Quando l'acqua cominci a fumare, la tolsi dal fuoco. Poi, dopo
avere strappato il tappo con i denti, vi spruzzai dentro dell'acquavite.
Rimisi la bottiglia in tasca, la tappai e assaggiai il liquido nella
gamella. Non era granch, ma serviva allo scopo. Ragazzi, provate
un po' e ditemi come vi pare.
Hosey, Hosey,  l'uomo dei miracoli.
Che cos'?... Lo Spirito Santo?
Restammo l a sedere, centellinando, chiacchierando, ridendo,
riconfortati, e non eravamo pi dei fondi di caff, ma degli esseri
umani.

 Capitolo 14.

Prendete i tre moschettieri, sar una gran bella amicizia, ma in sostanza
si riduce a una gran perdita di tempo, sempre in chiacchiere,
il primo e il secondo che parlano del terzo, il secondo e il terzo
del primo e via dicendo. Nonostante tutta la fame, la sporcizia, i
malanni e il freddo che dovemmo sobbarcarci nei mesi successivi,
quella piccola parte di noi che riusciva ancora a pensare si sforzava
di comprendere gli altri due. Ma soprattutto era Hosey che cercava
di capire me e Buck, e io e Buck che cercavamo di comprendere
Hosey. Hosey non faceva che parlarmi, ore e ore, di Buck, di come
non avrebbe imparato mai le regole della strada e stava l a piantar
grane ai ragazzi a modo che desideravano vivere e lasciar vivere e
non volevano problemi. Come per esempio il modo di fare di Buck
con i poliziotti. Mai che li lasciasse fare quello per cui erano pagati
e stesse zitto, facendo buon viso a cattivo gioco. Doveva dirgliene
di tutti i colori, come aveva fatto con me quella notte, e un paio di
volte era finito in prigione. Non era stato molto piacevole aspettare
che i suoi cinque giorni di fermo scadessero, la prima volta in un
centro di accoglienza battista all'Esplanade di New Orleans e l'altra
in un'orribile giungla sulla riva del fiume, ad Alexandria. Ma in
realt non riuscivo ad avercela con lui per questo, comunque andasse.
Lui urlava quello che sentiva dentro, e io non sentivo certo
diversamente e non potevo in nessun modo dargli torto, non importava
quante volte mi facesse aspettare. Ma per Hosey era un bastone
tra le ruote, e si sarebbe detto che avessimo un appuntamento
con Clark Cable, laggi a Hollywood, a una certa ora di un certo
giorno, da come sbuffava, sbraitava e gemeva. Diceva che Buck non
sarebbe diventato mai un vero vagabondo, che era proprio negato,
e a sentirlo parlare si sarebbe detto che i vagabondi fossero una
specie di casta, come gli Odd Fellows o i Massoni o gli Elei, quasi
inaccessibile.
Io e Buck, quando era il turno di Hosey a razzolare un po' di
cibo, parlavamo di lui e della sua idea fissa del vagabondo ideale,
e Buck mi strappava quattro risate con il suo modo di prenderli in
giro: Il vero vagabondo non si mette mai nei pasticci con i poliziotti
della ferrovia, perch, se mai alzasse il braccio per mollargli un
diretto, il braccio se ne partirebbe per conto suo visto che i tendini
non hanno abbastanza vitamina per trattenere l'osso del gomito. E
ancora: Il vero vagabondo non ruba mai roba da mangiare, perch
se mettesse qualcosa nello stomaco puzzerebbe tanto da mettere in
allarme l'ufficio d'igiene e tirarsi addosso la squadra di bonifica, e
un bel giorno finirebbe per svegliarsi sotto forma di cimice. E infine:
Il vero vagabondo lascia sempre la giungla come l'ha trovata,
pronta all'uso per il successore, allo stesso modo che lo scarafaggio
lascia il letame come l'ha trovato, pronto all'uso per il prossimo
scarafaggio, in modo da far vedere a tutti che  un vero scarafaggio
e non una lurida blatta... Jack.
S, Buck.
Come va matto per la giungla quel figlio di puttana.
 casa sua.
Ma perch? Non ci si adatterebbe una pulce.
Gli piace.
Probabilmente non avrete mai visto una giungla, ma forse
avrete letto qualcosa in proposito. Ne avevo letto anch'io e in un
certo modo mi ero fatto l'idea che qualcosa ci fosse, qualcosa da vedere
e conoscere, che desse la possibilit di cucinare, riposarsi un
po' e schiacciare un pisolino a chi ci capitava. Be', sono un sacco
di storie, perch in fondo non  altro che un bel nulla, se si pu dire
cos, coperto di sporcizia. Immaginate un argine, un tratto erboso,
un nudo spiazzo sotto gli alberi, quasi sempre in declivio. Qua e l,
a una distanza di pochi passi, macchie nerastre che, calpestandole,
si rivelano resti di vecchi fal. Pi in l, nella sterpaglia, barattoli
vuoti, secchi, padelle e non so che altro, alcuni forati e muniti di fil
di ferro, per tenerli sospesi sul fuoco, ma nessuno pulito abbastanza
da cucinarci dentro da mangiare per uno straccione che si rispetti.
A pochi metri una fossa a uso di latrina. E quello  il sognato paradiso
del vagabondo, l'abitazione gratuita alla quale si crede accorra
volentieri, a cantare le sue canzoni, stare in compagnia e riposare.
Quella era la merce che Hosey cercava di venderci, solo che non ci
riusciva mai. Be', perch mai qui e non altrove? Meglio in nessuna
parte che in un postaccio come questo. Buck riusc a spiegarselo
un giorno: Jack, hai mai pescato?.
Io? Certo, alla baia di Chesapeake.
Anch'io, al Lago Erie. Una volta i miei tre zii vennero a passare
il quattro di luglio a casa nostra. Mia madre li sistem nel garage,
e loro tre e mio padre decisero di andare a pescare e portarono anche
me. Noleggiarono una barca a motore e uscimmo sul Lago Erie,
preparammo gli ami e calammo le lenze, lenze a mano perch eravamo
troppi nell'imbarcazione per poter maneggiare le canne. Dio,
se ne prendemmo di perche e merluzzi! Non vidi mai tanti pesci
in vita mia. Rincasammo con due canestri pieni e la mamma non
trov pi nulla da dire, per il fatto di avere tre cognati in casa nellostesso tempo. Frisse le perche e mise da parte i merluzzi, parte
nella ghiacciaia, parte in una cesta sotto a uno strato di ghiaccio,
perch il frigorifero non era abbastanza capace per contenerli tutti.
L'indomani mattina, quando and a guardare, i pesci non c'erano
pi e poco dopo capimmo dov'erano andati a finire. Li avevano presi
i topi e ora erano dentro le pareti. Dio, che puzza! Che bella estate,
a scrostare le pareti in cerca dei pesci e a spargere tutt'intorno del
veleno contro i topi. La sera mio padre chiudeva tutti i rubinetti, gli
scoli e i lavelli, tappava tutto, asciugava persino le gocce. In questo
modo, diceva, quando avranno sete verranno fuori e creperanno.
Con l'arsenico, la sete  insopportabile e, a togliergli l'acqua, siete
a posto. Ma Dio ci scampi e liberi se trovano dell'acqua all'interno
e non vengono fuori. Jack, afferri il rapporto fra i topi e la giungla
di Hosey?
Comincio a capire.
C' una cosa sola che puoi trovare nelle giungle, ed  l'acqua.
Qualche imbecille la mise l e se ne dimentic, sia un idrante per
innaffiare l'erba o per riempire la caldaia o per lavare i cavoli, o
alle volte nient'altro che una sorgente. Comunque sia, c' sempre
dell'acqua, e attira i vagabondi come i topi. Mi segui, Jack? Hosey
 un topo.
Non ci manca molto.
Quando hai cominciato a fare questa vita, Jack?
Oh... uno o due anni fa.
Perch?
Dei fastidi in famiglia.
Proprio-cos, abbiamo tutti dei fastidi in famiglia, tu, io e milioni
di altri come noi che battono la strada. Ma sai da quanto tempo
Hosey fa questa vita?
Non gliel'ho mai chiesto.
Sin da prima della guerra. Il vero vagabondo, sai, ha sempre le
carte in regola, e un giorno mi ha fatto vedere la sua chiamata per la
leva o non so che altro. Fu respinto, disse, per inidoneit fisica, ma
il foglio diceva 1917. Novecentodiciassette, Jack... Ha fatto questo
mestiere tutta la vita. Possibile che non abbia mai lavorato?
Non saprei.
Si accost, chinandosi. Jack, diventeremo anche noi cos?
Una volta, mentre viaggiavamo su un treno dell'A.P., diretto da St
Louis a Kansas City, o K.C. come la chiamano i vagabondi, fummo
cacciati a terra otto o dieci chilometri oltre Independence.
Passammo l'inverno a New Orleans, Alexandria, Sheveport, Port
Arthur, Beaumont e chiss dove ancora. Faceva un po' pi caldo
laggi che in tanti altri posti, ma i vagabondi li trattavano da schifo.
Cos, all'inizio della primavera del 1934, volgemmo a nord. In
breve puntammo sulla strada maestra e cominciammo ad alzare il
pollice in cerca di un passaggio per Kansas City. Ma non eravamo
andati molto oltre quando arrivammo a un cantiere stradale, dove
stavano facendo dei lavori di riparazione, con dormitori e mensa
in tante baracche e tutto il resto. Cos naturalmente Hosey and in
cerca del cuoco per vedere cosa poteva racimolare e Buck e io ci
mettemmo a sedere ad aspettarlo. Solo allora notammo che i lavori
erano sospesi. I messicani stavano chiacchierando l attorno e da un
lato tre o quattro uomini, che si sarebbero detti capisquadra, erano
in consultazione, ma niente veniva rimosso, nessuno manipolava
l'asfalto, nessuna gobba veniva spianata. Buck se ne intendeva di
costruzioni stradali e cominci a dire che qualcosa di anormale
stava succedendo. Quando Hosey ricomparve, era a mani vuote e
disse che tutti erano seccati per via del fabbro che se n'era andato.
Hanno mandato in citt a cercare qualcuno che possa sostituirlo,
e intanto hanno sospeso il lavoro.
Fabbro? Che cosa c'entra un fabbro con le strade?
Jack, so solo quello che mi hanno detto.
Restammo seduti qualche minuto, poi Buck disse: Mi sembra
di aver capito.
S, cos'?
Vedete quel mucchio di pietre laggi?
Da una parte della strada, in un campo, c'era uno sprone di roccia,
una sporgenza tagliata da un lato, con delle grosse lastre e blocchi
alla base, e davanti una macchina, e sabbia gialla tutt'intorno.
Jack, quella  la loro cava di pietra. La macchina l davanti  una
frantumatrice. E quei massi sono pezzi fatti franare e che devono
esser forati, fatti saltare e sminuzzati prima di poter essere introdotti
nella frantumatrice.  per questo che stanno con le mani in mano.
Il fabbro deve affilare le punte dei trapani, e se n' andato. Senza
pietrame per la frantumatrice, tutta questa gente non ha niente da
fare, ed  per questo che hanno sospeso i lavori.
Cos?
Fammi pensare un po'.
Egli pens, cercando di escogitare una soluzione, e io feci
lo stesso, e credo che anche Hosey si mise a fare la stessa cosa.
Proprio allora mi venne in mente il corso da fucinatore che avevo
fatto all'universit, una materia a cui non avevo prestato molta attenzione
perch non sopportavo il metallo rovente e l'odore della
fucina mi faceva star male. Ma se non sopportavo la puzza del coke,
c'era qualcosa che sopportavo ancora di meno, ed era lo stomaco
vuoto, cos, poco dopo, mi diressi verso i messicani e chiesi loro
del capomastro. Mi indicarono uno sgabuzzino di legno ed entrai l
dentro. Ho sentito che il fabbro vi ha piantato.
Il fabbro l'ho mandato via io, per ubriachezza, lui e quel buono
a nulla del suo aiutante, e se  suo parente...
Io? Io sono un fabbro.
Oh, s?
Mi squadr, dal cappello che portavo ancora da Baltimora ed era
ormai polvere, sporcizia e sudore, tanto che era difficile dire che
colore avesse, alla tuta che era stata bollita in tutte le giungle, da
Macon in Georgia a St Louis nel Missouri, fino alle scarpe, un paio di stivali ricevuti all'Albergo del Buon Samaritano, a Colombo,
Ohio, poco prima di partire per il Sud. Era gi qualcosa, fortunatamente,
che non potesse vedere l'abito sotto la tuta, pieno di scuciture
e strappi. Feci una specie d'inchino, molto compito, e lui non
pot fare a meno di rispondere allo stesso modo, e allora continuai
dicendo che se mi avesse messo alla prova insieme ai miei due aiutanti,
per l'ora di pranzo avrei potuto affilare materiale sufficiente
per consentirgli di mettere in moto la frantumatrice e impiegare, nel
pomeriggio, il personale al completo. Nel frattempo Buck e Hosey
stavano fuori ad aspettare, e lui riflett un mezzo minuto, ma il punto
in mio favore era che aveva un gruppo di uomini inoperosi sulle
spalle e ogni minuto che passava le cose peggioravano e forse c'era
anche qualche penale prevista dal contratto o un premio per la velocit,
e capii che non domandava di meglio che i lavori riprendessero.
Non abbia timore, capo, non cerco di raggirarla... Con un
hombre come lei non ci penserei nemmeno. Prima di metterci all'opera,
vorremmo mangiare. Siamo un po' deboli, con lo stomaco vuoto.
E, nel frattempo, potrei dare un'occhiata al materiale che avete.
Che materiale?
I trapani e le punte.
Per che cosa?
Dal modo come i suoi occhi mi fissarono, capii che l'avevo giocato.
Ma mi mostrai sorpreso e dissi: Per vedere dal colore come
sono temperati e quale tempera ci vuole per la pietra che state lavorando.
Se non do un'occhiata finisce che qualche gambo si spezza.
Va bene. Va bene.
Era tutto quello che voleva sapere, qualche cosa che desse la
sensazione che io conoscevo il mestiere, e subito dopo Buck, Hosey
e io eravamo nella baracca adibita a cucina a ingurgitare pancetta,
fave, focacce e caff con molto zucchero e latte condensato, tutte
cose che non assaggiavamo da mesi. Avrete sentito dire che, quando
si  a stomaco vuoto da un po' di tempo e ci si mette davanti a una
tavola imbandita, non si riesce a mandare gi nulla. Be', se qualcuno
vi vuole dare a intendere una cosa del genere, ditegli pure che
sono tutte balle. Mangiammo tanto che persino il cuoco rimase a occhi
aperti, e s che non era abituato a stomaci delicati. Mentre stavamo
sfamandoci, il capomastro, che scoprimmo chiamarsi Casey,
entr con una bracciata di aste d'acciaio, dei tondini di varia misura,
larghi dal centimetro al centimetro e mezzo e lunghi dal metro al
metro e venti, e li ammucchi davanti a me sulla tavola. Va bene,
capo, era quello che volevo. Grazie.
Allora?
Come state a liquido per la tempera?
Quattro bidoni e se necessario ne ordiniamo degli altri.
E a coke?
Ce n' da vendere.
Serbatoi?
Tre o quattro.
Vengo subito.
Egli se ne and e io diedi un'occhiata ai pezzi pi piccoli, le
punte voglio dire, ed erano degli spigoli affilati, incrociati per tutta
la lunghezza dell'asta, come se un piccolo blocco quadrangolare
vi fosse stato inserito con un angolo di quarantacinque gradi. Gli
spigoli naturalmente sporgevano di lato per consentire al gambo di
seguire la punta nell'interno del foro, e nei pezzi pi corti sporgevano
pi che negli altri. I pezzi pi grandi, quelli da un centimetro e
mezzo, mi diedero una stretta alla bocca dello stomaco: l'estremit
era stata schiacciata e piegata in quattro come un quadrifoglio e poi
guarnita di quattro spigoli taglienti e non avevo la minima idea di
come si potesse foggiarli a quel modo. Studiai un po', poi mi chinai
verso Buck. Come funzionano queste trappole?
Vuoi dire che non lo sai?
Andiamo, spiega un po'.
Un uomo siede sulla pietra da frantumare, o il blocco, come lo
chiamano. Tiene il trapano, con tutte e due le mani, contro la pietra.
Due altri, tre se hanno fretta, ci battono sopra con dei martelli. Dei
martelli da tre chili, molto simili a delle mazze da golf, con dei manici
lunghi circa un metro. Quello che tiene il succhiello, ogni volta
che gli altri danno un colpo, lo gira leggermente. Il lavoro viene fatto
a cadenza. A volte cantano. Il succhiello affonda cinque centimetri,
sessanta, dipende dallo spessore del blocco. Deve raggiungere
il centro. Man mano che affonda, quello che regge vi versa sopra
dell'acqua per raffreddarlo e togliere i detriti. Quando  arrivato al
punto prestabilito, il minatore mette a posto la carica esplosiva e a
tempo debito accende la miccia e tutti corrono a ripararsi. Il giorno
dopo  pronto per essere frantumato a colpi di mazza.
E questi gambi lunghi?
Sono per il trapano meccanico. Vengono usati sulla roccia.
Praticano fori profondi fino a tre metri, anche di pi se necessario...
E usano dei gambi cos lunghi?
Certo, non possono fare altrimenti.
E li fanno qui, sul posto?
Certo.
Come li fanno? Puoi darmi un'idea?
Hanno una fucina apposita.
Cominci a tornarmi alla mente quello che avevo studiato
all'universit, e tutt'a un tratto mi parve di sentire il dottor
Buchhalter, l'insegnante di metallurgia, ripeterci insistente come
una campana: Ribattete, ribattete, ribattete, dovete ribattere prima,
se volete farne qualcosa. Ribattere significa prendere una
lunghezza di acciaio, delle barre ottagonali, spesse pochi centimetri
o qyanto si voglia, e arroventarne la punta per una quindicina
di centimetri fino a farla diventare colore rosso ciliegia, poi
andare all'incudine, prenderla con tutte e due le mani, sollevarla
sopra la testa e batter gi e ribattere fino ad avere la punta schiacciata
pi o meno come il cerchio di gomma di quegli affari di cui
si servono gli idraulici per stappare gli scoli ostruiti.  un lavoro
duro e, se vi scivola di mano o mancate l'incudine, da portarci il
ricordo per tutta la vita. Ma finalmente avevo capito cosa volevano
che facessi e, quando il capomastro rientr, dissi: Va bene,
signor Casey. Ma non sarebbe meglio che fucinassi prima le punte
piccole? Cos potreste iniziare a trapanare i blocchi che avete gi
fatto saltare, mettere le cariche stasera e domattina far cominciare
il lavoro di mazza, cos per mezzogiorno avreste materiale per
la frantumatrice.
Questo si chiama ragionare. E fate attenzione a quelle pi piccole,
quelle inferiori a sessanta, che abbiano delle punte larghe, in
modo che, quando passiamo ai trapani pi lunghi, questi entrino
senza difficolt e non rimangano bloccati.
Vedr di fare il possibile.
Quando arrivai alla fucina il fuoco era stato gi acceso e vi misi
dentro quattro o cinque assi delle pi corte, mostrai a Hosey come
doveva girare il soffietto e aspettai che prendessero una tinta rosso
ciliegia. Allora ne afferrai una e la battei per darle la forma e poi
cominciai a martellare per schiacciare la punta. Quando si fu un
po' allargata, la sagomai a colpi di martello. Poi le diedi del filo e
mi sembrava che potesse andare. Lo feci vedere a Casey: Come
dimensione, va bene cos?.
Si direbbe di s.
Ora era la volta dell'unica cosa che ricordavo alla perfezione, o
almeno mi sembrava di ricordare, dai giorni dell'universit, e cio
la tempera. Arroventai di nuovo l'asse fino ad avere il gambo rosso
a circa cinque centimetri oltre la punta. Poi aspettai che passasse
dal ciliegio al cremisi e infine immersi la punta nel liquido. Sfrigol
e lo tirai fuori. La punta aveva un colore grigio arroventato e gorgogliante,
come doveva essere, e il gambo stava passando dal rosso
al nero. Poi, tutt'a un tratto, ecco spuntare il color paglia che volevo,
scendere lungo il gambo, seguito immediatamente da un porpora
acceso. Aspettai che il color paglia rivestisse completamente
la punta, poi l'immersi nel serbatoio dell'acqua. Lo tirai fuori e lo
porsi. Provi questo.
Smisero di lavorare alle quattro e trenta e disposero le cariche di
esplosivo, cos finalmente potei riposare. Facemmo la doccia, tutti
e tre, prima di andare a sedere nella baracca della mensa; non c'era
acqua calda, ma comunque ci ripulimmo. Mangiammo, poi cercammo
un lettino e ci sdraiammo per riposare un po'. Per Buck e
Hosey riposare voleva dire accendere una sigaretta. Le sigarette le
avevano ritirate allo spaccio, e potei vedere i loro occhi chiudersi
mentre si allungavano sulle coperte, come un paio di teste mobili
in un gioco cinese. Mi stesi anch'io. Le coperte avevano un odore di
disinfettante, non puzzavano come i letti nei centri di accoglienza,
che sapevano di piedi, vomito e sudore da far girare la testa. Verso
il tramonto, Casey entr nella baracca. Jack?
S, capo?
Te la senti di lavorare un po'?
Solo se si tratta di un po'. Ho le ossa rotte.
Le ore straordinarie fino a mezzanotte sono maggiorate del cinquanta
per cento. Se dovesse durare di pi, vedr di raddoppiare.
Paga doppia. Ho bisogno di trapani.
Ne ho lasciati una decina.
Intendevo i grandi.
Non me la sento di farli stasera. Sono stanco morto.
Jack, mi servono. Se potessi averne qualcuno per domattina,
potrei iniziare i lavori sul lastrone e avere un certo numero di blocchi
domani sera e si ricomincerebbe a lavorare davvero. Se mi tocca
aspettare fino a domani prima di averli tutti al lavoro, parte della
gente se ne andr e passer una settimana prima che li rimetta insieme,
e mi troverei in un bell'impiccio.
C' tanta gente che non ha niente da fare.
Questi sono messicani.  ben diverso.
Lasci che mi rinfreschi un po'.
Va bene.
Mi sciacquai la faccia, poi gli dissi che doveva prendere anche
Buck e Hosey e lui accett, cos verso le sette ci rimettemmo al lavoro.
Tagliai sei aste a met, cos per cominciare ne avrebbe avuta
una decina da tre metri. Per risparmiare le forze feci eseguire le
ribattiture a Buck e Hosey. Quando ci fu un rigonfio abbastanza
grande su tutti quanti i pezzi, presi uno scalpello e vi
praticai quattro incisioni. Poi sagomai ancora un po'. Come avevo immaginato,
le incisioni si fecero pi profonde ed ebbi il mio quadrifoglio. Poi
presi il controstampo, lo feci tenere fisso a Buck mentre Hosey reggeva
l'asta, e cominciai a battervi sopra. Il ferro mordeva. Quando
si fu consolidato, lo tirai fuori e guardai. Per quanto posso dire, le
superfici taglienti erano perfette. Lo riscaldai e lo feci rinvenire
ma, appena il color paglia cominci a spuntare, lo immersi, poich
immaginavo che per i trapani grossi la punta dovesse essere un po'
pi morbida. Ne feci un altro, un altro e un altro ancora. Quando
fummo all'ottavo, Hosey non ce la fece pi. Manc poco che Buck
lo ammazzasse. Questa maledetta cornacchia, faccia da idiota, non
 capace nemmeno di azionare un mantice. Che cavolo sa fare?
Perch non lo...
Lascialo stare!
Ma...
Gi le mani.
Lasciammo che Hosey si mettesse a sedere, in modo che trascorressero
le ore di straordinario, e credo che dorm un pochino,
al caldo, accanto alla fucina. Maneggiare le barre, il controstampo
e il soffietto era un po' troppo per due persone, e stavo anch'io per
schiattare, ma continuammo. Verso le tre c'erano attrezzi pi che
sufficienti per il lavoro del giorno dopo.
Quello che mi svegli, verso le quattro del pomeriggio, fu l'incudine.
 un rumore inconfondibile, quel clinc-clinc-clinc, il girami-dall'altra-parte,
il clanc-clanc-clanc. Qualcuno stava lavorando alla fucina,
ed era un lavoro che non riguardava altri che me. Mi alzai, feci la
doccia e mi vestii. Quando uscii, il cuoco mi parve esageratamente
cordiale. S, s, sefior. Qualcosa da mangiare?
Chi fa da fabbro?
Oh, un tipo! Chi lo conosce?
Ma Casey stava uscendo dall'ufficio. Jack, ho delle brutte notizie
per te... Stamani, dopo che tu sei andato a dormire, questo
tanghero  venuto da Kansas City.
Con ci?
Ho dovuto assumerlo.
Perch?
Aveva un biglietto della direzione... che cosa vuoi farci, Jack?
Telefonai, feci il diavolo a quattro, dissi quello che avevi fatto per
noi, come mi avevi tirato via le castagne dal fuoco, ma loro hanno
un turno di collocamento. Gente che hanno messo sulla strada tre,
quattro anni fa, che si sentono in dovere di riassumere quando un
posto si rende vacante.
Un bel modo di dirmi grazie.
Amico mio, mi dispiace.
Non ha nient'altro da farmi fare?
No, niente.
Quando partimmo per Kansas City, finalmente con qualche soldo in
tasca, il conducente dell'autobus non volle farci salire a causa della
nostra sporcizia. Sulla linea ferroviaria notammo tre vagoni che stavano
scaricando e si sarebbe detto aspettassero che qualche convoglio
arrivasse per portarli via. Ci accampammo nei paraggi, Hosey
trov una cassetta, accendemmo un fuoco e cercammo di stare al
caldo. In lontananza scorgemmo qualcosa, e dopo un po' sopraggiunse
un rapido e si ferm e noi ci tenemmo pronti perch voleva dire
che aspettavano l'arrivo di un treno merci che si sarebbe messo sul
binario morto per lasciargli via libera. Lontano forse un chilometro,
lo sentimmo fischiare. Il rapido si mise in moto e la vettura ristorante
pass davanti a noi, con gente dentro che mangiava minestra, bistecche,
gelato, tutte cose che non mangiavamo da anni. Hosey balz
in piedi e agit il pugno nella loro direzione. Maledetti! Maledetti!
Figli di puttana che non siete altro...
Hosey, non prendertela!
Voi e i vostri cognati e i vostri suoceri che ci lasciano senza
lavoro!
Digliele, amico.
Maledetti!
Se c'era una cosa sulla quale eravamo sempre d'accordo era
quella di inveire contro la gente delle vetture ristorante. Usavamo
dire che se fossimo stati noi l dentro, e gli affamati sulla strada,
li avremmo invitati a mangiare qualcosa e a riposare i piedi.
Dicevamo che avremmo offerto loro del lavoro. Dicevamo che c'era
gente che lavorava da non so quanto e che si sarebbe potuto fare un
turno di avvicendamento. Cose senza capo n coda, ma provate un
po' a stare al freddo, senza cibo, n speranza, n un posto per dormire,
e vedrete un po' cosa penserete di chi si sbottona il panciotto
dopo essersi alzato da tavola.

 Capitolo 15.

Non so come sia ora, ma a quell'epoca Kansas City era una citt di
larghe vedute, l'unica in tutto il paese eccetto quelle del Nevada,
almeno a quanto avevo sentito dire. Cos, il giorno successivo al
nostro arrivo laggi, Buck se ne usc con la sua idea luminosa.
Alloggiavamo in un alberghetto di Walnut Street e per di pi in
camere singole. C'erano tre cose che ero ansioso di fare: ripulirmi,
chiudere la porta in faccia a tutta l'umanit e dire a qualcuno di
fare qualcosa e sentirlo rispondere: S, signore. Ma lui venne a
bussare pi volte, e si accamp sull'orlo del letto, parl di com'era
piacevole avere un posto dove dormire e dopo un po' disse: Jack,
mi sono informato sulla situazione cittadina.  una citt molto liberale,
dove si lascia correre.
Cio?
Ci sono le case.
Con le lampade rosse all'ingresso?
Che diresti di farci una visitina? Tanto per spassarsela un po'.
Avrei dovuto immaginarlo.
- Non ti va?
Non posso dirlo. Non saprei se mi vada a genio o no. Lasciamola
maturare un po' e vedremo che dar fuori.
Non ci pensi mai alle luci rosse, Jack?
Ne ho sentito parlare. Non posso dirti altro.
Era da tanto che mi ripromettevo di andarci.
Abbiamo tutta la giornata davanti. Non aprono prima di sera.
Oh, non c' fretta.
Si trattenne ancora, seduto al suo posto, a parlare della primavera
che era nell'aria anche in un postaccio come quello, e mentre lui
parlava io pensavo. Credo che mai nessuno, pensando alla propria
casa, abbia avuto un pizzicorino lungo la schiena, non saprei esattamente
perch. Forse  qualcosa di simile a quello che una volta mi
aveva raccontato un tale, in Inghilterra, a proposito delle corride nel
Messico: Se fosse a casa mia sarei decisamente contrario e farei di
tutto per farle abolire. Ma essendo in un altro posto e non potendoci
far niente, ci vado. Mi interessano. E la ragione di questo interesse
sta proprio nel fatto che sono cos orribilmente, volutamente, completamente
immorali... l'immoralit addobbata in raso color porpora,
con merletti cuciti lungo i fianchi. Qualcosa di simile mi stava
rimuginando in testa, ascoltando Buck, ma ben presto capii che non
sarei andato con lui. Pagare una donna per quello che era sempre
stato una specie di sogno, non potevo farlo. Eppure c'era qualcosa,
chiuso dentro di me, che non avrei confessato a nessuno, per tutto
l'oro del mondo, e che in un certo senso era pi importante di Buck.
Cos dopo un po' dissi: Be', sputa il rospo.
Speravo saresti venuto con me.
Sono un po' vecchio per cose del genere.
Quanti anni hai, Jack?
Sono del 1910.
Ventiquattro anni, e ti sembra di essere vecchio! Ma scherzi?
Tu quanti ne hai, Buck?
Venticinque.
Quando hai cominciato questa vita?
Tre anni fa. Oh, ero scappato da casa molto tempo prima, prima
che scoppiasse la crisi. Me ne andai che avevo diciotto anni, per
trovare un posto che mi consentisse di sposarmi. Lei aveva quindici
anni. Cominciai nelle imprese stradali, fui messo all'escavatrice
meccanica e poi venne il 1929 e l'escavatrice and a gambe all'aria,
l'impresa fall e manc lavoro per tutti. Raramente ero rientrato
a casa in quel periodo e una volta, per Natale, le avevo regalato un
anello, ma quando fui disoccupato si mise a fare la maestra elementare
e poco dopo si stanc di me. Poi una cosa tir l'altra, finch un
giorno non ne potei pi.
Con qualche leggera modifica avrai anche la mia storia.
Quella di tutti.
Andare in quei posti, mai.
C' qualche ragione particolare?
Il pericolo di prendersi qualcosa.
C' il controllo sanitario.
S, fino a ieri sera. Ma sono passate ventiquattr'ore.
In certe cose, Jack, bisogna correre il rischio.
Per conto mio non ci tengo.
Stette l a sedere e aveva l'aria cos depressa che mi fece pena
e ricordai quello che a volte avevo sentito dire: una delle ragioni
per cui un uomo frequenta simili posti  che si sente solo, tanto
che darebbe qualsiasi cosa pur di passare mezz'ora con una donna
e dimenticare tutto. Ma allora lui se ne usc con un'altra proposta:
Be', se non vuoi salire, potresti almeno farmi compagnia mentre
io mi fermo un po'. Puoi offrire da bere a qualche ragazza, non sei
obbligato a seguirmi su.
Vuoi che spenda il denaro che potrebbe servirmi a passare
un'altra notte al coperto, quando posso farne a meno? Fra l'altro, sai
benissimo che non puoi mica limitarti a un bicchierino. E vuoi che
offra da bere a quel mucchio di borghesucci e alle loro amichette?
Loro i quattrini ce li hanno. Lascia che se li spendano.
Bisogna saperci fare, vuoi dire?
Te lo insegneranno loro. Faranno tutto loro, non preoccuparti.
Jack,  un piacere che ti chiedo...
No, Buck.
Non ho mai messo piede in una casa...
Io nemmeno.
Ma tu sai sbrogliartela e...
Imparerai anche tu.
Dopo un po' qualcuno buss alla porta, andai ad aprire ed era Hosey,
con un fagotto. Non era sceso con noi all'albergo, ma era andato a
un centro di accoglienza, dietro alla Union Station, perch se il vero
vagabondo non  disposto a lavorare, non  disposto nemmeno a
spendere quattrini o fare altro che non sia chiedere l'elemosina. Ma
era perfettamente normale, a quanto potei constatare, che io pagassi
e lui facesse il bagno nell'acqua calda che avevo in albergo, ed era
a quello che doveva servire il fagotto che aveva sotto il braccio. Se
credete che lo invitassi a fare come a casa sua, con tutto il cuore, si
vede che non mi conoscete ancora. Lo trattai per quello che era, un
sudicio accattone da giungla, e gli dissi che non avevo la minima
intenzione che il mio bagno puzzasse come i letti dei centri di accoglienza
e gli spiegai che, se voleva lavarsi, non aveva che da scendere
al pianterreno, scucire i quattrini e prendersi una stanza come una
persona per bene. Ma lui si mise a sedere, con una lieve smorfia sul
volto, e gli occhi che frugavano in giro come un topo in un letamaio.
Dopo un po', Buck disse: Hosey, che fai stasera?.
Non ho programmi. Perch?
Che diresti di andare l?
L dove?
Con qualche amichetta.
A donne, vuoi dire?
Gi.
Ma se non conosci nessuna donna.
Non occorre mica conoscerle. Ci sono delle donne cos accoglienti
che non c' bisogno di presentazioni. Sono di idee molto larghe.
Ce n' delle case piene.
Hosey si alz, i suoi occhi si offuscarono e non avrei mai creduto
che fosse capace di prendersela a quel modo, che qualcosa gli
stesse tanto a cuore da spingerlo a parlare come fece: Buck, voglio
dirti una cosa, te la dico per il tuo bene. Il vero vagabondo non si
immischia mai con le donne, belle o brutte, vecchie o giovani che
siano. Non ci interessano, non fanno parte della nostra esistenza.
Le donne bisogna togliersele completamente dalla testa. In primo
luogo, non abbiamo i mezzi per farlo. In secondo luogo, se lo fai, con
le donne che puoi avvicinare un giorno o l'altro ti prendi una bella
malattia, e allora povero te. Per un tifo, una difterite, una polmonite
o qualsiasi cosa tu possa pigliare, o un osso rotto se cadi dal treno, o
qualsiasi altro guaio, puoi presentarti a un ospedale e l ti prendono
in cura, e se non sar un ospedale sar l'ufficio igiene. Ma prenditi
un altro tipo di malattia e sarai finito, nessuno muover un dito per
venirti incontro. In terzo luogo, prima o poi una delle donne con cui
ti sei messo finir nelle mani di qualche magnaccia, e allora povero
te. Ci sono tanti farabutti che cercano di approfittare di stupri mai
commessi, basta che una di quelle donne dica qualcosa e si leghi a
loro mani e piedi. Buck, te lo dico ancora, lascia perdere le donne.
Era cos sconvolto che stentava a parlare. Buck mi guard e io
lo guardai e poi cominciammo a parlare d'altro. Hosey prese il suo
fagotto e se ne and. Be', Jack, che ne dici?
Comunque sia,  stato un vero discorso da vagabondo.
Si sarebbe detta una predica.
In un certo senso sembra ragionevole, ma...
S, ma era cos buffo a vedersi.
La sera mi trovavo a letto, a leggere una rivista, quando bussarono
alla porta. Andai ad aprire: era Buck. Aveva un'aria grave. Gli feci
cenno di entrare, chiusi la porta e tornai sotto le coperte. Lui si
sedette sul letto e accese una sigaretta. Be', Buck, era carina?
Un amore.
Se ti sei divertito, che diavolo hai?
Non mi sono divertito.
Non capisco.
Nemmeno io. Jack, tu volevi pensare, lascia che pensi un pochino
anch'io, ora. Jack, devo avere qualcosa che non va.
Vuoi dire che ti sei buscato qualcosa?
No, qualcos'altro. Jack, una volta trovate le case, non me la
sono sentita di entrarci. Trovarle fu il meno. Avevo deciso di dare
mezzo dollaro all'autista di un taxi perch mi ci portasse, ma, prima
di trovare un taxi, fu un poliziotto a indicarmi la strada. Ma ebbi
paura di entrare. Non so perch. C'era una decina di porte e ragazzi
che suonavano il campanello e le donne li facevano salire, ma...
non riuscivo a calmare il nervosismo che avevo addosso.
Immagino che a me sarebbe successa la stessa cosa.
Ho pensato a te, e non mi sarei potuto sentir peggio. Allora sono
andato a fare quattro passi per Broadway, con l'intenzione probabilmente
di entrare in un cinema prima di tornare laggi. E l mi
imbatto in due ragazze. Erano piuttosto carine e una delle due mi
guarda e dice qualcosa all'altra e mi viene una voglia matta perch
 davvero graziosa, di diciotto anni o forse diciannove, messicana,
ma di carnagione olivastra e non nera come le altre. Gi, indossava
un vestitino da pochi soldi e un soprabito e io, vestito com'ero, non
mi sentivo a disagio. Torno indietro e proprio in quel preciso momento
si ferma un autobus e l'altra ragazza ci sale sopra. La mia la
saluta con la mano e prosegue lungo il marciapiede. Ma si gir ancora
a guardare, e io dietro per abbordarla. Quando l'ebbi raggiunta,
attaccai a parlare e lei rise e dopo un po' eravamo a braccetto.
Poi io accenno a qualcosa da bere e lei dice che conosce un locale,
entriamo in uno dei tanti bar che ci sono un po' dappertutto e lei
ordina una bottiglia di vino rosso e ne beviamo un po'. Poi lei dice
che ha un posticino dove possiamo andare, prendiamo la bottiglia
e camminiamo un bel tratto, fino a una specie di quartiere afroamericano,
di l dallo scalo merci. Passiamo in mezzo a baracche
messicane e infine lei mi fa entrare in una capanna fatta di vecchie
tavole e cassette vuote, abbastanza pulita, con un paio di seggiole e
un fornello a petrolio a due becchi. Finimmo la bottiglia di vino, io
che non facevo che divorarla con gli occhi. E... tutto l.
Che vuol dire tutto l?
Non accadde nulla.
Come mai?
Non ce la facevo.
Avevi paura di qualcosa?
No, non c'entra la paura. Cos, nient'altro. Lei era carina come
una fotografia. Era piccolina e fatta cos bene come non avevo mai
sperato di vederne una in carne e ossa. E io le piacevo. Era una di
quelle che sono in vendita, pu darsi. Le diedi cinque dollari prima
di andarmene, ma non credo si desse per denaro. Non credo,
almeno, che si sarebbe fatta pagare. Credo proprio che le piacessi.
Ma... fu tutto l. Non ce la facevo.
Quanto  durata?
Un'ora, credo.
E che avete fatto, poi?
Che vuoi che si facesse? Dopo un po', dopo aver chiacchierato
e riso e via dicendo, lei rimase l a guardarmi, tranquillamente seduta.
Mi alzai, le misi i cinque dollari in grembo e me ne andai...
Che diavolo sar, Jack?
Non saprei.
La desideravo maledettamente.
Desideravi maledettamente l'idea di una donna.
S, ma  proprio questo l'essenziale.
Stette a lungo seduto a guardarmi i piedi. Era un peccato che,
dopo averci pensato tanto, le cose fossero andate a finire a quel modo.
La sua faccia cominci a contrarsi. Cosa voleva dire Hosey?
Mah, che vuoi che sappia.
Jack, intendeva qualcosa di pi di quanto non abbia detto.
Nessuno pu prendersela tanto per i motivi che ha spiegato.
Dev'esserci qualcos'altro.
Quando il denaro fin, lasciammo Kansas City, attraversammo il
Kansas e il Colorado diretti a sud e dappertutto si andava di male
in peggio. Sui treni non ci davano pi tante noie, perch la gran
ressa era ormai finita, ma nelle citt ti trattavano come una puzzola
rognosa e ti cacciavano via, raccomandandoti di non farti pi vedere.
La cosa era dovuta al CCC(1). Toglieva un mucchio di disgraziati
dalla strada, ma allo stesso tempo dava alla gente l'impressione che
lo Stato provvedesse a tutto e che non ci fosse bisogno di chiedere
l'elemosina. Vi sostentava se tornavate a casa ed eravate notificati
dalla famiglia, o fissavate residenza in qualche posto, provando in
questo modo che avevate diritto all'assistenza. Ma era una cosa che
Buck e io non avremmo fatto per nulla al mondo, e Hosey non era in
grado di fare per ragioni che ignoravamo, ma che, a pensarci bene,
dovevano esserci. Ci mettemmo in nota, tutti e tre, a Denver. Ma,
scaduto il termine, saremmo dovuti tornare a casa, e allora Buck
e io ce ne andammo e Hosey ebbe quasi un attacco di isterismo:
Non  che un trucco per raccogliere voti, ecco cos'! Non si  pi
affamati a casa che altrove, dovunque sia, n si  niente di meglio.
Ma a casa uno  registrato, o pu esserlo, e se si iscrive al partito va
bene, se no niente. Ma se uno non pu...?.
Se non avesse smesso cos presto, credo che n Buck n io ci
avremmo fatto caso, ma quando si interruppe, come una radio a cui
si sia fulminata una valvola, ci guardammo l'un l'altro. Fu la volta
che cominciammo a domandarci se Hosey non avesse qualche
condanna e se non era per questo che non voleva farsi registrare.
E subito dopo lui prese a dire che non era giusto lasciare morire di
fame una persona per il resto dei suoi giorni solo perch una volta
aveva sbagliato e aveva imparato a sue spese. Buck fece un'allusione
al lavoro, ma Hosey ebbe un ritorno di fiamma: Lavoro... Che
razza di lavoro? Star l a grattarsi i pidocchi, in compagnia di un
mucchio di povera gente, e vederla aumentare di giorno in giorno?
 tutto quello che ho visto fare a quei disgraziati del CCC. Oltre a
fare la coda davanti ai bagni pubblici. Una bella prospettiva. Se ti
interessa sapere se un'impresa  governativa o meno, non cercare
bandiere o stemmi, ma soltanto se c' uno di quei bagni dipinti di
verde e bianco. Che paese!. Era cos aspro e a tratti cos misterioso,
che cominciammo a sospettare che fosse caduto in mano ai
comunisti. A quell'epoca ce n'erano in tutti i centri di accoglienza
e invitavano la gente ai comizi. Ma poi capimmo che Hosey se ne
infischiava della Russia, quello che gli interessava era mangiare,
ed era ligio alla legge e desideroso come tutti i vagabondi di non
mettersi nei pasticci, com'era sempre stato.
Tutto ci, comunque, avvenne prima di Albuquerque e quello
che mi accadde l, o, per meglio dire, non accadde. Ci trovavamo
allo scalo merci di Santa Fe, in attesa del treno che ci avrebbe
portato nell'Ovest, in Arizona e forse in California, se riuscivamo
a starci su cos a lungo. Ci avevano detto che il convoglio sarebbe
partito verso le nove, cos ci eravamo sistemati su un vagone scoperto
mentre le locomotive lo stavano formando. Quando vedemmo
apparire tre vagoni attrezzi, fu un momento di entusiasmo perch,
se ce ne fosse stato uno aperto e con delle brande, avremmo potuto
concederci un viaggio di piacere. Siccome ero stato io a elemosinare
la cena, rimasi dov'ero e furono Buck e Hosey ad andare a vedere.
C'era un bel po' di strada da fare, perch la testa del convoglio
distava un mezzo chilometro, cos mi accovacciai meglio che potevo
e cominciai a guardare com'erano lucenti le stelle in una notte del
New Mexico. In quel momento arriv un treno viaggiatori. Si ferm
alla stazione, poi usc lentamente, con vetture salone e ristorante,
e io furioso come al solito contro la gente che stava mangiando,
bevendo, leggendo, facendo quello che io non potevo pi fare. Poi
passarono alcuni vagoni letto, la gran parte a luci spente; tuttavia
riuscii a vedere dei camerieri che facevano i letti. Poi sopraggiunse
un altro vagone letto, completamente buio, e in quel momento il
treno si ferm. Pensavo ad altro, quando tutt'a un tratto, a meno di
due metri dai miei occhi, una luce si accese. Era uno scompartimento
di prima classe e ad accendere la luce era stata una ragazza.
Era bionda, non tanto grande, ma con certe forme come si vedono
solo sulle copertine dei settimanali illustrati. Si mosse in su e in gi
davanti allo specchio, si rigir, si contorse, guardandosi da tutte le
parti. Poi cominci a spogliarsi e, a ogni indumento che si toglieva,
civettava con la propria immagine nello specchio, dimenando le anche
a destra e a sinistra come una ballerina. Dopo un po' non ebbe
pi nulla addosso e allora fece qualcosa che non ho il coraggio di
riferire. Poi il treno si rimise in moto e non la vidi pi.
Che vuoi dire con non mi ha fatto nessun effetto?
Proprio cos. N caldo n freddo.
Be', per forza, con un vetro di mezzo...
Con un vetro o un'intera montagna di cristallo, a vedere una
ragazza del genere, e quello che stava facendo, e non sentirsi nulla
addosso, non direi che  proprio una cosa normale. C' qualcosa di
strano in tutto ci.
I carri attrezzi erano chiusi, ma quando il treno si mise in moto,
Hosey rimase avanti, in un vagone di sabbia che gli andava a genio,
e Buck scese per unirsi a me. Cominci a chiamarmi per evitare
che gli passassi accanto senza che mi vedesse, ma ero cos intontito
per quello che avevo visto che poco manc non rispondessi al suo
richiamo. Mi riscossi in tempo per tirarlo su e quando cominciammo
ad andare gli raccontai quello che mi era accaduto e lo strano
effetto, o meglio il nessun effetto che mi aveva fatto. Lui consider
la cosa a lungo, poi disse: Si direbbe che tu abbia dimenticato
qualcosa, non ti pare?.
Che cosa?
La storia della messicana. E Hosey, come salt su quel giorno.
E che c'entra?
Non ce l'abbiamo pi, ecco tutto. Era questo che voleva sostenere.
Per questo si era tanto scaldato, tanto da non farcela pi a
parlare.  per questo che un vero vagabondo si tiene al largo dalle
donne. Perch non pu. Non  semplicemente per il fatto che puzza
e loro non vogliono saperne di lui e lui non ha nemmeno quattro soldi
per offrire loro un mazzo di fiori.  perch, anche se loro ci stanno,
lui non pu farci nulla.  finito. Non potrebbe essere altrimenti,
se ci si pensa bene. Ti pare vita, quella che facciamo? Dormire in
qualche capanna, o in una cassa di attrezzi, o in qualche centro di
accoglienza, vagone o carro bestiame, al freddo e sul duro che ti
spezza le ossa, scappando in fretta, prima dell'alba, per paura di
farsi beccare da qualche poliziotto. Radersi utilizzando quella tua
gamella, quando riusciamo a trovare una lametta... Radersi sempre
con acqua fredda e sudicia, fino a rovinarsi la faccia e far sanguinare
la pelle, perch, se non ci facciamo la barba, non siamo in grado
di chiedere l'elemosina o un passaggio in macchina o stare su un
treno senza pericolo di finire dentro. Perch uno con la barba lunga
non  che un pezzente che qualsiasi giudice manderebbe subito in
galera. Poi elemosinare un po' di sbobba, qualunque cosa sia, una
scodella di minestra con un orlo di grasso o una scodella di sevo con
un po' di zuppa in fondo, o un paio di patate bollite, avanzo della
sera prima, o una tazza di caff e un tozzo di pane, quello che capita.
Infine fare il facchino se sei abbastanza pulito da poterlo fare,
e senn, trovarsi una maledetta giungla, sotto un ponte ferroviario,
dove portare un bidone e un po' d'acqua per bollire questi stracci
pidocchiosi e poi metterli ad asciugare e intanto scrostare il fango
dalle scarpe, nella speranza che qualche poliziotto non abbia ricevuto
l'ordine di cacciarti fuori mentre sei ancora nudo, accoccolato
per terra. Poi rimettere indosso gli stracci e tornare al lavoro e, se
ci comportiamo bene e Hosey riesce a trovare una cassa da portare
e tu lavori dal macellaio e io sulla soglia della cucina, forse qualcosa
per la notte riusciamo a rimediarlo e, se tutto va bene, la notte
si passa alla bell'e meglio, altrimenti, bisogna trovare rifugio in
qualche fosso prima di tornare di nuovo in citt a cercare un altro
posto dove coricarci, per ricominciare da capo. Se credi che una vita
cos ti possa mettere nelle ossa qualcosa capace di accontentare
una donna, sei pazzo da legare. Il vetro, mi fai ridere. Anche se non
ci fosse stato nessun ostacolo, anche se ti avesse invitato a venire,
sarebbe stato completamente inutile. Non credi?
No.
A Phoenix lavammo i piatti in un ristorante per qualcosa da mangiare,
e poi Hosey and nel retro, in un magazzino posto nel cortile,
pieno di sacchi di iuta accatastati, dove ci avevano detto che
avremmo potuto dormire. Buck and oltre il muro di cinta, si sedette
su una pietra e vidi che stava osservando il traffico lungo la via.
Lo raggiunsi dopo un po'. Era cupo in volto: Un po' di vita, Jack.
Pi pestifera di cos!
Peggio di cos non potrebbe andare.
Fino a qui ci arrivo anch'io.
Che diavolo possiamo fare?
Se lo sapessi, non aspetterei a dirtelo.
Stavamo seduti da un pezzo, quando qualcosa cominci a martellarmi
dentro. S, Jack, che c'?
Non sai parlare d'altro. Quello che ho visto attraverso il vetro,
e tu con la messicana...
Se non fosse che quello, Jack...
Al resto potrei adattarmi.
Andiamo, di' pure.
Buck, in quanto a dormire, possiamo arrangiarci, specie qui
nel Sud. Col caldo che fa, e in questa stagione dell'anno, si pu
dormire dovunque. Il resto  il mangiare. Va bene, ma quello che
abbiamo perso, quello che non abbiamo pi, io voglio riaverlo. Non
intendo diventare una cosa inerte, come Hosey. Voglio essere un
uomo, o altrimenti...
S, Jack, era quello che desideravo sentirmi dire. Ma come?
Me ne impossesser.
Del cibo?
Proprio cos.
Credi che ti lascer farlo da solo?
Allora saremo in due.
Jack, verr da solo, vedrai.
Va bene, meglio cos. Ma manger, sia che venga da solo o no.
Ora, se ci stai...
Jack, dammi la mano, e chiudi il becco.
Restammo seduti l finch il traffico cess e si poteva sentir
pigolare gli uccelli e parlammo del modo di mettere in atto il nostro
piano. Ormai sapevamo dov'era la roba da mangiare e come fare per
prenderla e un mucchio di altre cose che la gente a modo non sa,
ma chi vive per strada conosce benissimo. Il problema era se eravamo
disposti a farlo oppure no. Eravamo disposti, ormai lo sapevamo.
 Note.
1. Civilian Conservatimi Corps: un programma contenuto nel New Deal per dare
lavoro ai molti disoccupati. [N.d.R.]


Capitolo 16.

Per realizzare come Dio comanda quello che avevamo in mente, ci
volevano tre persone, perch ci sarebbe stato da sfacchinare giorno
e notte a dover cercare in due il posto adatto, aspettare il momento
buono, fare il colpo e poi andare in giro a mendicare un barattolo
in cui far da cucina e la legna per accendere il fuoco. Dovevano
esserci due a rubare e uno a chiedere l'elemosina, per cui al reparto
giungla avremmo dovuto mettere Hosey, ma non ci fu verso di
convincerlo. Passammo due giorni a discuterci sopra. Ma eravamo
sempre l a lavare piatti, a scaricare e trasportare ghiaccio e barili
nel solito locale a Phoenix, senza sapere dove andare, fuorch in
giro per la citt, quando ci veniva la voglia di uscire. E dappertutto
quei camion che andavano in su e in gi, pieni zeppi di gente del
CCC che strillava al nostro passaggio. Credo sia stato proprio questo
a convincere Hosey. Comunque sia, di punto in bianco, un pomeriggio
in cui stavamo seduti sull'orlo della strada, lui disse che accettava
e allora fece una dissertazione su come stavano esattamente
le cose, spiegandoci quello che avremmo dovuto fare se volevamo
metterci nella faccenda, ed era cos esperto che non potemmo fare
a meno di pensare che fosse un veterano in materia. L'importante,
disse, era accontentarsi di cose da poco, in modo che la polizia se
ne disinteressasse anche se riceveva la denuncia. Altro punto: limitarsi
al cibo, perch tre morti di fame che cercano di rifocillarsi
 una cosa e tre furfanti che rubano davvero  un altro paio di
maniche. Altro punto, disse: conoscere alla perfezione il negozio
prima di introdurvisi, in modo da fare il colpo nel pi breve tempo
possibile ed essere lontani prima ancora che se ne fossero accorti.
Un'ultima cosa, infine: non fare troppo affidamento sulle proprie
gambe.
Tutto ci corrispondeva pi o meno a quello che avevamo in
mente Buck e io, ma in pi eravamo d'accordo che Hosey dovesse
interessarsi del reparto elemosina, fuoco e barattoli. Fu anche lui
dello stesso avviso. Cos, sul far della sera, lui part per Salt River,
dove avrebbe organizzato la cucina, e Buck e io ci dirigemmo verso
la parte occidentale della citt, dove avremmo operato il furto. Sotto
la camicia, quando salutammo l'uomo del ristorante e sua moglie,
avevamo un paio di sacchi vuoti di cui ci eravamo dimenticati di
fare parola.
In via Van Burren ci sono un mucchio di garage e alberghi e, poco
pi su, due o tre caff per turisti, e poco pi su ancora alcuni negozi.
Non avevamo la minima idea di quello che avremmo scelto,
se la dispensa di un ristorante o un negozio; ci saremmo lasciati
guidare dalla situazione come si sarebbe realmente presentata. Ed
eravamo appena giunti in fondo alla strada, che sapevamo gi quale
sarebbe stato il nostro obiettivo: uno dei negozi. Quello che lo
rendeva adatto a noi era il fatto che non aveva un secondo piano,
stanze o altro connesso al locale. A vedersi, si sarebbe detto che
l'avessero lasciato cos come si trovava all'ora della chiusura, e
avrebbe davvero fatto al caso nostro se fossimo riusciti a penetrarvi.
Se c'era un allarme contro i ladri, ce la saremmo data a gambe,
ma il fatto in se stesso non ci preoccupava. Ne avevamo sentiti di
campanelli d'allarme, da quando battevamo la strada, e se a qualcosa
erano mai serviti, certo non era successo in nostra presenza.
Cos non badammo a quel pericolo e girammo intorno all'isolato
per ispezionare la sudicia viuzza retrostante che correva lungo tutti
i negozi e serviva alla consegna delle forniture. Individuammo il
nostro locale contando le porte. La finestra posteriore era munita di
un'inferriata, e a lato della porticina c'era qualcosa che si sarebbe
detta una grata metallica, arrotolata. Tutto era in ordine. Avevamo
immaginato che sarebbe stato cos ed eravamo preparati. Allora ce
ne andammo, non volevamo mica stancarci di stare in piedi, quando
il momento sarebbe giunto. Non restammo a gironzolare intorno, o
impalati a guardare, per non attirare l'attenzione. Ci avviammo in
fretta, a grandi passi, come se fossimo attesi in qualche posto e, arrivati
a un angolo, svoltammo bruscamente, come se conoscessimo
la strada. In ogni caso, col buio avevamo tutto quello che ci serviva,
e trovammo anche un ottimo punto di osservazione.
Alle otto le luci cominciarono a spegnersi ai posteggi alle nove il
nostro locale era al buio verso le dieci fu il turno di chiusura dei
ristoranti, e tutto quello che si udiva erano le radio dei bar. Va bene,
ci siamo, Buck.
Ora o mai pi.
Il ferro lo tengo io. Ci eravamo ricordati dei chiodi usati la
prima sera del nostro incontro, sulla linea ferroviaria, cosa eravamo
stati capaci di fare con quelli, e ce n'eravamo procurati uno.
Avevamo calcolato che ci sarebbe servito da piede di porco.
Risalimmo via Van Burren, poi ci infilammo nella viuzza laterale
per dare un'occhiata al vicolo. Non c'era anima viva. Mi fermai nel
vicolo, mentre lui fece ritorno in via Van Burren. Guard in su e in
gi, si tolse il cappello, si ravvi la capigliatura e prese ad andare
avanti e indietro come se aspettasse un autobus. Il cappello voleva
dire via libera. Mi addentrai nel vicolo, mi fermai dietro al negozio
e tirai fuori il chiodo. Adesso la grata era al suo posto, assicurata da
due lucchetti, in cima e in basso, e bisognava che li facessi saltare,
se mi riusciva. Ma prima diedi un'occhiata alle sbarre della finestra
e le tastai col pollice. Roba da non crederci, non erano trattenute
che da viti. L'estremit della sbarra era appiattita, con un forellino,
e nel foro era introdotta una vite. Nel mio coltellino svizzero c'era un
cacciavite, piccolo ma spesso e robusto. Lo aprii e lo puntai contro
una delle viti. Gir. In poco pi di cinque minuti avevo tolto le tre
sbarre pi basse. Spinsi la finestra. Era chiusa. Infilai l'asta di ferro
nella saracinesca. Qualcosa di dentro cedette con uno scricchiolio.
Sollevai l'imposta e scivolai all'interno. Avevo le budella in subbuglio,
mi sembrava che da un momento all'altro la luce si sarebbe accesa
e una faccia dietro a una rivoltella mi avrebbe intimato di alzare
le mani. Poi, non so dove, in lontananza, una campana prese a suonare.
Tacque. Ripresi il controllo dei miei nervi e mi guardai intorno.
Era un piccolo negozio di alimentari, con scatolame, cassette
aperte con dentro verdure e frutta e dei pacchetti di biscotti. Potevo
vedere abbastanza bene alla luce proveniente dalla strada, cos tirai
fuori il sacco, che avevo tenuto piegato sullo stomaco, e mi misi
al lavoro. La cosa che desideravamo di pi, quella di cui Buck e
Hosey non si stancavano mai di parlare, era il pollo. Desideravano
il pollo conservato in certi barattoli a tronco di cono, e cominciai a
cercarli. Rimasi nel locale venticinque minuti in tutto, lo seppi pi
tardi guardando un orologio in via Van Burren. Ma se dovessi dire
quello che mi ricordo, non furono venticinque minuti ma venticinque
anni, con la luce che si attenuava tutte le volte che dietro la
porticina verde mettevano qualcuno sulla sedia elettrica, passi che
mi rintronavano nella testa quando i detenuti rientravano dai lavori
forzati e io l, chiuso nella mia buia e angusta cella con le sbarre alla
finestra, e un po' di sollievo oggi al ricordo dei lunghi anni scontati.
Dopo dieci o quindici anni mandai al diavolo il pollo e ficcai
nel sacco le prime cose che mi capitarono sotto mano. Barattoli di
fave, zuppa di testina di vitello, bietole rosse, patate, arance, pane,
sapone. Poi, tutt'a un tratto, fu come una partita di football, verso
la fine del primo tempo, passati i momenti di agitazione e la mente
che tornava a funzionare. Le mie mani cominciarono a trovare esattamente
quello che desideravo, presi tre polli in scatola, con piselli,
carote e granturco. Presi delle pere come frutta. Trovai il frigorifero
e ficcai del burro nel sacco. Presi due pinte di latte e altre due di
crema. C'erano delle scansie a parte con lucido per scarpe, moschicida
e articoli del genere. Cercai delle lamette da barba, ne trovai
una scatola intera e la lasciai cadere nel sacco. Al tatto riconobbi
un apribottiglie. Lo presi e allora cercai se c'era della birra in giro,
la trovai e mi impossessai di una decina di bottiglie. Trovai del caff
in polvere, latte condensato e un cartoccio di zucchero, e presi
anche quelli. Infine aggiunsi al mucchio un sacchetto di sale e un
barattolino di pepe.
Tutto ci si svolse in un batter d'occhio e, quando capii che era
fatto, mi avviai alla finestra. Fu allora che scorsi il registratore di
cassa. Tutte quelle raccomandazioni di non toccare che la roba da
mangiare mi tornarono alla mente ma, nonostante questo, misi il
sacco per terra e cercai il mio piede di porco. Lo introdussi con uno
scricchiolio, feci leva e qualcosa si schiant. Spalancai il cassetto.
Era vuoto. Bestemmiai peggio di un turco. Tirai su nuovamente il
sacco, mi avviai all'uscita e in quel momento i miei occhi caddero
sul cassetto della cassa, sotto il banco, che per distinguerlo bisognava
proprio aver lavorato in un garage o posti simili. Tentai di
aprirlo, era chiuso a chiave. Introdussi il piede di porco, ma non
successe niente. Frugai di sotto in cerca della serratura. Non si riesce
a vederli quando il negoziante cambia il denaro, ma comunque
ci sono, cinque o sei pistoncini a mano che agiscono su delle molle
e devono essere messi in combinazione perch scatti la serratura.
Quel cassetto ne aveva sei, il che significava probabilmente una
combinazione a tre numeri. Provai 1-2-3, 1-3-4, 1-4-5 e 1-5-6, e
dentro di me qualcosa cominci a spronarmi ad andarmene, senza
perdere tempo, ma le mie dita continuarono a manovrare la serratura,
con la mente sveglia per evitare di ripetere due volte la stessa
combinazione. Passai alla serie dei due. Il cassetto si apr di scatto
e scorsi del metallo. Era una cassetta di ferro ed era chiusa a chiave.
La girai su un lato, puntai il piede di porco sulla serratura e mi
servii di un apriscatole che trovai sotto il banco come martello. Ci
fu uno scatto e il coperchio salt. Dentro c'era del denaro. Scorsi
dei biglietti da uno, da cinque e da dieci dollari, ma non stetti l
a contare e trascurai l'argento. Mi imbottii le tasche di banconote,
raccolsi il sacco e scavalcai il davanzale della finestra. La rinchiusi,
poi mi guardai in giro. Non vidi anima viva, scivolai lungo il vicolo
e infilai la traversa. In via Van Burren, Buck era sempre l, in attesa
dell'autobus. Gli feci un cenno e lui mi raggiunse. Dio santo, Jack,
temevo di non rivederti pi.
Ho dovuto cercare le cose da prendere.
Accidenti, sei carico. Faremo meglio a dividerlo, guadagneremo
tempo.
Non qui. Scendiamo prima al fiume.
Come vuoi. Andiamo.
Il fiume era uno di quelli tipici dell'Ovest, nove decimi sabbia,
rocce e ciottoli e un decimo acqua, ma per fortuna non era troppo
ripido, e ci sembrava che avremmo potuto seguirlo abbastanza facilmente,
senza imbatterci in anima viva. Ci arrivammo dopo una
mezz'ora e ci mettemmo a cercare Hosey. Avrebbe dovuto accendere
un fuoco, in modo da darci un punto di riferimento. Ma eravamo
in cammino gi da un pezzo, diretti ora verso questa, ora verso
quella cosa che luccicava, tremolava e rumoreggiava, ma di fuochi
nemmeno l'ombra. Jack!
S, Buck?
Ha detto a monte?
Non una ma venti volte l'ha detto.
Avr saputo distinguere tra monte e valle?
Be', ascolta l'acqua. Senti in che senso scorre.
S, Jack, sento. Ma lui ci avr fatto caso? Camminammo un
paio di chilometri, ma ci parvero venti. Finalmente scorgemmo un
tremolio luminoso e riuscimmo a sentire la sua voce: O Jack, o
Buck!.
Be', avresti fatto meglio ad andare in Alaska.
Ma era quello che ci voleva.  una giungla. Guardate su.
In alto c'era un ponte, che faceva da tetto, sul quale la linea ferroviaria
attraversava il fiume. Non mi parve che il ponte valesse la
pena di quei due chilometri di marcia, nella notte senza luna, ma
non stetti a discutere. Lui aveva rimediato dei barattoli grandi per
cucinare e dei piccoli da usare come piatti, e un mucchio di legna
da ardere. Alimentammo il fuoco, vi mettemmo sopra dell'acqua
e quando fu calda vi introducemmo il brodo di pollo, i piselli e
dell'altro, senza toglierli dai barattoli. Poi preparai il caff in una
latta. Quando vi sciolsi dentro la polverina, lo zucchero e la panna,
cominciarono a rimpinzarsi senza nemmeno attendere il resto. Poi
aprimmo la zuppa e ne svuotammo un barattolo a testa. Avevamo il
pollo, ma un barattolo fu tutto quello che riuscimmo a mandar gi.
Poi mangiammo piselli, carote, granturco e pesche sciroppate. Poi
tirai fuori quello di cui gli altri ignoravano ancora l'esistenza: la
birra, che nel frattempo avevo messo a rinfrescarsi nell'acqua corrente.
Diedero un'occhiata alle bottiglie e cominciarono a biascicare
quella specie di bestemmie che nel gergo della gente come noi
erano lodi a Dio. Le divisi in tre parti uguali e restammo l seduti,
con la spuma che ci scorreva sul mento e la birra ghiacciata che
gorgogliava in gola. Buck cominci a borbottare in merito a quanto
mi dovevano tutti e due. Hosey disse che era vero. E io ringraziai.
Era spuntata la luce del giorno e, quando un treno pass sul ponte,
noi scivolammo fuori per darci un'occhiata. Era un treno viaggiatori,
diretto a Ovest, con le tendine tirate, ma sulla piattaforma posteriore
c'era un uomo grasso che stava fumando, in pigiama, veste
da camera e pantofole. Gli rivolgemmo un cenno di saluto e quello
guard come se non credesse ai suoi occhi. Poi si sporse, puntellandosi
con le mani alla ringhiera, e sput verso di noi. Quel lurido
figlio di puttana.
Via, Buck, digliene ancora.
Dio, ragazzi, farei anch'io cos? Prima ti cacciano fuori e poi
ti sputano in un occhio. Quel sacco di grasso! No, nessuno di noi
sarebbe capace di farlo. Un favore non gli si negherebbe. Se ci salutasse,
risponderemmo educatamente. Ma quel farabutto non si
 degnato di salutarci. Darci nmmeno uno sguardo di simpatia.
Tornammo al fuoco e cominciammo a parlare di quello che
avremmo fatto se fossimo stati ricchi e tre poveracci fossero venuti
a chiederci aiuto. A sentire noi, li avremmo rifocillati e fatti riposare
finch fossero stati in condizione di poter parlare e poi avremmo
fatto in modo di sistemarli da qualche parte. Nel mezzo di quei discorsi,
Buck si tolse la giacca, vi avvolse dentro il suo sacco vuoto,
se la sistem sotto la testa e chiuse gli occhi. Hosey fece altrettanto.
Io li imitai, o cercai di farlo. Ma tutte le volte che la birra, il polloe il resto mi facevano tornare in me, ricominciavo a pensare ai
quattrini rubati e al motivo per cui non mi ero confidato con gli altri
due. Eravamo legati tra noi come fratelli. E tuttavia avevo una paura
matta di sbottonarmi completamente.
Verso mezzogiorno accendemmo un altro fuoco, scaldammo delle
fave, preparammo del caff, ci riempimmo pi che potemmo e poi
cominciammo a far bollire la nostra roba. Disinfettai tutto, anche
l'abito. Non sapendo dove mettere il denaro, risalii la scarpata del
fiume e lo nascosi in un angolino, presso la testata del ponte, sotto
una pietra, e tornai indietro. Ci lavammo, prima nell'acqua fredda
del fiume, poi con quella calda che stava bollendo sul fuoco, finch
non fummo ripuliti per bene. Il sapone fu un toccasana, e lo
usammo a turno, strofinando, risciacquando e insaponando, finch
fu ridotto ai minimi termini e si sciolse del tutto. Verso le quattro,
i nostri indumenti erano asciutti e ci vestimmo. Ma all'ora del tramonto
sentimmo abbaiare gi lungo il fiume. A parte il lavoro, sono
solo i cani a far paura a un vero vagabondo. Hosey cominci a innervosirsi
e non ci volle molto a capire che se volevamo tenerlo con
noi dovevamo andarcene. Ci consultammo sul posto dove andare,
e lui non se la sentiva in nessun modo di attraversare Phoenix in
treno, perch, diceva, ci stavano aspettando al varco. Tutti per
eravamo d'accordo di puntare a Ovest, anzich tornare nell'Est,
a causa del tempo. Alla fine, decidemmo di separarci, chiedendo
ognuno un passaggio per conto suo su qualche macchina, per
ritrovarci poi nella giungla di Shorty Lee, a Yuma, che, a sentire
Hosey, era la migliore che ci fosse negli Stati Uniti, senza paura di
sbagliare. Fu cos che facemmo. Era meglio separarci, perch tre
persone insieme avrebbero spaventato qualsiasi automobilista, e
sui camion, in seguito a una nuova clausola delle assicurazioni che
escludeva i passeggeri, non c'era assolutamente niente da sperare.
Si erano verificati diversi casi di furti stradali e cose del genere, e
le compagnie avevano aggiunto nelle polizze che, in caso di passeggeri
a bordo degli autocarri, declinavano qualsiasi responsabilit.
L'ennesima complicazione del chiedere passaggi, solo per darvi
un'idea di come stavano le cose.
Io, tuttavia, presi un pullman che passava di l. Il conducente mi
squadr, ma sapevo di non puzzare e allora sostenni lo sguardo e,
quando tirai fuori il denaro, non ebbe nulla da obiettare. Era un
pullman per viaggi diurni, mezzo vuoto, con un mucchio di spazio
sul sedile posteriore. Mi allungai comodamente e contai il denaro
che avevo in tasca. C'erano due o tre banconote da dieci, qualcuna
da cinque e il resto in biglietti da un dollaro, complessivamente
circa novanta dollari. Li rimisi in tasca e stetti l seduto a guardare
la strada che scivolava velocemente alle mie spalle, rimuginando
qualcosa che mi stava tormentando dalla sera prima: perch avevo
nascosto il denaro? Perch non ne avevo fatto cenno a Buck e
Hosey? Perch non li avevo messi al corrente della cosa? Non erano
certo gli amici che mi sarei scelto tre anni prima, quando giravo in
smoking, ma erano sempre degli amici e, quello che pi contava,
gli unici che avessi. E ora, al primo colpo fortunato, li avevo ignobilmente
ingannati, come un vero vagabondo. Cominciai a pensare
a qualcos'altro: perch avevo scartato le monete d'argento? Perch
non me le sentissero tintinnare nelle tasche, il motivo non poteva
essere che quello. S, ma chi? Un poliziotto, a vedermi col sacco in
spalla, non avrebbe avuto bisogno di sentirmi tintinnare del denaro
in tasca per capire chi ero. Dunque erano sempre Buck e Hosey. E
infine ammisi senz'altro, dentro di me, quello che mi aveva rimuginato
in un angolino riposto del cervello: non avevo aperto bocca,
avevo persino scartato le monete d'argento, perch avevo paura degli
altri due. In quanto a cose da mangiare, come aveva detto Hosey,
ci sarebbe stato ben poco da dire. Al pi me la sarei cavata con
trenta giorni di gattabuia, quasi certamente non pi di una decina,
che avrei scontato regolarmente, oppure avrei tagliato la corda col
buio. Ma col furto di denaro la cosa cambiava aspetto. Amici o no,
azione sporca o pulita, non mi sarei messo nelle loro mani facendo
delle confidenze.
Cos almeno la vedevo in quel momento.
Shorty Lee, l'amico dei vagabondi, aveva messo su una giungla che
era un paradiso e, bench per l'ammissione non richiedesse di essere
soci del circolo universitario, offriva delle comodit non indifferenti:
c'erano un paio di baracche dove la gente poteva dormire,
trovare delle pentole pulite per cucinare, dei mattoni per accendere
il fuoco, una doccia per lavarsi e un rubinetto con acqua potabile.
Non ci andai subito, per. Arrivai in citt verso le dieci, presi una
stanza in un piccolo albergo sulla riva del fiume, poi entrai in un
caff per mangiare qualcosa. Era un caff di terz'ordine, uno dei
tanti che erano stati aperti un po' dappertutto dopo che il proibizionismo
era stato abolito. Era la prima volta in vita mia che mi
trovavo in un bar. Anche a Baltimora servivano liquori,  vero, ma
arrivavano in una tazzina e non avevano nome e bisognava bere
in fretta. Ordinai un Martini, una bistecca, patatine fritte e caff.
Poi notai due ragazze sedute al banco che chiacchieravano tra loro
senza nessun'altra compagnia. Erano due animaletti da bar dell'Ovest,
in camicetta scozzese, pantaloni di tela e stivaletti intrecciati.
Una si accorse di me, mi squadr, poi torn a darmi un'occhiata.
Ricambiai lo sguardo. Ero curioso di sapere se mi avrebbe fatto
qualche effetto. Mi interessava sapere, inoltre, se mi avrebbe fatto
approdare a qualcosa la campagna di furti che avevamo iniziato.
Ricordo solo che a un certo punto il cameriere mi scroll dicendomi
di svegliarmi e mangiare. Evidentemente avevo ancora molta strada
da fare. Mi tastai la tasca. Il denaro era sempre l.
L'indomani mattina trovai un altro locale e presi arance affettate, tre
uova al prosciutto, brioche e caff. Mi trattavano gentilmente, ma
ora mi rendevo sempre pi conto di che razza di stracci avevo indosso.
Mi misi in cerca di un vestito. Mi tenni alla larga dai negozi eleganti,
perch immaginavo che avrebbero arricciato il naso a sentire
quello che volevo. Ma in una viuzza laterale, dietro a un albergo,
scovai un posto che annunciava svendita estiva e vi entrai. Prima
di tutto scelsi una pesante tuta kaki, di quelle che davanti arrivano
al mento e si fissano con una specie di bretelle sulla schiena. Poi
provai poi delle scarpe. Avevo bisogno di scarpe alte, ma scelsi il
paio migliore. Infine presi due paia di calze di lana. La cosa che pi
ci voleva. A camminare, un paio di calze qualsiasi sono una fortuna
se poi non sono piene di buchi che ti tagliano le dita e ti fanno
venire le vesciche ai calcagni, sei al settimo cielo. Dondolare i piedi
e sentirmeli avvolti tutt'intorno da lana pulita era un sogno. Poi
presi delle mutande, una maglia e una camicia. Ne avrei voluta una
a quadrettoni, come quelle che avevo visto alle ragazze, ma pensai
che era un indumento che qualche testimone avrebbe ricordato, se
un giorno fossimo finiti in tribunale. Meglio una camicia kaki, che
si sarebbe intonata coi pantaloni. Poi presi dei pantaloni di flanella,
da indossare sotto la tuta, una giacca scura e un cappello marrone,
uno di quegli spezzati che portano quasi tutti ai nostri giorni. Mi vestii
nel retrobottega e dissi al commesso di buttare via i miei stracci
vecchi. Ero davvero felice di poterli lasciare a terra, in un angolo,
e uscire alla luce del sole pulito, senza abiti lisi n puzza addosso.
Fuori, su una panchina, a una fermata dell'autobus, contai di
nuovo il denaro: mi restavano quasi sessanta dollari. L seduto, cercai
di pensare a quello che avrei potuto fare. Davanti a me andavano
e venivano delle ragazze e mi domandai se i miei sessanta
dollari, purch mangiassi tre volte al giorno, avrebbero contribuito a
farmele apparire come donne, anzich oggetti in sottana. Ma dovevo
portarmi dietro anche Buck e Hosey, lo sapevo, lo sentivo allora e
lo sento ancora adesso. Tornai di nuovo nel negozio di prima e comprai
lo stesso equipaggiamento anche per loro. Non c'era pericolo di
sbagliarsi circa le misure. Li avevo sentiti riferire le loro taglie tante
volte, nei centri di accoglienza, che le avrei ricordate nel sonno.
Portai tutta la roba all'albergo, avendo cura di conservare i buoni
d'acquisto nella tasca dei pantaloni, non si poteva mai sapere. Mi
era rimasto ancora qualche dollaro, cos scesi a comprare delle fave,
del prosciutto, uova e altro. Avevo ancora con me il sacco vuoto
che avevo lavato insieme all'altra roba nel Salt River, cos aprii i
pacchi, ficcai il contenuto nel sacco e buttai via gli imballaggi. Lo
scrollai per far vedere che era stato riempito in fretta e furia. Mi
avviai verso i binari della ferrovia. Da l, seguendo le istruzioni di
Hosey, raggiunsi la giungla dove, ci crediate o no, ad attizzare un
fuoco acceso tra due file di mattoni, trovai Buck. Be', Dio santo, ti
si direbbe Adolfo Menjou.
Buck, come stai?
Benissimo.
Dov' Hosey?
 andato in cerca di qualcosa da mangiare. Non tarder molto.
Ho portato io qualcosa da mangiare.
Be', racconta.
Un bel colpetto.
Vuoi dire...
Be', che avresti fatto nei miei panni? Camminavo, andando per
i fatti miei, quando in fondo alla strada entra in azione un camion
dei pompieri. Mi fermo a guardare come tutti gli altri. Allora da un
negozio esce un gruppo di persone e si mette a correre verso il luogo
dell'incendio per vedere meglio. O forse era la loro casa che stava
bruciando, non saprei. Be', che vuoi fare, era proprio quello il negozio
nel quale avevo intenzione di entrare a prendere qualche articolo
di cui avevo bisogno. Entro, pesto i piedi per terra, chiamo, fischio
tre volte di seguito e nessuno si vede. Cos ho riempito il sacco. Di
ogni cosa che mi  capitata sotto mano ho preso tre capi, e poi ho
tagliato la corda dalla porta di dietro. Ma, passando davanti alla
cucina, ho notato che c'era del cibo. Ho preso anche quello, considerando
che avevamo pi fame noi di loro. Poi me la sono data a
gambe.
A vederlo afferrare le calze, annusarle e stringersi sul petto le
scarpe, ti faceva volgere gli occhi altrove. Arriv Hosey, con un
sacco di patate marce, tozzi di pane e rifiuti, le solite cose che mangiavamo
quando lui usciva a mendicare. Si comport come Buck.
Quando finalmente il cibo fu cotto ed ebbero mangiato e si furono
rivestiti di tutto punto negli abiti nuovi, li sentii ridere, passandosi
la mano sulla bocca, per nascondere le smorfie o forse per cacciarle
via. Pensai a com'era buffo aver dovuto raccontare quella bugia, per
la paura di confidare loro la verit. Ma in quel momento fu Hosey a
concludere: Ragazzi, dobbiamo filare.
Perch?
Buck non era troppo d'accordo, rimpinzato e ben vestito com'era.
Non potremmo fermarci un po', una volta tanto?
La polizia ci star cercando.
E come vuoi che sappiano chi  stato?
Non abbiamo forse addosso il corpo del reato?
Avrei voluto dirgli di non fare lo stupido, ma sarebbe stata una
perdita di tempo e, ripensandoci, avrei dovuto dire loro la verit e
la cosa non mi andava. Non potevo fare altro che starlo a sentire
mentre ricapitolava l'intera faccenda, come avevamo fatto due
colpi nella regione e dovevamo tagliare la corda al pi presto dall'Arizona.
Fu cos che decidemmo di dirigerci al confine e passammo
in California.
...
.
...
FINE Parte 1.
